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Al Direttore | 12 gennaio 2021, 16:28

Cuneo, "Di piazza in piazza" scrive a Cirio sul nuovo ospedale: "Perché investire su una cattedrale sanitaria e non sull'ospedale che già c'è?"

"Siamo fiduciosi che le risorse finanziarie che si renderanno disponibili verranno usate prioritariamente per realizzare un sistema sanitario integrato e adeguatamente fornito delle risorse umane e professionali necessarie, perché questo è quanto i cittadini si attendono"

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"Sono questi i tempi utili per parlare di sanità in termini di contenitori anziché di contenuti?": è questa una delle domande che l'associazione di residenti del capoluogo cuneese "Di piazza in piazza" ha deciso di porre al presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio in una lettera indirizzata a lui direttamente.

L'associazione entra in questo modo nel dibattito sul futuro della sanità locale e sulla scelta dell'ubicazione del nuovo ospedale unico del territorio di Cuneo, che in dicembre ha vissuto un importante momento con la conclusione dello studio di pre-fattibilità fatto realizzare dalla "Fondazione nuovo ospedale unico di Cuneo". Presentato al Santa Croce in un incontro riservato alle autorità sanitarie del territorio provinciale e regionale - tra cui proprio Cirio e l'assessore Luigi Icardi - , lo studio sembrerebbe far propendere per "l'opzione Carle".

"Abbiamo letto sui giornali che pochi giorni fa è stato invitato a Cuneo con persone autorevoli e competenti per partecipare alla presentazione del progetto di fattibilità dell’ eventuale futuro ospedale - si legge nella lettera - . Anche noi vorremmo invitarla per poter parlare con lei, ma non disponiamo di un luogo esclusivo, adeguato ai tempi ed all’importanza dell’argomento".

"Le nostre argomentazioni potranno forse essere considerate parziali e spicciole, ma non per questo crediamo che siano meno meritevoli di ascolto e prive di un contenuto di verità. Siamo sicuri che chi come lei si é trovato ad affrontare la pandemia in posizione di responsabilità politico-amministrativa sa, per esperienza diretta, come le carenze sanitarie e organizzative pregresse siano drammaticamente venute alla luce, incapaci di impedire contagi incontrollati, con le conseguenze di morti solitarie, fatiche titaniche dei sanitari, confinamenti, allontanamenti affettivi e in un drammatico aumento della povertà delle persone più fragili. Allora le chiediamo di lavorare affinché questo non si ripeta mai più, affinché gli ospedali siano luogo di cura per i problemi più gravi, luoghi di ricerca e di alta specializzazione, aperti e collegati a una medicina territoriale attenta alla prevenzione delle malattie, efficace nel trattamento delle cronicità, realmente vicina alle persone. Vorremmo non essere più costretti ad usare i pronto soccorso per ricevere cure immediate per piccoli problemi, vorremmo andare in ospedale il meno possibile e per il più breve tempo possibile, vorremmo che piccole strutture, vicino a luoghi domestici e ai nostri familiari si occupassero di accompagnarci alla guarigione".

"Non ci pare prioritario avere una grande cattedrale sanitaria che assorbe grandi risorse finanziarie per lunghi anni e che finisce per impoverire l’ospedale che già esiste e che necessita, oggi, di una dotazione numerica e professionale di personale finalmente adeguata a fornire prestazioni di eccellenza non in regime di costante emergenza e di sovraccarico di lavoro per chi vi opera" dice l'associazione.

"Il suo prudente commento alla presentazione del progetto di fattibilità in questione ci dà modo di sperare che le necessità sopra esposte siano nella sua considerazione - conclude "Di piazza in piazza" - . Siamo fiduciosi che le risorse finanziarie che si renderanno disponibili verranno usate prioritariamente per realizzare un sistema sanitario integrato e adeguatamente fornito delle risorse umane e professionali necessarie, perché questo è quanto i cittadini si attendono. Anche a Cuneo".

Spazio, nella lettera, anche alla situazione delle RSA. "Ci auguriamo una profonda riflessione su come potremo fare in modo di non passare più attraverso questo strazio - si legge - . Non siamo stati capaci di corrispondere al senso di rispetto e di protezione verso gli anziani radicato in ogni cultura ed è, ora, il momento per ripensare tutto quello che fin qui abbiamo fatto per loro impiegando energie progettuali e finanziarie per restituire qualcosa a chi ci ha dato tutto quello che ha potuto".

redazione

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