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Cuneo e valli | 25 febbraio 2021, 19:31

Vende online un Porsche Macan, truffato per 67mila 500 euro: due denunciati

Il venditore di Cuneo nel 2018 dopo l’incasso di un assegno convalidato dall’ufficio postale di Vigoleno, ha scoperto che non solo il titolo non esisteva, ma che nonostante avesse parlato con una presunta operatrice del luogo, l’ufficio non era piú attivo dal 2008

Foto generica

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E' proseguito al Tribunale di Cuneo il procedimento penale a carico di due uomini,   T.K. e H.D.G. cui la Procura contesta il reato di truffa.

Quella messa a punto dai due presunti autori sarebbe stata una truffa architettata ad hoc, ai danni di un cuneese , parte offesa nel procedimento, che nell’agosto 2018, aveva messo in vendita su un sito online il suo Porsche Macan, a lui intestato, per un valore di 70mila euro.

Nello svolgimento dell’istruttoria attraverso la testimonianza di un ufficiale di P.G. si è cercato di ricostruire la vicenda. A seguito dell’annuncio di vendita online, la parte offesa sarebbe stata contattata telefonicamente da H.D.G., che si sarebbe presentato come “Giovanni”. Durante la conversazione sarebbero iniziate le trattative sul prezzo del Porche Macan, scendendo da 70mila a 67mila e 500 euro, e i due si sarebbero accordati per un appuntamento.

Qualche giorno dopo il cuneese avrebbe incontrato il “complice” T.K. Qualificandosi come il figlio di H.D.G., T.K. avrebbe manifestato al venditore l’intenzione di pagare con un assegno circolare postale. Al diniego del cuneese a quella modalitá di pagamento, il coimputato lo avrebbe invitato presso la sua banca per verificare la validità dell’assegno che, a suo dire, sarebbe stato convalidato dall’ufficio postale di Vigoleno.  Alla presunta vittima, una volta chiamato il numero dell’ufficio fornitogli da T.K., e presente su Google, gli avrebbe risposto una donna, la quale gli avrebbe confermato la validitá dell’assegno.

“Terminate le verifiche prudenziali, mi sono recato all'agenzia delle pratiche auto con T.K. per fare il passaggio di proprietà della Porche. Il giorno dopo sono stato contattato dalla banca, che mi ha comunicato che l’assegno era inesistente” ha dichiarato la parte offesa in aula stamane.

La presenza dell’imputato con la presunta vittima era stata confermata dalla operatrice della concessionaria, testimone nella scorsa udienza, che aveva compilato le pratiche, alla quale T.K. avrebbe fornito come da prassi il documento di identità e il codice fiscale.

Tramite gli accertamenti effettuati, gli inquirenti sono riusciti a risalire che l’ufficio postale di Vigoleno, vicino a Piacenza, era realmente esistito, ma solo fino al 2008.

“Il telefono fisso apparso su Google è in realtá uno dei numeri dismessi che le società vendono come pacchetti a privati per utilizzarli come utenze dei loro affari. Il recapito in questione aveva il contratto con il cellulare di un prestanome, di cui non siamo riusciti a verificare l’identità -ha testimoniato un poliziotto- Su queste utenze fisse si possono associare più utenze mobili affinchè le chiamate vengano deviate. Una delle utenze associate era intestata a questo sedicente “Giovanni”.

Un vice ispettore aveva precedentemente dichiarato che cinque giorni dopo la macchina era stata fermata  a Varazze.

Il 26 aprile, la discussione.

CharB.

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