Ad occhi aperti - 27 febbraio 2021, 14:30

Cause ed effetti, il carburante della storia - Virunga

Nella nostra realtà quotidiana niente di ciò che succede – e che abbia una rilevanza seria di qualche tipo – è mai scollegato da ciò che è successo prima

Un frame del documentario

Un frame del documentario

“Virunga” è un film di tipo documentaristico del 2014 di produzione anglo-congolese realizzato da Orlando von Eisiendel, che vede come produttore esecutivo il ben noto attore Leonardo Di Caprio.

Nominata agli Oscar e ai BAFTA 2015, la pellicola esplora le dinamiche e l’attività del Parco nazionale del Virunga nella Repubblica Democratica del Congo, casa degli ultimi esemplari di gorilla di montagna al mondo, stretta tra i tanti pericoli e i cortocircuiti politico-culturali che popolano quello stato; tra di essi, anche la minaccia dell’esplorazione petrolifera da parte della società inglese Soco Internazional.

La Repubblica Democratica del Congo è una parte del mondo che, tristemente, è balzata negli ultimi giorni agli onori delle cronache nazionali e internazionali. Il motivo lo sappiamo tutti: la morte improvvisa del diplomatico Luca Attanasio (ambasciatore italiano) e del carabiniere della sua scorta Vittorio Iacovacci a seguito di uno scontro a fuoco in cui è rimasto coinvolto il convoglio del Programma Alimentare Mondiale su cui si trovavano. Nell’eventualità, è rimasto anche ucciso Mustapha Milambo, il driver del convoglio stesso.

Un episodio drammatico, che si unisce – nella storia della Repubblica Democratica del Congo – all’attentato in cui, nel 1993, aveva perso la vita l’ambasciatore francese Philippe Bernard. E che, certo, si configura come una pagina buia della storia italiana, congolese e dei rapporti tra i due stati.

Personalmente, sono stato in Africa nell’estate del 2017; seppur non in Congo ma in Senegal, un luogo diverso con una miriade di altri problemi, pericoli e, dal punto di vista di un occidentale, assurdità. Ma mi ha aiutato a farmi l’idea di un paese frammentato, devastato, stuprato, derubato, costretto al sottosviluppo e strumentalizzato in ogni modo possibile e immaginabile per gran parte della propria storia moderna. E in cui “le cose” funzionano perché devono funzionare, ma in modi e con dinamiche talmente precarie da sembrare, appunto, assurde.

“Virunga” scende più nello specifico della situazione congolese, ovviamente, mostrando una realtà ambientalista come quella che gestisce – e protegge – l’omonimo parco nazionale; una situazione in cui custodi e guardia parco si ritrovano a dover fronteggiare situazioni di guerriglia – a poche settimane dall’inizio delle riprese, infatti, è scoppiata la ribellione dell’M23 - , di bracconaggio e il coinvolgimenti, per lo meno dubbio stando a quanto riportato nella pellicola, della società inglese Soco International, interessata ai giacimenti petroliferi della regione.

Il documentario offre insomma una disamina interessante sulla situazione recente della Repubblica Democratica del Congo, e su quanto sia complesso viverci e lavorarci dentro, per diversi tipi di ragioni interne ed esterne al paese stesso.

Credo sia interessante, specie a qualche giorno dall’attentato che ha spezzato la vita di due nostri connazionali (e non solo). Perché nella nostra realtà quotidiana niente di ciò che succede – e che abbia una rilevanza seria di qualche tipo – è mai scollegato da ciò che è successo prima, da un’infinita serie di collegamenti causa-effetto che poi, a conti fatti, non sono altro che lo svolgersi della Storia stessa.

Capire, insomma, potrebbe essere fondamentale (e di sicuro è importante). Perché dietro un gesto di violenza non c’è mai, soltanto, la violenza stessa.

simone giraudi

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