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Attualità | 23 febbraio 2021, 10:25

Ad un anno dal 23 febbraio 2020... il giorno che ha cambiato radicalmente la vita dei piemontesi

Una giornata convulsa e drammatica, con l'annuncio dello stop alle scuole, agli eventi e alle manifestazioni sportive. In Granda i primi tre positivi, tre cittadini cinesi residenti a Roreto di Cherasco, che in serata saranno invece dichiarati negativi

Ad un anno dal 23 febbraio 2020... il giorno che ha cambiato radicalmente la vita dei piemontesi

Era il 23 febbraio del 2020. Una giornata che difficilmente dimenticheremo.

Convulsa e drammatica, nonostante si fosse nel pieno del Carnevale, la giornata fosse splendida e la pandemia da Coronavirus una minaccia ancora lontanissima.

C'erano già, però, i primi segnali di psicosi collettiva: in provincia di Cuneo Fedefarma annunciava la fine delle scorte di gel disinfettante per le mani. Chi lo cercava su Amazon lo trovava con rincari fino al 700%. Un flacone di Amuchina da 80ml, in quei giorni, costava circa 20 euro invece che i soliti 4.

Inizia anche la drammatica ricerca dei dispositivi di protezione individuali, con le mascherine introvabili e a prezzi folli.

A Cuneo andava in scena il Carnevale dei ragazzi: 3.000 bambini sfilavano mascherati per le vie della città. In corteo anche il sindaco di Cuneo, Federico Borgna, che attendeva gli sviluppi da Torino, dove l'Unità di Crisi stava per prendere delle decisioni che avrebbero modificato per sempre le nostre vite.

Le notizie si rincorrono. Vengono sospese le partite di calcio della Serie A in Piemonte.

Nella nostra regione il presidente Cirio informa che ci sono sei persone positive. Tre di queste vivono a Roreto di Cherasco, sono cinesi rientrati dalla Cina - nonostante la sospensione dei voli dal 31 gennaio - passando per la Russia.

Vengono sottoposti a vari test e in serata verranno dichiarati non positivi. C'è confusione, i test rilevano una lieve positività, poi in serata più nulla. Ma è solo questione di giorni: il 6 marzo il primo ricovero al Carle di Cuneo. Si tratta di un cittadino torinese. Il giorno dopo, il 7 marzo, il primo contagio accertato della Granda, una persona di Alba. Da lì in avanti sarà un "bollettino di guerra" quotidiano.

Ma in quel 23 febbraio la conta, per il Piemonte, scende a tre. In Italia i contagi accertati sono 132, di questi 26 sono ricoverati in terapia intensiva. La Lombardia conta, da sola, 88 contagi. E' la vigilia di un incubo. 

E proprio la vicinanza con la Lombardia spinge Cirio a prendere i primi provvedimenti d'urto.

Nel corso del pomeriggio viene decisa la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado per una settimana.

Stop a lezioni, esami, lauree, chiuse le mense e le aule studio. Sappiamo che non riapriranno più. Ma in quei giorni nessuno avrebbe potuto immaginare che la vita di migliaia di studenti sarebbe stata la DAD, la didattica a distanza.

Cirio annuncia anche lo stop di tutto lo sport e degli eventi ludici e musicali in Piemonte. Ogni evento che possa generare assembramento viene sospeso. Sappiamo che anche per questo settore la sospensione è ancora drammaticamente attuale.

Cambia anche la Messa: sospeso lo scambio del segno di pace e via l'acqua dalle acquesantiere.

L'assessore regionale alla Sanità Icardi annuncia l'allestimento delle tende di Protezione civile davanti agli ospedali, per l'effettuazione del pre-triage, con la misurazione della temperatura e le domande a cui tutti, ormai, ci siamo abituati. Per le strutture sanitarie è solo l'inizio. Nel giro di un paio di settimane verranno sospesi tutti gli interventi e le visite non urgenti. I reparti verranno completamente rimodulati per l'emergenza Covid e i sanitari inizieranno a diventare i "nostri eroi".

Nel giro di due settimane l'Italia si sarebbe fermata.

barbara simonelli

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