Ad occhi aperti - 19 dicembre 2020, 07:45

Stelle che si allineano: Race

Abbiamo bisogno di storie come questa. Umane, non solo sportive. Di capire i personaggi a cui ci rivolgiamo, di scoprirne le luci e le ombre, di comprenderli il più possibile, almeno quanto abbiamo bisogno di continuare a raccontarci storie di mostri attorno al fuoco e fiabe. E per lo stesso motivo

Stelle che si allineano: Race

“Race” (“Race – Il colore della vittoria”) è un film del 2016 che ha visto coinvolti i paesi di Francia, Canada e Germania nella propria produzione, scritto da Joe Shrapnel e Anna Waterhouse e diretto da Stephen Hopkins. La pellicola descrive le vicende sportive e personali dell’atleta afroamericano Jesse Owens, con la strabiliante e storica vittoria alle Olimpiadi della Berlino nazista tenutesi nel 1936.

Questo 2020 verrà ricordato sicuramente per tante cose, di cui davvero poche positive. Tra le prime, le morti “illustri” - che certo non oscurano, anche purtroppo direi, le tantissime altre contenute nei tragici bollettini pandemici - : e nel nostro paese pesano quelle di Diego Armando Maradona e Paolo Rossi.

Due anime del calcio nostrano – ma anche, inevitabilmente, internazionale - , due eroi in senso e modo fortemente diverso, che hanno fatto la storia del gioco che più di tutti occupa spazio nel cuore degli italiani. 

Queste figure hanno a che spartire non solo tra di loro ma anche con Jesse Owens, l’eroe delle Olimpiadi di Berlino del ‘36, l’uomo che ha “sfidato” il regime nazista e Adolf Hitler in persona. E non perché siano tra di loro collegate in modo particolarmente profondo a livello personale, ma perché sono inestricabilmente collegate ai contesti sociali e agli istanti che li hanno resi formalmente immortali.

Il film “Race” - che gioca, ovviamente, sull’identità tra i termini inglesi di “razza” e “corsa” - non è certo una delle migliori pellicole sportive della storia del cinema. Ma è un bello spaccato biografico su una delle tante storie del ‘900.

Molte figure sportive leggendarie sono anche esseri umani controversi o, in alternativa, assolutamente “normali” (ovviamente tralasciando le proprie spesso irraggiungibili capacità atletiche). Sono l’una e l’altra cosa, sono una cosa perché sono allo stesso tempo anche l’altra… un’equazione in cui si aggiunge inevitabile la variabile contestuale: come i grandi personaggi mitologici, anche loro entrano nella Storia per una serie quasi irripetibile di circostanze storiche, sociali e cronologiche differenti.

Un atleta nero che trionfa superando il meglio che il regime nazista aveva da offrire a livello sportivo. Il quinto figlio di otto di una famiglia argentina che diventa letteralmente una personalità a metà tra il mistico e il politico e uno dei giocatori di calcio migliori di tutti i tempi. Un giovanotto che, alla fine degli anni ‘40, inizia a giocare in una squadretta di provincia che finisce sul podio dei migliori marcatori italiani dei mondiali di calcio.

Stelle che si allineano, insomma. E che incastonano piccole storie all’interno della Storia più grande.

Abbiamo bisogno di storie come questa. Umane, non solo sportive. Di capire i personaggi a cui ci rivolgiamo – almeno una volta a settimana, allo stadio quando si poteva o dal divano di casa nostra - , di scoprirne le luci e le ombre, di comprenderli il più possibile (mai a sufficienza ovviamente, come per tutti gli altri esseri umani)… almeno quanto abbiamo bisogno di continuare a raccontarci storie di mostri attorno al fuoco e fiabe. E per lo stesso motivo.

simone giraudi

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