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Saluzzese | 19 gennaio 2021, 09:38

Crissolo è fuori dall’Unione del Monviso: anche l’opposizione a favore del recesso

In Consiglio comunale il punto passa all’insegna del “politically correct”. Le motivazioni? Ricondotte pressoché agli usi civici. Il sindaco: “Oggi usciamo, domani ci rientriamo”. Massimo Ombrello: “Scelta nell’interesse della collettività”. Aldo Perotti: “Inefficienza dello Stato centrale scaricata sui Comuni”

Il Consiglio comunale di Crissolo di ieri sera

Il Consiglio comunale di Crissolo di ieri sera

Crissolo è ufficialmente fuori dall’Unione montana del Monviso.

Il Consiglio comunale di ieri sera (18 gennaio) ha approvato all’unanimità, con l’appoggio quindi anche dell’opposizione, il recesso dall’Ente montano.

Un capitolo lungo” lo ha definito il sindaco del paese, Fabrizio Re. Un capitolo che, però, in Consiglio, è stato di gran lunga limitato alla questione degli usi civici. In una seduta di gran lunga all’insegna del “politically correct”.

“Forse è vero, ci sono problemi in Unione, ma il Comune esce solo per gli usi civici”

Non mi dilungo – le parole del primo cittadino – in quanto ne abbiamo discusso per anni. Anni fa, la Regione ha comunicato a Crissolo che, su una superficie di 5100 ettari, 4393 sono gravati da uso civico. Qualsiasi cosa ci circondi sorge dunque su aree gravate da uso civico: impianti di risalita, rifugi, abbeveratoi, pascoli.

Abbiamo dunque intrapreso tentativi di conciliazione con diversi soggetti, ma ci siamo incagliati su un fattore della legge regionale del 2009, che stabilisce come la competenza spetti alle Unioni, per quei comuni che ne fanno parte. Legalmente andremmo dunque ad imbattere in grosse difficoltà: gli uffici dell’Unione impiegherebbero qualche anno per cercare di adempiere alle questioni sull’uso civico”.

A supportare la tesi del Comune, l’avvocato Raffaele Volante, “un luminare in materia di usi civici” come dirà il sindaco, che ha rilasciato un parere ad hoc sul recesso del Comune dall’Unione.

Volante ripercorre tutta la questione. Sostenendo che, è vero che la legge 29 del 2009 trasferisce la competenza all’Unione, ma ciò non può essere interpretato “contro le due leggi statali”.

Tradotto: “L’Unione può essere un centro per realizzare maggiori economie, in taluni aspetti dell’Amministrazione dei beni civici, ma non può per definizione deliberare su questioni che attengono ai singoli Comuni”.

“La reintegra di un terreno – aggiunge Volante – non può essere soggetta al volere degli altri Comuni che compongono l’Unione”.

Un’interpretazione che però “non è fatta propria dal TAR Piemonte, il quale ritiene che qualsiasi atto vada adottato dall’Unione. Ogni decisione di un Comune sui propri beni civici dovrebbe essere presa dalla maggioranza degli altri Comuni dell’Unione, il che è un controsenso”.

“L’unica possibilità giuridica per evitare questa situazione è l’uscita dal Comune dall’Unione”.

La via che il Consiglio comunale ha intrapreso.

Questo è il succo della situazione. – ha aggiunto Re – Ne ho parlato con i sindaci della valle, con il presidente. I più polemici vorrebbero sentir dire che l’Unione non funziona, che un sacco di problemi. Forse è vero, come molti altri Enti: tutti gli Enti locali sono migliorabili”.

Ma su questi paventati problemi circa l’organizzazione dell’Ente montano, che a tratti sembrano a molti ben nitidi, in Consiglio, nessuno si sbilancerà.  

In sala, tra il pubblico, Alfredo Fantone, sindaco di Oncino (Comune uscito dall’Unione ad agosto 2020), Dora Perotto, sindaco di Brondello e assessore dell’Unione, Marco Margaria, vicesindaco di Paesana e presidente del BIM del Po, Mario Anselmo, ex sindaco di Paesana e primo presidente dell’Unione del Monviso.

