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Choconews | 08 gennaio 2021, 10:59

Il cuneese tra storia e leggenda

Inconfondibile forma tondeggiante, con fondo piatto e sommità a calotta, profumo intenso e inebriante, guscio croccante di cioccolato fondente, morbido ripieno di crema pasticcera, cacao tra due cialde di meringa. E naturalmente ottimo rhum

Il cuneese tra storia e leggenda

Incomincia un nuovo anno, senza tanti clamori, un anno decisivo nel quale tutti riponiamo la speranza di venire a capo della pandemia. Sarà ancora lunga, dobbiamo continuare con le misure di protezione e con la prudenza nel nostro agire, prendendoci cura l’uno dell’altro con responsabile solidarietà.

Qualche coccola ci aiuta, sicuramente, ad andare avanti. E non c’è niente di meglio del cioccolato, un toccasana per l’umore, nostro alleato per vincere il freddo intenso e la malinconia di gennaio. La calza della befana ne trabocca sempre e certo non manca lui: il cuneese.

Inconfondibile forma tondeggiante, con fondo piatto e sommità a calotta, profumo intenso e inebriante, guscio croccante di cioccolato fondente, morbido ripieno di crema pasticcera, cacao tra due cialde di meringa. E naturalmente ottimo rhum.

La leggenda fa risalire la nascita dei cuneesi all’inizio del Novecento, nella città di Dronero, quando un pasticciere, Pietro Galletti, che aveva preparato troppa crema pasticciera insaporita al rhum, cercò di rimediare riempiendo di crema piccole meringhe e ricoprendole poi di cioccolato fondente.

Il cuneese tradizionale al rum che conosciamo venne creato e brevettato nel 1923 da Andrea Arione, primo proprietario dell'omonima pasticceria, affacciata su una delle più belle d'Italia, Piazza Galimberti. Oggi, tale cioccolatino viene imitato in tutta la provincia. Va ricordato che fu un altro cuneese, Pietro Cussino, a farlo conoscere agli italiani. E così il cioccolatino oltrepassò i confini del Piemonte girò per tutta la penisola con il suo sgargiante incarto rosso e le scritte dorate. Nel tempo la gamma si è arricchita di incarti di ogni colore e di tanti tipi di ripieni con liquore e senza: caffè, nocciola, gianduia, crema di marroni, cereali, Grand Marnier, limoncino, whisky, zabaione…

La vetrina di Arione a Cuneo ricorda che l'8 maggio 1954 Ernest Hemingway sostò a Cuneo almeno un'ora e si fermò nella pasticceria, su consiglio del suo amico editore Arnoldo Mondadori, per acquistare i Cuneesi al rum da portare alla moglie in vacanza a Nizza.

Cristiana Lo Nigro

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