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Politica | 22 dicembre 2020, 15:30

Governo in bilico: resta in campo, tra le altre, l’ipotesi di elezioni anticipate

Dopo il faccia a faccia Conte-Renzi (non risolutivo) pochi credono che l’attuale esecutivo possa proseguire senza scossoni. Sul tavolo tre ipotesi: “Conte ter”, nuovo esecutivo con un altro premier o ritorno al voto in tempi ravvicinati. In quest’eventualità, la rappresentanza cuneese in Parlamento è destinata ad assottigliarsi di molto

Giuseppe Conte e Matteo Renzi

Giuseppe Conte e Matteo Renzi

Fino a qualche settimana fa tutti (o quasi) scommettevano sul fatto che il governo Conte sarebbe arrivato indenne a fine legislatura (2023) o comunque avrebbe retto almeno fino all’elezione del Presidente della Repubblica.

Ora, se si interpellano gli allibratori della politica, nessuno ha più questa certezza.
A giudicare dall’aria che tira, tre sono le ipotesi oggi sul tappeto: un “Conte ter” con dentro i segretari di partito, un nuovo governo con un altro premier, oppure il ricorso ad elezioni anticipate.

Sul fatto che la situazione resti così com’è, sono rimasti in pochi a crederci.
Il faccia a faccia tra Giuseppe Conte e Matteo Renzi, conclusosi poco fa, non ha fatto piena chiarezza sui vari nodi, anche perché il confronto vero è stato rimandato al termine delle festività.

Tutti, a parole, sostengono che se cade il governo non c’è altra strada che il ritorno alle urne, ma le vie della politica sono infinite e toccherà ancora una volta al Capo dello Stato, Sergio Mattarella, dirimere la questione.

Certo è che se non vi fosse altra via che quella delle elezioni, i tempi sono stretti.
Ad agosto scatta il “semestre bianco”,  periodo che precede l’elezione del Presidente della Repubblica, nel quale – secondo i dettami della Costituzione - non è contemplato lo scioglimento delle Camere.
Ragion per cui, se voto anticipato sarà, dovrà avvenire entro pochi mesi.

Nel frattempo un governo tecnico “di scopo” provvederebbe all’ordinaria amministrazione (il termine pare poco appropriato di questi tempi, ma tant’è) e all’organizzazione delle elezioni politiche anticipate.

In quest’eventualità, difficile immaginare una revisione della legge elettorale.  
Dopo il definitivo via libera del Consiglio dei Ministri, sta per essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la mappa dei nuovi collegi elettorali, predisposta (con qualche modesta variazione apportata dalle Commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato) dalla Commissione Tecnica presieduta dal presidente dell’Istat Giancarlo Blangiardo.

I nuovi collegi si basano sulla legge elettorale attualmente in vigore, il Rosatellum Ter, che prevede il 36% dei seggi assegnato col sistema maggioritario (collegi uninominali in cui viene eletto solo il candidato più votato), e il 64% ripartito proporzionalmente tra i collegi plurinominali (i partiti presentano un listino bloccato e i seggi vengono assegnati in base ai voti ottenuti da ciascuna forza politica).
La riduzione dei parlamentari da 945 a 600 ha infatti richiesto la rimodulazione dei collegi elettorali sia per la Camera che per il Senato.

Per quanto riguarda Montecitorio i deputati eletti nei collegi plurinominali (cioè con il proporzionale) si riducono da 386 a 245, mentre quelli eletti con il maggioritario passano da 232 a 147.
Scendono da 12 a 8 i deputati eletti all’estero.

A Palazzo Madama si scende da 193 a 122 senatori nei collegi plurinominali e da 116 a 74 negli uninominali.
I senatori eletti all’estero calano da 6 a 4.

Va da sé – come abbiamo avuto modo di rilevare in precedenti articoli – che la rappresentanza parlamentare cuneese – alla luce della nuova geografia elettorale – è destinata ad assottigliarsi e di parecchio.
Attualmente sono 8 i parlamentari cuneesi eletti alle politiche del 2018: 5 deputati e 3 senatori.
Nei due collegi uninominali della Granda alla Camera: Flavio Gastaldi (Lega, Cuneo-Saluzzo-Savigliano) ed Enrico Costa (allora Ncd, Alba-Mondovì-Fossano).
In quello al Senato, che ricomprendeva i Comuni dell’intera provincia Granda, Marco Perosino (Forza Italia).
Nel collegio plurinominale del Piemonte 2 alla Camera: Fabiana Dadone (5 Stelle, attuale ministro della Pubblica Amministrazione), Chiara Gribaudo (Pd) e Monica Ciaburro (FdI, subentrata a Guido Crosetto).
Al Senato, sempre nel plurinominale, Giorgio Maria Bergesio (Lega) e Mino Taricco (Pd).
È pur vero che c’è una legge non scritta in base alla quale gli uscenti godono di una corsia preferenziale per la ricandidatura, tuttavia, quand’anche fosse così, è evidente che lo spazio per tutti non c’è più.
Rispetto a tre anni fa la coperta si è fatta stretta, molto più stretta.

Giampaolo Testa

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