“Ad oltre un anno e mezzo dalla scadenza del precedente Consiglio” e “dopo oltre un mese dalla nomina da parte di Regione Piemonte del nuovo presidente” il sindaco di Saluzzo, Mauro Calderoni, scrive al presidente del Parco del Monviso, Dario Miretti, e al consigliere anziano della Comunità delle aree protette, Egidio Vanzetti.
Oggetto? Un sollecito in merito alla nomina del Consiglio dell’Ente e della presidenza della Comunità Aree protette, di fatto la consulta dei sindaci dei Comuni che fanno parte del Parco.
“L’ente Parco – esordisce Calderoni – si trova ancora privo di Consiglio d’Amministrazione e presidente della Comunità”. Per il sindaco, l’esecutivo che andrà ad affiancare Dario Miretti è un “organo essenziale per sostenere e supportare il presidente nell’azione quotidiana di gestione dell’Ente e garantire quel minimo di rappresentatività territoriale e sociale che assicuri efficacia ed aderenza alle esigenze ed alle prospettive dell’area di competenza”.
Calderoni, fino a maggio 2019, ha ricoperto la carica di presidente della Comunità delle Aree protette (poi passata nelle mani del consigliere anziano Vanzetti, sindaco di Casalgrasso). E, secondo lui, la Comunità, “da parte sua, coordina l’organo politico e di rappresentanza che ha compiti di indirizzo e controllo su un Ente che ha avuto, suo malgrado, una capacità di azione limitata per troppo tempo ed ancora oggi agisce sotto forma commissariale”.
La “capacità di azione limitata” del Parco alla quale fa riferimento il sindaco di Saluzzo è quella intercorsa a partire da dicembre del 2019. All’epoca, una delle tante sedute dell’assemblea della Comunità aree protette, non trovando accordo sul nome del presidente del Parco, erano stati rinviati tutti i punti all’ordine del giorno, tra i quali il parere obbligatorio sul bilancio 2020-2022 dell’Ente.
Senza il parere sul bilancio, il Parco del Monviso era finito in esercizio provvisorio.
“È essenziale – conclude Calderoni – che gli organi dell’Ente siano costituiti a tutti gli effetti ed operativi nella loro attività.
Quando sarà possibile sanare questo vero e proprio vulnus che, a coronamento di una vicenda quanto mai triste, non fa che mortificare gli Enti locali e le legittime aspirazioni dei rappresentati delle comunità territoriali democraticamente eletti, di fatto esclusi da troppo tempo dalla vita di un ente strategico per lo sviluppo e la tutela delle nostre terre?”.