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Attualità | 28 gennaio 2021, 18:40

Ceresole d’Alba, ambientalisti dicono "no" all’inceneritore Inproma

L'azienda ha richiesto alla Provincia di Cuneo di realizzare un impianto dimensionato per trattare 36.000 tonnellate all’anno di farine animali. Undici associazioni contrarie: "Attesi preoccupanti incrementi degli ossidi di azoto e monossido di carbonio, insieme al possibile sviluppo di diossine"

Gli impianti Inproma, nelle campagne di Ceresole d'Alba (Google)

Gli impianti Inproma, nelle campagne di Ceresole d'Alba (Google)

Coinvolge undici associazioni ambientaliste la protesta levatasi contro il progetto che la società Inproma Srl di Ceresole d’Alba ha recentemente presentato alla Provincia di Cuneo, cui ha richiesto l’autorizzazione a realizzare un inceneritore alimentato a farine animali e l’incremento dei quantitativi di carcasse animali trattati nell’impianto di strada Cantarelli, nelle campagne al confine con la provincia di Torino.

L’azienda, rilevano i sodalizi, è "il maggiore operatore attualmente attivo nelle regioni del nord-ovest per la raccolta e lo smaltimento delle carcasse animali ad alto rischio sanitario, provenienti da allevamenti e macelli, che il regolamento CE 1069/2009 indica come materiali pericolosi per la salute umana, pertanto da distruggere".

Il progetto (in pubblica consultazione qui), oltre a prevedere la realizzazione di un inceneritore dimensionato per il trattamento di 36.000 tonnellate all’anno di farine animali, prevede anche un incremento di un terzo dei quantitativi trattati, che dalle attuali 60.000 tonnellate/anno autorizzate arriverebbe quindi a 80.000 tonnellate anno.
 
Le associazioni ambientaliste (Asfodelo, Canale Ecologia, Comuneroero, Forum Salviamo Il Paesaggio-Coordinamento Piemontese, Italia Nostra Piemonte, Italia Nostra Bra, Legambiente Braidese, Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, Legambiente Il Platano Carmagnola, Osservatorio per la Tutela del Paesaggio di Langhe e Roero e Pro Natura Piemonte), oltre ad aver richiesto di partecipare in qualità di uditori alla Conferenza dei Servizi del prossimo 4 marzo, dopo "un’attenta analisi della documentazione" hanno depositato presso la Provincia di Cuneo numerose osservazioni tecniche.
 
In una nota congiunta "esprimono grande preoccupazione riguardo alla gestione dello stabilimento, a carico del quale nel passato (anche recente) sono stati rilevati dagli enti preposti numerosi e seri problemi di tipo ambientale, non sempre pienamente superati. Alla luce di tali e tante criticità, pare del tutto inopportuno variare l’assetto impiantistico, aggiungendovi addirittura un inceneritore che, oltre a non essere necessario, andrà anche a impattare negativamente sulla già precaria qualità dell’aria a livello locale".

Gli undici sodalizi spiegano poi come "nella nostra regione il fabbisogno di smaltimento di questi materiali è già pienamente soddisfatto e ci risulta che le tendenze del mercato non siano in aumento. Ne è prova che, negli ultimi anni, Inproma ha raccolto e trattato in media circa 36mila tonnellate all’anno di carcasse animali, ben al di sotto delle 60mila autorizzate. Che senso ha quindi – si chiedono - richiedere di poterne lavorare 80mila se ad oggi il maggiore operatore piemontese ne tratta meno della metà?".

Ma non solo: "Dalle carcasse animali raccolte, l’azienda attualmente produce meno di 10mila tonnellate all’anno di farine animali, smaltite nei cementifici e altri impianti, dove vengono utilizzate come combustibile secondario. Con la considerevole variazione impiantistica proposta, oltre alle carcasse animali 'aggiuntive’, che porterebbero la produzione di farine animali a circa 20mila tonnellate, si vorrebbero reperire da aziende esterne ulteriori 16mila tonnellate di farine animali all’anno, al solo scopo di alimentare un inceneritore dalla dubbia utilità e dal dimensionamento evidentemente eccessivo".

Entrando nel merito tecnico del progetto, si osserva poi che "col nuovo assetto si avrebbe il preoccupante aumento del 63% degli ossidi di azoto (NOx), che sono sempre 'attenzionati' dagli organi di vigilanza e sanità pubblica perché pericolosi per la salute umana, e del 200% del monossido di carbonio (CO). Considerata inoltre la composizione delle farine animali che saranno incenerite e il loro possibile contenuto di cloro, riteniamo debba essere rigorosamente valutata anche la possibilità di emissione di diossine, sia a regime che nelle fasi di avvio e spegnimento dell’impianto. Non da ultimo, si ritiene importante ricordare che l’area protetta 'IT 1160012: Zona naturale di salvaguardia dei boschi e delle rocche del Roero' circonda l’impianto su tre lati e verosimilmente, potrebbe essere danneggiata dall’incremento delle emissioni di ossidi di azoto, così come la vicina area protetta IT1110051 'Peschiere e laghi di Pralormo'. Considerato il pregio naturalistico, riteniamo sia quindi doveroso evitare ogni incremento degli inquinanti, rispetto a quelli attualmente autorizzati".
 
"Le associazioni ambientaliste –
concludono –, oltre alle numerose problematiche sollevate, richiedono dunque agli enti competenti di pronunciarsi negativamente sulla compatibilità ambientale del progetto di Inproma".

Redazione

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