Ad occhi aperti - 20 marzo 2021, 13:03

Bias di conferma ed entusiasmo immotivato - La fine della ragione

Non possiamo permetterci, soprattutto adesso, di scivolare nella follia e nell’insensatezza, nell’infantile ricerca di un mondo più semplice e dicotomico che abbiamo sempre e soltanto creduto sia mai esisto realmente

Bias di conferma ed entusiasmo immotivato - La fine della ragione

“La fine della ragione” è una storia a fumetti edito da Feltrinelli Editore, scritto e disegnato da Roberto Recchioni. La terra è precipitata in un nuovo medioevo, dove i complottisti e gli anti-tutto hanno vinto e la “voce del popolo” è letteralmente la fonte ufficiale d’informazione; in questo contesto, fin troppo vicino alla nostra realtà, una mamma cerca di salvare la vita alla figlia malata, raggiungendo il “Rifugio sotto al Sasso”, la torre d’avorio degli ultimi reietti illuministi. Riuscirà a sopravvivere ai mille pericoli di un mondo che ha scelto, sistematica, la risposta sbagliata in ogni questione?

Settimana complessa, quella appena conclusasi, in un periodo in cui pensavamo di averne già viste a sufficienza. Parlo, ovviamente, del terremoto – psicologico, economico e scientifico – che le morti “collegate” alla somministrazione del vaccino Astrazeneca hanno realizzato sulla scena internazionale, culminato ovviamente con la sospensione temporanea della somministrazione stessa in diversi paesi d’Europa tra cui l’Italia.

La notizia e quella dei successivi accertamenti sono stati seguiti, ovviamente, da un can-can mediatico che ha visto (e quando mai?!) i social network al proprio centro esatto. Con il curioso e inusuale, e insopportabile e incomprensibile, fenomeno di diverse persone che l’hanno accolta con grande entusiasmo.

Entusiasmo, capite? Dopo un anno d’inferno, certa gente ha ritrovato l’entusiasmo una volta messa davanti al fatto che una delle probabilmente uniche vie di fuga da tutta questa situazione avrebbe potuto rivelarsi un pericoloso vicolo cieco, con tutto ciò che questo avrebbe rischiato di comportare (prima di tutto un devastante rallentamento nella campagna vaccinale nazionale).

Che “La fine della regione” di Roberto Recchioni parlasse – come praticamente sempre fanno le storie di genere fantascientifico (che è una semplificazione, mi rendo conto, ma prendetela per buona) – di noi e del mondo in cui viviamo, invece che soltanto di una realtà alternativa futura, mi è sempre sembrato abbastanza ovvio. Ma in un modo istintivo, “da appassionato” di quel genere, appunto. In questa settimana, invece, non mi sono mai sentito così vicino a quelle atmosfere.

Ne “La fine della ragione”, Recchioni tratteggia un mondo in cui tutti i cospirazionisti, i complottisti, i creduloni, gli analfabeti funzionali, i razzisti, i vetero fascisti hanno letteralmente preso il controllo della società umana… che, diciamocelo, non se la passa poi troppo bene. Non c’è più spazio per i professoroni, non c’è più spazio per chi usa la testa e non la pancia: tutti sono esperti di tutto e, ovviamente, di niente allo stesso tempo. Se cominciate a notare delle somiglianze con il mondo che vedete oltre la finestra del vostro Facebook, niente panico, avete perfettamente ragione.

Il dramma vero di questo mondo – e, diciamocelo, anche del nostro – è che le persone sono andate ben oltre il limite: la crassa superficialità (leggasi: ignoranza) si autoalimenta e autoafferma costantemente, terraformando letteralmente la realtà circostante per assicurare la propria stessa sopravvivenza.

E così, c’è chi riesce addirittura a provare soddisfazione e felicità quando si mette in dubbio la validità di un vaccino per una condizione che ci tiene, letteralmente, imprigionati da più di dodici mesi ormai (e che ha totalizzato morti in gran numero). Cosa che sorprende, ma che non dovrebbe affatto farlo, è che queste persone sono le stesse che continuano a non stancarsi di additare la “dittatura sanitaria” come una realtà vera e propria della nostra quotidianità.

Da diversi anni a questa parte, il fenomeno si chiama bias di conferma: la tendenza comune di muoversi unicamente in un contesto che affermi le proprie convinzioni acquisite. In poche parole, l’istintiva e continua ricerca di “pezzi di realtà” che confermino la visione che noi stessi abbiamo della realtà.

E in un periodo storico in cui tutto è precario, persino il poter fare visita ai nostri cari, appare ovvio che questa ricerca incessante diventi ancor più urgente. Ma non possiamo permetterci, soprattutto adesso, di scivolare nella follia e nell’insensatezza, nell’infantile ricerca di un mondo più semplice e dicotomico che abbiamo sempre e soltanto creduto sia mai esisto realmente.

Dobbiamo rimanere lucidi, e allo stesso tempo speranzosi. Perché se la prospettiva di uscirne migliori è stata, in larga parte, ormai abbandonata, è necessario almeno non arrivare a uscirne peggiori. E in questa corsa, purtroppo, siamo piazzati peggio che in quella alle vaccinazioni di massa.

simone giraudi

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