Il Comune ha dialogato per anni con l’Unione – l’excursus del sindaco – e continuerà anche dopo. Purtroppo ci sono state delle problematiche: a fronte di ciò, il Consiglio si è riunito ed ha affrontato i problemi sia di natura tecnica, in un incontro con i dipendenti, che di natura politica. Abbiamo diviso i problemi, e siamo ahimè addivenuti ad una soluzione alla quale non avevamo alternativa”.

Sull’organizzazione interna dell’Ente, soltanto un brevissimo passaggio: “Probabilmente la carenza di personale mette in difficoltà l’Unione: non diamo la colpa a nessun funzionario o politico che fa parte dell’Unione”.

Ma, stando a quanto detto in Consiglio, “non ci sono altre motivazioni sull’uscita di Crissolo, che è di natura tecnica. Grazie a tutti gli Amministratori ed i funzionari dell’Unione: non si tratta di un problema di chi ci opera o di chi governa. Il problema è come è stata creata e gestita l’Unione”.

“Il nostro faro guida l’agire nell’interesse della collettività”

Pieno appoggio alle parole del sindaco anche da Massimo Ombrello, capogruppo d’opposizione: “Ci apprestiamo a votare un provvedimento molto importante per il futuro del Comune di Crissolo.

Abbiamo avuto la possibilità di avere tutti gli elementi per prendere una decisione che riteniamo sia la migliore al momento per il Comune. In questi anni il faro guida della minoranza è stato l’agire nell’interesse della collettività, e sottolineo collettività. Anche questa volta ci siamo comportati in questo modo”.

“L’inefficienza dello Stato centrale scaricata sui Comuni”

L’intervento del vicesindaco del paese, Aldo Perotti, ha invece spaziato a 360 gradi.

Dopo la dichiarazione di voto favorevole alla mozione presentata dal sindaco, Perotti ha detto come “mai si sarebbe aspettato nella vita di assumere una decisione del genere”.

 “Per tanto tempo sono stato al vertice della Comunità montana, amo profondamente il mio paese, ma amo altrettanto tutta la vallata. Anche se in un periodo di globalizzazione, è del tutto evidente che siamo individui che vivono sulla Terra e che tengono a tradizioni, culture e modi di vivere.

È importante essere e rimanere uniti, avere la capacità di vedere le cose non solo dal punto di vista stringente, ma guardando in grande. Certo, ci sono delle difficoltà.

La mia ultima legislatura in Comunità montana l’ho trascorsa in larga parte a mettere insieme la Valle Varaita e la Valle Po. Poi, le parti si sono invertite e il mio successore, Mario Anselmo, ha dovuto lavorare per sciogliere quanto da me fatto.

Chi vede questo da fuori ci potrebbe dare dei matti. Ma è lo Stato che ci ha messo di fronte a passaggi epocali: la modifica del Testo unico degli Enti locali, la riforma del Titolo quinto della Costituzione, che ha stravolto l’architettura istituzionale del nostro Paese, e poi le leggi in queste direzioni.

Nessuno si è reso conto che noi Amministratori abbiamo solo ottemperato a quanto disposto dalle leggi: ci troviamo in una situazione che fonda le sue premesse in questi aspetti.

Se non ti rendi conto di cosa metti in piedi, è poi mica colpa degli Amministratori: lo dico maturata la mia esperienza, dopo aver affrontato certi problemi.

Questa è una decisione certo sofferta, ma dobbiamo fare questo passaggio. L’inefficienza dello Stato centrale ha scaricato sui Comuni la responsabilità di fare cose che non siamo in grado di fare, non perché siamo imbecilli, ma perché non abbiamo personale sufficiente.

Facendo di necessità virtù andremo lontano. La presenza di sindaci, ex sindaci e Amministratori qui, stasera, è segno di attenzione da parte del territorio”.

Il quadro che si prospetta: "Oggi usciamo, domani rientriamo"

Cosa succederà ora?

Crissolo oggi esce dall’Unione – la chiosa del sindaco – ma domattina ci rientra. La prima cosa che potremo fare sarà sederci a un tavolo e affrontare il convenzionamento di tutte le funzioni che riterremo. Ricordandoci che le Unioni non sono obbligatore, ma volontarie.

Non è un addio, ma un arrivederci. Sotto un’altra forma, lavoreremo tutti  per lo stesso obiettivo di valle”.

Nicolò Bertola

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