Economia - 12 marzo 2021, 08:30

La direttiva europea che non fu: la Direttiva Quadro sul Suolo

Nel 2006 la Commissione Europea propose la Direttiva Quadro sulla Protezione del Suolo che avrebbe dovuto proteggere questa indispensabile risorsa da degradazione e inquinamento nei paesi membri. In seguito alla forte opposizione da parte di Regno Unito, Germania e Austria, la proposta venne ritirata nel 2014. Esploriamo dunque quali cambiamenti avrebbe portato dal punto di vista legislativo ed economico e se sarebbe stata utile per la protezione del suolo

La direttiva europea che non fu: la Direttiva Quadro sul Suolo

Il suolo è una risorsa indispensabile per la sopravvivenza della vita sulla Terra dato che supporta l’intera catena alimentare ed in particolare l’agricoltura. Tuttavia, non è una risorsa rinnovabile perché la pedogenesi – il processo di formazione del suolo – è molto lenta. È chiaro quindi che deve essere tutelato con cura, specie di fronte alla sempre più aggressiva azione dell’uomo attraverso l’agricoltura intensiva, l’urbanizzazione, l’estrazione mineraria e il disboscamento.

La maggior parte del diritto ambientale italiano, come ad esempio la Direttiva Quadro sull’Acqua e la Direttiva Quadro sui Rifiuti, proviene dall’Unione Europea, che ha sempre cercato di proteggere l’ambiente, dalla biosfera alla qualità dell’aria, in modo olistico e coordinando l’azione dei paesi membri. Il suolo, inteso come pedosfera, rimane tutt’oggi una delle poche aree in gran parte non regolamentate dall’Europa.

Nel 2006 la Commissione Europea propose la Direttiva Quadro sulla Protezione del Suolo che avrebbe dovuto istituire una strategia comune tra i paesi membri per proteggere i suoli da degradazione ed inquinamento e per la loro bonifica nel continente. La proposta di legge era divisa in due parti: la prima si concentrava sui processi di degradazione del suolo (erosione, riduzione del contenuto organico, compattazione, salinizzazione e smottamenti), mentre la seconda sull’inquinamento del suolo. Ma il tema ricorrente è lo stesso: procedure standardizzate per l’identificazione di aree a rischio e per la creazione di piani per la messa in sicurezza.

I processi menzionati nella direttiva sono alquanto preoccupanti in Europa. L’erosione causa la maggior parte della degradazione del suolo nel mondo ed alcune pratiche agricole possono innalzare il tasso d’erosione da 10 a 100 volte, creando un deficit di suolo. Inoltre, l’erosione causa una riduzione del contenuto organico del suolo (e quindi la fertilità) ed è legato alle frane. Si stima che i paesi membri perdano 1,25 miliardi di euro all’anno per via dell’erosione del suolo.

La compattazione del suolo può renderlo completamente inutilizzabile per l’agricoltura e favorisce allagamenti. In Europa questo fenomeno avviene principalmente a causa dell’uso di macchinari agricoli pesanti, pascoli intensivi e dell’industria mineraria. Soltanto in Regno Unito ci sono 3,9 milioni di ettari a rischio. Dovuta a un’irrigazione eccessiva e all’innalzamento del livello del mare, la salinizzazione riguarda invece di più il Sud Europa dove sono colpiti circa 4 milioni di ettari.

Un recente studio europeo pone il numero di siti inquinati a 2,5 milioni. Tuttavia la maggior parte di essi non sono ancora stati identificati e valutati per quanto riguarda il rischio alla salute dell’uomo e degli ecosistemi. La direttiva avrebbe imposto la bonifica di tutti i siti identificati in base al principio comunitario “chi inquina paga”, insieme con misure per prevenire la contaminazione del suolo visto che i costi di bonifica possono ammontare a centinaia di migliaia di euro per sito.

La Direttiva Quadro sulla Protezione del Suolo avrebbe avuto diversi benefici oltre alla tutela della salute e dell’ambiente. In primis, leggi comprensive come questa a livello europeo attenuano la “distorsione della concorrenza” entro il mercato unico europeo perché impone obblighi e burocrazie comuni su governi, settori edili, agricoltori ed altri utilizzatori del suolo. A lungo termine, questa distorsione può minacciare l’integrità dell’Unione: compagnie potrebbero iniziare a spostarsi in paesi membri con leggi meno restrittive per tagliare i costi ed eludere obblighi giuridici aggiuntivi. I governi nazionali potrebbero allora reagire con una “corsa al ribasso” sulle leggi ambientali per attrarre più investimenti, causando così tensioni politiche ed una minore tutela dell’ambiente. Ad oggi sussistono discrepanze sostanziali tra i paesi membri per quanto riguarda le leggi sul suolo e perfino entro paesi federali come l’Austria.

Inoltre, come dagli Articoli 3 e 17, avrebbe creato una piattaforma innovativa dove condividere informazioni tra i paesi membri sull’efficacia di politiche e di strategie di mitigazione e bonifica, promuovendo la ricerca scientifica ed una migliore gestione di questa risorsa. Questo inventario può essere di grande aiuto per i paesi in via di sviluppo dove le risorse sono insufficienti per sperimentare diverse strategie.

Tuttavia, in seguito alla forte opposizione da parte del Regno Unito, Germania e Austria, la Commissione dovette ritirare la proposta nel 2014. Una critica prominente era quella che la legge avrebbe imposto restrizioni eccessive su proprietari ed utilizzatori del terreno, interferendo con politiche domestiche su infrastruttura ed altre. È da notare però che le leggi in vigore nei paesi che opposero la direttiva sono già più restrittive di quanto essa sarebbe stata.

Il Regno Unito obbiettò anche che l’inquinamento transfrontaliero del suolo non è un problema per l’arcipelago britannico, essendo distaccato dal continente. A causa del collegamento tra erosione ed emissioni di anidride carbonica, ad esempio, il declino della quantità e qualità del suolo è un problema globale. Un’altra obbiezione significativa riguardava il costo di implementare questa direttiva che secondo la Commissione Europea sarebbe stato dai 50 ai 290 milioni di euro all’anno. Per contro, si calcola che il costo della degradazione del suolo soltanto in Regno Unito si aggiri intorno ai 1,2 miliardi di sterline all’anno.

Brexit ha rimosso uno dei principali oppositori della Direttiva Quadro sul Suolo. È possibile che, al termine di questa pandemia, la Commissione Europea si metta al lavoro per creare una nuova proposta per regolamentare i suoli dei paesi membri. Il suolo ha un valore inestimabile e rappresenta un’interfaccia essenziale tramite idrosfera, litosfera, atmosfera e biosfera, regolando il ciclo dell’acqua e di vari elementi come carbonio ed azoto e la distribuzione di nutrienti e di inquinanti.

Nicola Gambaro

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