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Attualità | 23 gennaio 2021, 17:03

Un anno fa il primo lockdown a Wuhan: in Granda si guardava al contagio con cautela per evitare allarmismi

Le ASL della provincia di Cuneo rassicuravano sulla bassa pericolosità del virus; nessuno poteva immaginare che non più tardi di un mese dopo, il 23 febbraio, le scuole sarebbero state chiuse per la prima volta

Foto generica

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88.911 e 4.653: sono questi i dati - rispettivamente dei contagiati e dei deceduti - che l'epidemia da Coronavirus ha raggiunto nel territorio del governo cinese sino a oggi, anniversario esatto della promulgazione del lockdown nella città di Wuhan.

Un anno fa insomma - a soli due giorni dall'inizio del capodanno cinese - , si apriva la (lunga) parentesi di chiusure e restrizioni alla mobilità personale per la città da 11 milioni di abitanti diventata tristemente nota alle cronache del mondo intero.

In Italia - e in Piemonte e in provincia di Cuneo - allora si guardava alla malattia in modo distaccato e cauto. Le ASL della provincia di Cuneo - com'è giusto per evitare il caos - rassicuravano la popolazione sulla bassa pericolosità del virus e invitavano a non prestare il fianco ad allarmismi (allora) ancora ingiustificati. Nessuno in provincia poteva immaginare che non più tardi di un mese dopo, il 23 febbraio, le scuole sarebbero state chiuse per la prima volta.

Il primo paziente sospetto in Piemonte è stato riscontrato ad Alessandria, proprio a fine gennaio, e il primo in senso ufficiale è stato accertato a Torino il 22 febbraio successivo; per avere i primi dati della Granda bisogna aspettare il 7 marzo, quando veniva segnalato un ricovero proveniente dal torinese all'ospedale Carle di Cuneo e un isolamento domiciliare fiduciario nell'albese. In quella data, il Piemonte contava 175 positivi (stando all'ultimo aggiornamento della Regione, dall'inizio dell'epidemia ora se ne contano 220.155).

L'OMS e l'ECDC consideravano, un anno fa, la possibilità che il Covid-19 si presentasse in Europa come "moderata" e i governi europei e mondiali monitoravano la situazione; a Fiumicino - unico aeroporto italiano direttamente collegato con Wuhan - erano già scattati i controlli sui passeggeri previsti dal Regolamento Sanitario Internazionale e in generale si sconsigliava fortemente di recarsi nella zona di più stretto contagio.

Poi, il 30 gennaio scorso, i primi casi a livello nazionale che hanno portato il nostro paese - con i dati del 18 gennaio 2021 - a figurare come l'ottavo al mondo e il quarto a livello europeo per contagi e il sesto al mondo e secondo in Europa per numero di decessi.

A Wuhan il lockdown è durato in tutto 76 giorni, dopo essere stato esteso alla maggior parte del territorio cinese. Da noi è stato deliberato il 9 marzo 2020 per la prima volta, con le iniziali misure di restrizione della mobilità personale, poi ulteriormente sottolineate con il DPCM dell'11 marzo. Ad oggi, infine, la Cina segnala giornalmente circa 200 nuovi positivi e a Wuhan la vita sembra tornata quasi alla normalità: uffici, scuole, bar e varie attività sono aperte, permane l'uso della mascherina e delle app di tracciamento del contagio.

redazione

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