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Economia | 22 febbraio 2021, 12:51

Confesercenti Cuneo scende in piazza per la montagna: "Siamo sabaudi, ma è ora di dire basta!"

Dal Bono: "Il nuovo stop avrà ripercussioni su tutto l'indotto commerciale della Granda". Un centinaio di esercenti hanno manifestato per chiedere rimborsi per il danno subito con la chiusura delle stazioni sciistiche, ma anche la riapertura nelle ore serali dei ristoranti

Confesercenti Cuneo scende in piazza per la montagna: "Siamo sabaudi, ma è ora di dire basta!"

“Con la chiusura delle stazioni sciistiche si è bloccato l’indotto commerciale di tutte le città della provincia di Cuneo, i nostri esercenti se si continua così rischiano la chiusura”, così commenta Nadia Dal Bono, Direttore Confesercenti Cuneo, che insieme ai rappresentanti di categoria questa mattina è scesa in piazza Galimberti e via Roma a Cuneo, per manifestare contro le continue chiusure imposte dal Governo, agli impianti sciistici, ma non solo. 

Una delegazione ristretta, con un centinaio di persone in tutto, per scelta: “proprio perché volevamo evitare assembramenti. Chiediamo ora ristori immediati per il mondo neve e per le città limitrofe alle località di montagna”.  

“C’è bisogno di aiuti economici per il danno avuto e per quello che continuerà ad esserci  - aggiunge il presidente di Confesercenti Cuneo Marco Bertolotti -. La categoria più gravata resta quella dei ristoratori, aprire solo a mezzogiorno non basta, hanno bisogno delle ore serali. Da parte della gente c’è voglia di tornare alla ‘seminormalità’ e questo si potrà fare aprendo i ristoranti per cena, ovviamente con gli stessi criteri di sicurezza”.

I ristori non sono sufficienti, quindi secondo Confesercenti, servono rimborsi che coprano le perdite subite, come conferma anche Silvio Bessone, imprenditore e coordinatore nazionale per il settore Horeca per autonomi e partite iva: “La montagna è stata trattata in modo indecente da una politica incapace, stiamo pagando un prezzo altissimo e sembra che la cosa non cambierà. Occorre un vero rimborso a riconoscimento dei danni che abbiamo subito, abbiamo contribuito con miliari di tasse pagate, con il pagamento per il rispetto delle norme che ci hanno imposto, è ora che ci venga riconosciuto.

La sofferenza di oggi della montagna si ripercuoterà sulle vallate di tutta la provincia di Cuneo che ricordiamo ha il maggior numero di imprese in rapporto alla popolazione. Il rischio è soprattutto per le piccole imprese che soccomberanno anche giudizialmente, perché non è stato previsto alcun salvacondotto finanziario”. 

“Siamo sabaudi - ribadisce - ci chiamano “i bogia nen”, ma è ora di dire basta!”. 

Secondo Bessone, se anche adesso si riaprisse in maniera graduale, senza rimborso, ci vorranno almeno tre anni per riavere un equilibrio finanziario: “Il rischio è che chiudano non solo le imprese ma anche tutte quelle che stanno a monte come grossisti e fornitori”. 

Certo, la paura dell’epidemia resta, ma Bessone punta il dito sul Governo che non ha saputo fornire alternative adeguate: “La soluzione non è chiudere. Perché non si è mai pensato a una colonnina di grafene per leggere dalla tessera sanitaria se una persona è positiva o no? Perchè non adattarla anche per le piste da sci?”.  

Francesco Liboà, manager della ristorazione e amministratore Circus Radio Libera, da cui era partita l’idea della manifestazione, precisa: “Tutto questo era nato come una manifestazione apolitica. Non siamo noi che dobbiamo andare dai politici, sono i politici che devono venire da noi a darci risposte sincere e vere, che ci dicano come dobbiamo muoverci”.  

chiara gallo

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