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Coldiretti Cuneo | 23 febbraio 2021, 12:33

"In Gran Bretagna ci copiano il tartufo bianco": l'allarme di Coldiretti Cuneo

Gli inglesi vogliono coltivare in laboratorio il pregiato Tartufo Bianco. Con la Brexit, potrebbe presto sostituire quello nostrano sulle tavole britanniche

Il tartufo bianco d'Alba

Il tartufo bianco d'Alba

Coldiretti esprime preoccupazione per l’annuncio che in Gran Bretagna il pregiato Tuber Magnatum Pico potrebbe essere presto coltivato in laboratorio: un lotto di alberelli di quercia di tartufo bianco è già stato portato nel Regno Unito nel tentativo di avviarne la produzione.

Il rischio concreto – rimarca Coldiretti Cuneo – è che, con la Brexit, il tartufo bianco di laboratorio sostituisca sulle tavole britanniche quello nostrano, che cresce spontaneamente in natura, con un danno economico enorme per un’eccellenza locale apprezzata in tutto il mondo.

“Anche se i terreni britannici, calcarei e umidi, ben si presterebbero alla coltivazione secondo gli scienziati, auspichiamo che i tuberi copiati e prodotti negli impianti abbiano comunque un’etichettatura apposita, per evitare di ingannare i consumatori e aumentare il rischio di importazioni low cost spacciate per nostrane, magari come pregiato Tartufo Bianco. Un fenomeno contro il quale non a caso Coldiretti è impegnata a chiedere la tracciabilità delle transazioni e l’indicazione obbligatoria dell’origine. In gioco c’è un business stimato in oltre mezzo miliardo di euro sull’intera Penisola” dichiara Roberto Moncalvo, Delegato Confederale di Coldiretti Cuneo.

La raccolta del tartufo sul nostro territorio ha una lunga e radicata tradizione fra Langhe e Roero – grazie alle specificità del terreno in quelle aree, ricco di carbonati di calcio, umido ma ben drenato, senza ristagni e ben areato – e vanta un prodotto di enorme pregio, il Tartufo Bianco d’Alba.

“In attesa di capire se i tentativi inglesi di produrre il pregiato tubero andranno a buon fine, i problemi più immediati per la filiera del tartufo italiano restano quelli legati all’emergenza Covid, con la chiusura del canale della ristorazione, che rappresenta di fatto il principale sbocco di mercato, e la conseguente paralisi delle vendite. A pesare sono state anche le limitazioni imposte dalle misure di prevenzione che hanno ostacolato l’organizzazione delle tradizionali manifestazioni dedicate al tartufo. Oltretutto il tartufo svolge anche una funzione economica a sostegno delle aree interne boschive dove rappresenta un’importante integrazione di reddito per le comunità locali”, conclude il Direttore di Coldiretti Cuneo Fabiano Porcu.

comunicato stampa

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