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Cronaca | 22 gennaio 2021, 08:10

Con la sua economia fiorente la Granda fa gola ai boss, ma “è troppo controllata dalle forze dell’ordine”

A dirlo sono gli arrestati intercettati durante un’indagine contro la ‘ndrangheta in Calabria. Bra considerata un ottimo “esempio di Locale”

Foto di repertorio

Foto di repertorio

Se il “savoir-faire” degli affiliati alla Locale della ‘ndrangheta di Bra - smantellata questa estate da una operazione della Dda piemontese - è fonte di discussione e anche di invidia da parte dei “cugini” calabresi, c’è anche un’altra particolarità che emerge attraverso le indagini dei carabinieri di Reggio Calabria, nell’operazione battezzata Faust, che ha travolto la piana di Gioia Tauro con 49 arresti.       

La questione è semplice: se al Nord e anche nella città della Zizzola - alla quale gli inquirenti dedicano un capitolo dei loro atti di indagine - gli affiliati ci sanno fare e sono stati in grado di infiltrarsi nel tessuto sociale ed economico del territorio, come mai non riesce ad espandersi come in altre zone del Centro-Sud e magari avere più contatti tra una Locale e l’altra?

A spiegarselo - sempre secondo gli atti della procura -  è uno degli arrestati: “Perché Cuneo è stato sempre un paese un po' più calmo, più tranquillo... è anche vero, che se non si sa mai succede na piccola cosa... vengono e prendono tutti i calabresi residenti”.

Le forze dell’ordine, quindi, e la particolare attenzione verso il territorio, ma anche il tessuto sano della società, fanno la differenza. 

NaMur

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