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Saluzzese | 21 gennaio 2021, 17:15

Più sicurezza sulla SP26, tra Sanfront e Robella: petizione tra i residenti

55 le firme raccolte e inviate alle Istituzioni per chiedere una soluzione ad una “situazione non più tollerabile”. Le criticità? “Velocità dei veicoli, pessime condizioni del manto stradale e segnaletica non adeguata”. Il sindaco: “Condivido le preoccupazioni. Esiste un limite, fosse rispettato…”

L'incidente di settembre 2020 sulla SP26, via Valle Po, a Sanfront

L'incidente di settembre 2020 sulla SP26, via Valle Po, a Sanfront

La sicurezza sul tratto di strada provinciale che collega Paesana a Sanfront, in Valle Po, torna al centro di una petizione popolare presentata in questi giorni a Enti e Istituzioni del territorio.

55 residenti hanno sottoscritto un documento nel quale intendono portare l’attenzione sulla pericolosità del tratto – nel territorio del Comune di Sanfront – che va da località Robella sino al centro abitato del paese. Si tratta di una porzione di via Valle Po.

La strada provinciale 26 – da anni – è al centro delle tristi cronache locali per la sua elevatissima pericolosità, specialmente nel tratto subito a monte dell’incrocio con la strada che conduce alla Rocchetta di Sanfront, teatro di decine di incidenti, molti di questi purtroppo mortali.

La petizione, ora, amplia il raggio, spostandosi più a valle, vale a dire lungo il secondo rettilineo, in fase di discesa, dirigendosi quindi verso Sanfront. Da Robella, dunque, sino al centro paese.

Un chilometro di strada, ad alto scorrimento, sulla quale si affacciano sette traverse laterali (strade comunali) ed una ventina di passi carrai di altrettante abitazioni private.

Al momento sono 55 i firmatari, tutti residenti della zona, che ogni giorno si affacciano, in auto, moto, bici, o anche solo a piedi sulla strada provinciale. La petizione è stata inoltrata alla Prefettura di Cuneo, alla Provincia di Cuneo, e al dirigente del settore viabilità Riccardo Enrici, all’Amministrazione comunale di Sanfront, al presidente dell’Unione montana del Monviso (e sindaco di Sanfront) Emidio Meirone e al comandante della Polizia locale dell’Unione del Monviso, il vicecommissarrio Davide Domenico Barra.

La richiesta? “Ottenere la messa in sicurezza del tratto di strada”. Le criticità maggiori? “Velocità dei veicoli, pessime condizioni del manto stradale e segnaletica non adeguata” per una strada con un così alto flusso di traffico, negli ultimi anni in costante aumento anche per via dei mezzi pesanti diretti allo stabilimento della Fonti alta Valle Po di Paesana.

A ciò vanno ad aggiungersi i numerosi passi carrabili che si affacciano su via Valle Po. E alcuni incidenti gravi, già verificatisi proprio lungo via Valle Po. Uno di questi, a settembre 2020, ha interessato proprio l’auto di un residente, durante la svolta per entrare nel cortile di casa, urtata da una moto, in fase di sorpasso.

Una situazione che i residenti definiscono “non più tollerabile”, chiedendo al Settore viabilità della Provincia di Cuneo di “voler adottare tutte le misure che si ritengono necessarie per risolvere la problematica”.

Il primo suggerimento riportato nella petizione è la reintroduzione della striscia di mezzeria continua (come era presente un tempo sullo stesso tratto di strada), che secondo il Codice della strada è “invalicabile”, al fine di ridurre drasticamente i sorpassi. Sempre in tal senso, aggiungiamo noi, si potrebbe addirittura pensare ad una doppia striscia continua, come in altre parti della provincia e un divieto di sorpasso.

Sulla tratta in questione, inoltre, vige il limite dei 70 chilometri orari. E – a tal proposito – i residenti chiedono “di spostare il velobox attualmente installato all'ingresso del centro abitato a metà strada, tra Sanfront e Robella”.

Alcune proposte sono state messe sul piatto, ma i firmatari della petizione, nell’ottica della massima collaborazione possibile, “lasciano a chi di competenza l'onere di definire una soluzione che possa essere ritenuta adeguata al fine di risolvere o perlomeno ‘contenere’ la problematica emersa”.

L’elevata velocità dei veicoli in transito configura un ulteriore pericolo anche per quanti, specialmente i giovani studenti della zona, la mattina si trovano costretti a camminare lungo la carreggiata per raggiungere le fermate degli autobus. Mancano marciapiedi e, in corrispondenza della fermata dei mezzi di trasporto pubblico in salita, manca un’area dedicata alla “sosta” dei passeggeri dei bus. Per raggiungere le fermate, inoltre, non ci sono attraversamenti pedonali.

“Si potrebbe pensare – ci dicono i residenti – ad istituire le strisce pedonali, magari con cartelli luminosi, oppure a rallentatori ottici. Potrebbero essere deterrenti”.

Sia il Comune che l’Unione montana – spiega Meirone – sono un tramite con la Provincia, Ente competente sul tratto di strada. La pericolosità della SP26 purtroppo non si esaurisce qui, ma continua in direzione Paesana. Su questo tratto abbiamo posizionato tre velobox, senza contare l’iter per l’installazione dell’autovelox fisso, che come Unione abbiamo completato e per il quale abbiamo presentato sollecito in questi giorni alla Prefettura.

Giustamente, condivido la posizione dei residenti che hanno sottoscritto la petizione, e penso che il loro sforzo debba essere rivolto alla Provincia. Però sono anche dell’idea che esista un limite di velocità, e se fosse rispettato non saremmo qui a fare petizioni.

Più che installare deterrenti non possiamo fare, sempre con il benestare della Provincia, Ente proprietario della strada”.

Di pari passo, la Polizia locale dell’Unione dei Comuni del Monviso punta ad incrementare i controlli anche sul tratto di strada segnalato. “Non penso tuttavia – aggiunge Meirone – che la questione si risolva con qualche posto di blocco, per altro su una strada dove è difficile fermare le auto.

Mi fa comunque piacere che i cittadini si rivolgano a noi: abbiamo scritto e inviato il tutto alla Provincia”.

Nicolò Bertola

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