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Cuneo e valli | 25 febbraio 2021, 08:12

Assolto con formula piena il chirurgo accusato da un paziente di lesioni colpose

Al centro del dibattimento, il consenso informato. Il pm: "Nessuno contesta al medico di aver sbagliato, infatti l’intervento è stato effettuato a regola d’arte. Qui si contesta che non c’è stata alleanza terapeutica"

Assolto con formula piena il chirurgo accusato da un paziente di lesioni colpose

Una storia travagliata quella portata all’attenzione del Tribunale di Cuneo da un cuneese che nel 2017 si è sottoposto a un intervento chirurgico. In quell’occasione, il paziente si è sottoposto all’introduzione di una protesi che non solo non sarebbe stata voluta ma che, a suo dire, avrebbe anche peggiorato la sua situazione fisica. Il medico si è dovuto difendere dall’accusa di lesioni colpose.

A costituirsi parte civile non è stato solo l’uomo 54enne, ma anche sua moglie: infatti l’intervento, come riferito dagli stessi, non soltanto avrebbe provocato dei danni fisici all’uomo, quale l’impotenza, ma, avrebbe anche danneggiato la sfera più intima e privata della coppia.

Punto saliente del procedimento è stato se il paziente avesse ricevuto l’adeguato “consenso informato” da parte del medico. La requisitoria pronunciata dal Procuratore capo Onelio Dodero ha avuto come filo conduttore che l’evoluzione dell’autorizzazione dal punto di vista giurisprudenziale dell’autorizzazione per ricevere il trattamento sanitario. “Questa causa è drammatica, perché opera su materia umana-ha dichiarato il pubblico ministero-. Psicologicamente il paziente è portato ad avere delle risposte che voleva avere. Quando però la realtà pratica è diversa, ci sono problematicità. Anche per questo si è sviluppato tutto il percorso terapeutico che è uno degli elementi del consenso. Dobbiamo chiarire la vicenda con la prova dichiarativa. Dagli anni Novanta si dibatte sul problema del consenso informato. Un punto fermo viene data dalle sezioni unite della Cassazione con la sentenza del 18 dicembre 2008, che sostiene che il diritto alla salute è importantissimo, così come il consenso informato perché stabilisce due principi: quello all’autodeterminazione e quello della scelta se curarsi o no. In seguito si è chiarito che il consenso fosse presupposto sotto ogni profilo del gesto medico, cioè che il paziente andasse messo nelle condizioni di capire e che questa comprensione fosse verificata. Un’ulteriore sentenza ha precisato che il consenso non influisce sul giudizio di colpa professionale, penalmente parlando, a meno che la mancata sollecitazione del consenso abbia impedito al medico di acquisire la necessaria conoscenza sulle condizioni del paziente medesimo. Il consenso informato è un principio fondamentale in termini di tutela della salute, con l’ovvia conseguenza che se manca, il trattamento medico viene posto sotto la lente d’ingrandimento del diritto. È superata la concezione paternalista del medico come detentore di una potestà di curare, ma è detentore della proposta di cura: poi però è il paziente che decide, in un clima di alleanza terapeutica. Se seguiamo il percorso in materia di consenso informato, è un principio fondamentale di tutela della salute. Alla fine, in questo caso, è stata tutelata la salute del paziente. Nessuno contesta al medico di aver sbagliato, infatti l’intervento, come testimoniato dai consulenti, è stato effettuato a regola d’arte. Nessuno contesta l'imperizia perché non c’entra nulla con il consenso informato. Qui si contesta che non c’è stata alleanza terapeutica. Non c’è stata una tutela della salute pure a fronte di intervento con esito fausto. Con il vizio di consenso si può configurare l’errore colposo di una scriminante ad esempio. Non abbiamo uno stralcio di documentazione. Il paziente non è caduto dalle nuvole dopo che gli è stata impiantata la protesi: non aveva capito che gli sarebbe stata messa subito, ma bensì in un momento successivo; con ciò si dimostra che il consenso era monco, cioè che il dottore non si è capito con l’assistito”.

Per l’imputato l’accusa ha richiesto la condanna a 3 mesi di reclusione oltre al pagamento di 600 euro di multa.

Il Giudice Alice Di Maio dopo essersi ritirata in Camera di Consiglio ha assolto l’urologo con formula piena.

CharB.

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