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Sanità | 28 gennaio 2021, 11:27

Savigliano, il primario di Oncologia e Cure palliative Pietro La Ciura va in pensione dopo 42 anni di servizio (FOTO)

“Lascio un’oncologia che deve ancora crescere. Il 2020? Anno difficile, ma non abbiamo mai ridotto il servizio e abbiamo avuto zero contagi tra i pazienti e gli operatori”

Savigliano, il primario di Oncologia e Cure palliative Pietro La Ciura va in pensione dopo 42 anni di servizio (FOTO)

Dopo Luigi Besenzon, se na va in pensione un altro pilastro dell’ospedale SS Annunziata di Savigliano: il primario di Oncologia e Cure Palliative, Pietro La Ciura. 

Dopo 42 anni di attività, lascia una professione che ha visto evolvere nel tempo. Laureato in medicina a Catania, si è specializzato alle Molinette di Torino. Dopo una borsa di studio a Parigi l’attività svolta in Germania, è tornato in Italia, prima a Torino e quindi dal 2001 a Cuneo. 

Il suo primo incarico è stato alle cure palliative dell’Asl Cn1, dopodiché dal 2016 è stato primario anche di Oncologia. 

Tanti i cambiamenti di cui è stato testimone, non solo all’interno della struttura ospedaliera, ma in campo medico e di assistenza al paziente malato di cancro.

“Da quando nel 1997 è stato attivato il sistema di erogazione servizio rapido, CAS e GIC, presente a Saluzzo, Mondovì e Savigliano, al paziente sono immediatamente prenotati gli esami, viene valutato il suo caso da un equipe di oncologi e dopodiché viene affidato al medico specializzato. Tutto questo senza che il paziente si accorga di nulla e facendo perdere meno tempo possibile. L’obiettivo è davvero "prenderlo per mano" e accompagnarlo lungo tutto il percorso di cura”.

Negli anni, La Ciura ha assistito a incredibili passi in avanti nel campo della ricerca e della cura dei tumori. “Parlando di indice di guaribilità siamo passati da un 20% complessivo degli anni Ottanta a un 52% di oggi. Parlando nello specifico ad esempio del tumore alla mammella siamo arrivati a una guaribilità dell’80%. Anche la curabilità è cambiata, con un allungamento delle aspettative di vita di una decina di anni. Per fare un esempio chi ha un melanoma è passato da uno/due anni, a una decina di anni, con una qualità di vita buona”. 

Anche le cure palliative, sui pazienti cosiddetti “terminali”, sono migliorate a partire dall’Hospice di Busca: “Da dieci anni, dimettiamo e ci prendiamo poi cura a casa del 32% dei pazienti. L’ultima parte di vita è importante, secondo me la più importante, se te la faccio vivere bene, ho fatto qualcosa di buono”. 

“Lungimirante lo spostamento dei pazienti da Saluzzo a Savigliano”

Il primario appende il camice al chiodo dopo un anno reso più difficile dall’arrivo della pandemia: “La direzione ha avuto la lungimiranza di spostare per tempo l’oncologia da Saluzzo, diventato ospedale Covid, qui a Savigliano: prima nell’ala nuova al primo piano, e da quattro mesi qui nell’ala vecchia, più ampia e dove abbiamo attivato 9 posti letto, senza mai ridurre l’attività. Abbiamo cercato di compartimentare il tutto creando una bolla e come conseguenza non abbiamo avuto un solo contagiato tra gli operatori e tra i pazienti seguiti all’intento della struttura”. 

Questo è stato possibile grazie a controlli strettissimi fatti quotidianamente all’ingresso. “Ci ha permesso di mantenere la negatività del reparto”. Ottimale anche l’avere in loco le camere bianche, ovvero i laboratori in cui vengono prodotti i farmaci citostatici, processo che a Saluzzo richiedeva invece più tempo proprio per il trasporto degli antitumorali da una struttura all’altra.  

Nel nosocomio saluzzese, da poco è stato gradualmente riattivato l’ambulatorio, già presente anche a Savigliano, un giorno alla settimana. “L’ambulatorio è la parte più importante, è dove viene deciso il “destino” di un paziente”. 

Nel 2020, 700 nuovi pazienti in carico 

Ad oggi, l’oncologia dell’Asl Cn1 funziona sui tre ospedali di Saluzzo, Savigliano, Mondovì e sull’Hospice di Busca, per un totale di 700 nuovi pazienti in carico nel solo 2020, a cui si aggiungono i pazienti con cronicità seguiti a domicilio sul territorio. “In tutto abbiamo in carico quindi circa 2 mila pazienti. L’attività non è diminuita con il covid, ma tra spostamenti di attrezzatura e nuove disposizioni è aumentato il carico, per cui voglio davvero ringraziare tutto il personale per l’eccellente lavoro svolto”.

 “Lascio un’oncologia che ha bisogno di crescere - commenta La Ciura - Ho cercato di viverla in maniera paterna. La struttura di Savigliano ci ha permesso di realizzare un sogno: ci sono tutti gli ambulatori di oncologia, gli ambulatori di cure palliative, è aperto l’ambulatorio di psico oncologia, abbiamo creato un’area grigia per sospetti Covid, poiché spesso le nostre terapie danno gli stessi disturbi del covid. Avere queste zone, ci ha permesso di evitare aree di “inquinamento”. Il dottor Guerra è stato un punto di riferimento insieme al dottor Grillo, con cui abbiamo organizzato la riapertura a Saluzzo delle terapie orali”.  

Cosa gli mancherà di più? “L’orgoglio di appartenere all’azienda, di fare parte di un sistema in cui ognuno è importante: medici, infermieri, oss”. 

Dopo di lui, continueranno ad operare i suoi colleghi: Tiziana Vavalà, specializzata nel polmone, Luciana Russo, specializzata in campo urologico, Lucia Evangelisti, specialista nei tumori gastroenterici e testa collo. A Mondovì, sono presenti invece Polo Bruna, per i tumori alla mammella, Elisa Maggi, tumori al colon, e Emanuela Miragluo, tumori ginecologici. Per le cure palliative, non meno importanti, Durbano Bruno, Fabrizio Motta, Emanuele Salvini e Ilaria Bini. 

 

Chiara Gallo

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