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Attualità | 28 gennaio 2021, 12:15

Ristorazione ai lavoratori, Confcommercio: “Restano fuori partite iva, autonomi e alberghi privi di ristorante interno”

Giorgio Chiesa: “Il mondo delle partite Iva è troppo frammentato e c'è stata una evidente difficoltà di disciplina. Ma la loro posizione verrebbe risolta con il passaggio a zona gialla. Gli alberghi privi di ristorante interno invece devono potersi convenzionare con locali esterni per offrire la cena ai loro clienti"

Immagine di repertorio - Pixabay

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“Sul servizio di ristorazione ai lavoratori siamo arrivati ad una soluzione mediana”. È soddisfatto solo in parte Giorgio Chiesa, presidente dell’associazione provinciale Albergatori ed esercenti turistici, vicepresidente regionale Federalberghi e rappresentante Fipe Confcommercio.

La Prefettura di Cuneo ha dato infatti disposizione ai ristoratori - in zona rossa e arancione - di offrire servizio mensa o catering per i lavoratori delle aziende. Il tutto deve avvenire dietro la stipula di una convenzione, nel rispetto delle normative per il contenimento del covid, con precise direttive e indicando i nomi dei beneficiari del servizio.

Facciamo un esempio: se ho un'azienda e faccio un lavoro a Garessio con sei operai, posso fare una convenzione con un ristorante del posto per far mangiare al caldo i miei dipendenti.

“Peccato che restino fuori le partite iva, gli autonomi e anche gli alberghi privi di ristorante interno - commenta Chiesa che ci tiene a specificare -: siamo stati noi come Confcommercio a presentare l'istanza al Prefetto nel corso di un incontro il 21 di gennaio”.

La questione non è da poco. Ne abbiamo scritto sul nostro giornale raccontando le difficoltà dell'agente di commercio Gianluca Vacca alle prese con una pizza in auto e problematiche legate ai bisogni fisiologici.

“L'ho sperimentato sulla mia pelle – continua Chiesa -. La scorsa settimana mi sono dovuto spostare per questioni di lavoro. Anche io ho mangiato un pezzo di focaccia su una panchina e avuto problemi per andare in bagno. Lo Stato deve intervenire. Se ci obbliga a mettere toilette movibili quando si organizzano eventi, deve fare lo stesso quando ci toglie la possibilità di entrare nei ristoranti per ragioni di salute pubblica”.

Tutto potrebbe essere risolto con il passaggio a zona gialla che dovrebbe avvenire la prossima settimana per il Piemonte. Tuttavia se c'è qualcosa che ci ha insegnato questa pandemia, è che non si può essere sicuri di niente e che si deve essere pronti a tutto.

“Il mondo delle partite Iva è troppo frammentato e c'è stata una evidente difficoltà di disciplina. Ma la loro posizione verrebbe risolta con il passaggio a zona gialla”, dichiara Chiesa.

Niente invece è stato fatto per gli alberghi privi di ristorante interno. Anche passando a zona gialla, non potrebbero dare un servizio completo ai loro clienti costretti a mangiare un pasto d'asporto sulle ginocchia in camera o nella saletta colazioni.

Il settore alberghiero, in assenza di turisti e di blocchi tra Regioni, sta lavorando poco e male. Giorgio Chiesa, in quanto albergatore, conosce bene la situazione: “Si lavora al 20%. Abbiamo numeri esigui. Nella mia struttura (Hotel Palazzo Lovera di Cuneo, ndr) lavoro con una media di 4/5 camere occupate a settimana, su un totale di 45”.

Conclude Chiesa: “Io ho un ristorante interno ma come rappresentante di categoria mi sto battendo affinchè anche le strutture che ne sono prive possano convenzionarsi con locali esterni per offrire la cena ai loro clienti. Del resto, possiamo equiparare il ristorante all'azienda e i clienti agli operai. Non chiediamo la luna. Abbiamo pochi clienti e l'impatto di favorire il servizio di ristorazione controllato e rigidamente convenzionato andrebbe a favore di quel poco lavoro che c'è”.

cristina mazzariello

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