In&Out - 14 marzo 2021, 07:50

Francesco Gaido, da Savigliano al migliore bar del mondo: "Periodo difficile, ma anche tornando indietro sceglierei di viaggiare"

"Sono legato all’Italia, ma anche convinto che si debba conoscere il resto del mondo per prendere il meglio da diverse realtà; la cultura non serve per forza studiarla sui libri, a volte può bastare il tempo di una colazione assieme a un turista straniero"

Francesco Gaido

Francesco Gaido

Tornando indietro, e pur conoscendo le molteplici difficoltà, rifarei la scelta di andare a vivere e lavorare all’estero al 100%, anzi la prenderei molto prima: lasciare il paese e il mio nucleo famigliare mi ha portato a crescere e vedere cose che, altrimenti, non sarei mai riuscito a percepire”.

Di aver condotto la propria vita sulla strada giusta, Francesco Gaido – 26enne saviglianese – non ha dubbi. Si trova a Londra da circa due anni e mezzo, ed è assistente mixologist al “The Connaught Bar” (nel 2020 giudicato “miglior bar al mondo”) con marchio esclusivo Italiano al “The Connaught Hotel”: l’abbiamo contattato per farci raccontare la sua esperienza di “cuneese all’estero”.

Sono arrivato a Londra dopo un percorso parecchio lungo, frutto frutto di una ricerca di crescita costante, umana e professionale – dice Francesco - . Ho frequentato la scuola d’arte e lì ho capito che il massimo dell’espressione artistica, per me, arrivava dalla miscelazione di sapori, profumi e gusti, nel creare drinks e cocktails; durante l’ultimo anno, quindi, mi sono messo alla ricerca di corsi e realizzato studi più approfonditi, mentre lavoravo in una caffetteria. Poi, ho affrontato alcune stagioni estive sul Lago di Garda, in Sardegna ma soprattutto a Venezia, dove ho avuto la fortuna, grazie a chi ha creduto in me come Walter Bolzonella (capo-barman del Cipriani), di fare qualche esperienza e stagioni nei “cinque stelle lusso” a Venezia”.

A livello formale, di cosa significasse l’uscita dell’Inghilterra dall’Unione Europea, non mi è parso ci fosse sentore; semplicemente, non si sapeva come l’apparato statale avrebbe reagito – ha sottolineato Francesco - . E poi, l’arrivo del Coronavirus ha di fatto soffocato la tematica, purtroppo”.

Da un anno a questa parte, anche qui, paura, preoccupazione e un elevato tasso di stress sono presenti costantemente. La mia fortuna è quella di lavorare in un luogo che tutela profondamente me e gli altri dipendenti, con un organico molto formale e professionale ma anche dal sapore famigliare. Guidato da Agostino Perrone (il direttore), affiancato da Giorgio Bargiani (il responsabile bartenders) e Maura Milia (la manager): si sono costantemente confrontati con noi tramite meeting, training e aggiornamenti, interessandosi a noi e alla nostra condizione”.

Il periodo, però, è innegabilmente difficile per tutti – ha continuato Francesco - . Al di là della chiusura totale durante il lockdown, attualmente le stanze dell'hotel non sono molto occupate, c’è da dire, però, che a livello di bar e ristorante non abbiamo sofferto molto: all’allentarsi delle restrizioni, ogni volta, la clientela non mancava mai, calorosa e sempre pronta a sostenerci”.

La situazione in Inghilterra, anche grazie alla buona progressione della campagna vaccinale, è attualmente migliore di quella italiana, che sto seguendo con aggiornamenti continui. Mi spiace che il Piemonte stia vivendo di nuovo un momento complesso, ma voglio essere ottimista e sperare che i vaccini e l’aumento delle temperature permettano una ripresa definitiva”.

L’idea di Francesco è tornare in Italia per salutare la famiglia e gli affetti appena le condizioni pandemiche e le restrizioni a essa collegate lo permetteranno, per poi tornare in Inghilterra. Ma il suo cuore e la sua mente rimangono liberi e dinamici, anche in questo contesto internazionale: “Sono legato all’Italia, ma anche convinto che si debba conoscere il resto del mondo per prendere il meglio da diverse realtà: ogni luogo al mondo ha cose che funzionano e cose che non funzionano e questo è indubbiamente il più grande insegnamento che ho tratto dalla mia professione – conclude Francesco - . Attualmente è difficile farlo, ma la cultura non serve per forza studiarla sui libri, a volte può bastare il tempo di una colazione assieme a un turista straniero”.

simone giraudi

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