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Ad occhi aperti | 12 dicembre 2020, 07:35

Il "posto" dell'Arte - Boogie Nights

Un momento di crisi, di qualunque tipo, è normale che sia terra di cambiamento. Un salto nel vuoto. Ed è altrettanto normale che, in qualunque salto nel vuoto, la possibilità di schiantarsi a terra con violenza ci sia

Il "posto" dell'Arte - Boogie Nights

“Boogie Nights” (Boogie Nights – L’altra Hollywood) è un film del 1997 di produzione americana, scritto e diretto da Paul Thomas Anderson.

La pellicola, ambientata in California nel 1977, si muove e descrive il mondo dell’industria porno americana come un sistema professionale e ben gestito tanto quanto la ben più famosa e considerata Hollywood, in procinto però di scontrarsi con una profonda modernizzazione collegata all’avvento delle videocassette; protagonisti della vicenda sono il regista Jack Horner e il neo-attore di spicco Eddie Adams (conosciuto sui set con il nome di Dirk Diggler), che dovranno vivere sulla propria pelle il passaggio tecnico-produttivo dagli anni ‘70 agli ‘80.

Ormai lo sanno anche le pietre: tra i settori dell’intrattenimento che più hanno subito il contraccolpo causato dalle due fasi pandemiche che hanno investito il mondo nel corso del 2020, quello cinematografico è di sicuro tra quelli maggiormente in sofferenza. Dopo la chiusura della scorsa primavera e il blocco praticamente generale delle produzioni – anglofone soprattutto, che rappresentano la vera linfa del nostro settore a livello nazionale - , la successiva riapertura ha richiesto agli esercenti di dotarsi di strumenti e protocolli sanitari anche costosi e di ridurre la capienza delle sale… salvo poi portarli a una successiva e secondaria chiusura (ancora attiva in questo momento).

In tutto questo panorama gli esercenti non sono però gli unici coinvolti; le case di produzione, le cui perdite di fatturato sono state e sono evidenti, hanno deciso parrebbe in modo generalizzato di preferire (visto il contesto attuale) la soluzione dello streaming: è notizia di questi giorni che sia Warner Bros. che Disney abbiano – ufficialmente o meno – deciso di puntare i propri sforzi per il futuro per la maggior parte sulle proprie piattaforme “on demand”.

In soldoni: la maggior parte delle uscite più “di richiamo” di due delle maggiori case di produzione dell’intero pianeta hanno arbitrariamente deciso che la sala cinematografica tradizionale non è più il luogo più remunerativo al quale affidare i propri prodotti. Che finiranno, quasi tutti, in contemporanea sulle piattaforme e al cinema.

Giusto? Sbagliato? Non credo di avere la possibilità di schierarmi, in questo senso, in un modo che superi il gusto personale e quindi non lo farò. Quel che è certo è che in questo caso come in molti altri il periodo pandemico ha imposto alla società un’accelerata importante e improvvisa: lo spostamento del mercato (e dell’attenzione, quindi) sul mondo dello streaming e su soluzioni più “di comodo” era nell’aria già da un po’.

Un cambiamento profondo e, appunto, inatteso seppur ventilato, che ricorda in un certo senso l’avvento di tutte le tecnologie di fruizione che si sono avvicendate negli ultimi decenni per quanto riguarda il mondo della cultura e dell’intrattenimento popolare. Come le VHS, il cui impatto sull’industria cinematografica (che sia porno o meno ha ben poca importanza) è ben rappresentato da “Boogie Nights”.

Le dinamiche di mercato si scontrano, nella pellicola, con le velleità autoriali e artistiche del regista interpretato da Burt Reynolds (oltreché, ovviamente, con le tentazioni e le dinamiche di un mondo in cui il denaro scorre letteralmente a fiumi), e dalla voglia di fama e di successo del vero protagonista, interpretato da Mark Wahlberg. Ma il cambiamento, e l’evolversi della tecnologia e della Storia, non possono essere affrontati, bloccati o respinti: se non ci si piega, si soccombe.

Un momento di crisi, di qualunque tipo, è normale che sia terra di cambiamento. Un salto nel vuoto. Ed è altrettanto normale che, in qualunque salto nel vuoto, la possibilità di schiantarsi a terra con violenza ci sia: è intrinseca al salto stesso. Quel che non si può negare, però, è l’inevitabilità di questo salto.

Sono un appassionato, grande, di cinema (e penso che a forza di leggere questa rubrica l’abbiate capito), e se mi sarà data la possibilità di scegliere mi muoverò sempre verso la sala cinematografica, uno dei luoghi che in assoluto mi sono mancati di più nel corso dei due lockdown a cui siamo andati incontro (e in cui ancora ci troviamo). Ma l’arte cinematografica è qualcosa di immensamente più grande “del cinema” inteso come pellicola e come luogo fisico… e, mi spiace, anche più grande di tutte le persone che in questo universo ci vivono quotidianamente.

È arte, è un concetto. E i concetti non hanno una casa, se non quella in cui noi li costringiamo. Ed è stupenda e bellissima anche per questa sua crudeltà di fondo, anche se spesso ce lo dimentichiamo.

simone giraudi

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