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Attualità | 24 febbraio 2021, 12:11

Asti-Cuneo, l’Odp scrive ai nuovi ministri: "I fondi Eu per evitare uno scempio"

Il sodalizio che riunisce le associazioni ambientaliste di Langhe e Roero torna a denunciare i rischi rappresentati dai viadotti previsti col nuovo tracciato. "Con 150-180 milioni di euro dal piano NextGenEu si può tornare al progetto in galleria, tuttora in vigore"

La protesta dell'Osservatorio Paesaggio, lo scorso giugno al castello di Grinzane (foto Barbara Guazzone)

La protesta dell'Osservatorio Paesaggio, lo scorso giugno al castello di Grinzane (foto Barbara Guazzone)

"Sono trent’anni che il territorio Unesco di Langhe e Roero attende che si completi un’opera di impostazione purtroppo sbagliata: per ridurre il danno occorre terminare appena possibile quella interruzione di 9 km sui 90 complessivi, ripristinando il progetto del tunnel e quindi col minimo danno ambientale. Solo così potremo farci perdonare dalle future generazioni la ferita inferta a un paesaggio di incomparabile bellezza".

Con queste parole si conclude l’ultimo appello lanciato dall’Osservatorio per la Tutela del Paesaggio di Langhe e Roero, che ancora una volta torna a manifestare la propria preoccupazione per gli effetti che la nuova configurazione prevista dal progetto per la realizzazione del lotto 2.6 potrà avere per la vallata su cui si affacciano i centri di Roddi, Verduno, La Morra, Cherasco, Bra, Pocapaglia, Santa Vittoria d'Alba e Monticello d'Alba.

Nel farlo il sodalizio, che riunisce una dozzina di associazioni ambientaliste attive sul territorio albese e braidese, ha deciso di rivolgersi direttamente al nuovo governo guidato da Mario Draghi. Presa in mano carta e penna, il presidente Silvio Veglio ha scritto ai neoministri alle Infrastrutture Enrico Giovannini e al suo collega al nuovo dicastero per la Transizione Ecologica Roberto Cingolani.

Dopo aver ricordato che "il tronco 2.6.b, che interessa i Comuni di Alba, Roddi e Verduno, già possiede i provvedimenti approvativi e i lavori sono realizzabili in 2 anni", l’Osservatorio rileva che "il tronco 2.6.a, dal Comune di Verduno al moncone interrotto in Comune di Cherasco, deve essere completamente riprogettato e ottenere le necessarie approvazioni. Il precedente ministro per le Infrastrutture e Trasporti (Paola De Micheli, ndr) decise, d’intesa con il concessionario, di sostituire, per una mera questione economica, il progetto originario in galleria, già approvato e tuttora in vigore, con un nuovo progetto, al momento in fase di studio e con tracciato esterno particolarmente invasivo, in un territorio definito 'buffer zone Unesco'. Questo nuovo progetto deve ancora essere sottoposto a tutto il processo autorizzativo: dovrà essere giudicato positivamente alla Via (Valutazione di Impatto Ambientale) e alla Vas (Valutazione Ambientale Strategica), divenuta obbligatoria a seguito dell’approvazione del Piano Paesaggistico Regionale (Ppr) nel 2017. Il Ppr ricorda che il riconoscimento Unesco non solo richiede politiche territoriali rivolte alla tutela del valore universale del sito (che considera già ferito dalla collocazione non appropriata del nuovo ospedale), ma colloca tutta l’area del lotto 2.6 nella cosiddetta buffer zone. Dovranno inoltre essere esperite le pratiche dell’IPCC/D.lgs. 46/2014 sull’ambiente (Autorizzazione Integrata Ambientale), avere il nulla-osta dell’Aipo (Agenzia Interregionale fiume Po) e la conformità con il Pai (Piano di Assetto Idrogeologico). Il tutto tenendo conto del fatto che il Ministero dell’Ambiente aveva a suo tempo bocciato la soluzione all’aperto".

"Inoltre –
prosegue la lettera – il recente documento della Commissione Europea del 12.2.2021 C(2021) 1054 'Orientamenti tecnici sull’applicazione del principio Dnsh', a norma del regolamento sul dispositivo per la ripresa e la resilienza, afferma che la Via e la Vas non sono sufficienti per giudicare le criticità ambientali, ma sostiene che occorre anche verificare se l’opera in esame possiede i requisiti Dnsh, ossia 'non arreca danno significativo', citando esplicitamente i siti Unesco al punto 2.3-nota 18".

"A nostro avviso –
scrive ancora Vegliola soluzione con tracciato esterno non rispetta i requisiti previsti dalle norme nazionali ed europee. La soluzione per fare tutto per bene e rapidamente c’è: si torna all’ipotesi della galleria a due fornici che ha completato tutto il processo autorizzativo, concluso dopo lunghi anni di trattative e numerose Conferenze dei Servizi, si risparmia suolo riducendo la carreggiata al minimo previsto dalle norme, si formalizza e sancisce la gratuità del percorso da Castagnito a Cherasco (lotti 2.5, 2.6, 2.7parte), a parziale ristoro del danno subito dalle comunità locali per l’utilizzo da parte dell’autostrada della viabilità esistente e per agevolare l’accesso al nuovo ospedale, si realizzano le opere complementari già previste, necessarie per il territorio".

In che modo quindi prevenire quello che l’Odp denuncia come un possibile scempio?

"L’accordo, definito con la delibera Cipe del maggio 2020 recentemente approvata da tutti gli enti competenti, prevede che si possa modificare il Piano Economico Finanziario (Pef) per compensare eventuali minori ricavi causati dalla contrazione del traffico a causa del Covid o per le minori entrate dovute alla decisione politica di introdurre tratte di gratuità, oppure per realizzare alcune opere complementari. Non si capisce perché, con una analoga modifica del Pef, non si possa ripristinare la galleria a due fornici prevista dal progetto già approvato a suo tempo con l’accordo di tutti: l’extra costo stimato è nell’ordine dei 150-180 milioni di euro. Con questa soluzione l’opera può essere conclusa entro il 2024, senza creare danni irreversibili al territorio. La disponibilità dei fondi del NextGenEU, non disponibili in passato, risolverebbe il problema finanziario: la Provincia di Cuneo ha richiesto 357 milioni di euro per realizzare infrastrutture essenziali. Di questi, la metà sarebbero più che sufficienti per completare l’opera".

Redazione

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