Attualità - 27 marzo 2021, 17:35

“In nome del pane”, realizzato un docufilm che unisce monregalese e Costa Azzurra

Il documentario, realizzato dalla giornalista Géraldine Giraud, uscirà in Francia ad aprile. In estate, Covid permettendo, verranno organizzate alcune proiezioni in provincia di Cuneo

Géraldine Giraud durante il montaggio di "In nome del pane"

C’è un filo invisibile che lega indissolubilmente la storia del Piemonte e quella della Costa Azzurra. Una vera e propria saga di immigrazione che ha come comun denominatore il pane.

Una storia che era rimasta sopita per anni e che ora, grazie alla giornalista Géraldine Giraud, francese di nascita, ma con cuore niellese rivivrà in un film transfrontaliero dedicato all’arte bianca da ieri a oggi.

Il suo legame con l’Italia e soprattutto con il Piemonte è fortissimo, da dove nasce questo amore?

“Ho sempre trascorso le mie vacanze durante l’infanzia a Niella Tanaro nella nostra casa di famiglia. Mio bisnonno, Ludovico Manuello, fu uno dei primi panettieri che nel 1910 emigrarono in Francia, raggiunse Nizza attraversando a piedi la val Roya. All’inizio degli anni 2000 mio nonno, che era panettiere anche lui, è mancato e abbiamo venduto la casa di famiglia e li, ho sentito il bisogno di iniziare a fare ricerche sulle mie origini. Approfondendo ho scoperto un patrimonio immenso legato alle storie di immigrazione che ebbero come protagonisti i panettieri piemontesi che emigrarono in Francia per sfuggire alla carestia”.

Come nasce l’idea di un documentario?

“Sentivo la necessità di realizzare qualcosa che rimanesse anche per le generazioni future. Volevo qualcosa che celebrasse il legame tra i nostri paesi legati dall’amore per l’arte bianca. L’obiettivo era quello di ripercorrere le orme dei nostri antenati per arrivare ai giorni nostri, in cui moltissimi scelgono di dedicarsi alla panificazione, riscoprendo i grani antichi e quella tradizione rispettosa della terra, come dimostrano le esperienze di Rosso Gentile o quella di Céline Cornutello che recentemente ha lasciato il suo lavoro per aprire la sua attività a Valberg. Oltre alle loro voci e testimonianze, nel documentario, ci saranno anche quella del mio amico di infanzia a Niella Luc Debove, campione del mondo di pasticceria, già executive pastry chef presso la scuola Ducasse, quella della cugina Patrizia Ferrero-Pauselli, della lunga storia della sua famiglia, che contava più di 20 panettieri di origine niellese in ogni quartiere di Nizza! Non poteva mancare poi la voce di Giovanni Pensa che, insieme ai suoi fratelli, onora la tradizione del pane ereditata dai genitori emigrati in Francia, ma ci sarà anche la storia degli ultimi panettieri di origine niellese, emigrati a Nizza, i Moro discendenti dei Rubatto, che sono andati in pensione lo scorso dicembre”.

Qual è l’argomento di cui tratta la pellicola?

“Il docufilm è un viaggio attraverso la tradizione dell’arte bianca: dall’esperienza dei nostri antenati emigrati a inizio ‘900 fino ai panettieri dei giorni nostri che cercano di rimettere al centro della tavola il pane, prodotto in maniera genuina e nel rispetto della terra, coltivata con i grani antichi, da entrambi i lati della frontiera, uno stesso territorio legato dal pane della condivisione.  Questo mestiere racconta tanto del passato, ma è anche un modo per trovare la propria identità e costruire un nuovo futuro, come dimostrano quelli che in questi anni stanno rivalutando l’arte bianca, scegliendolo come mestiere per ritrovare il proprio spirito attraverso la tradizione e i valori di quei pionieri di inizio Novecento: è questo legame che ho provato a evidenziare”.

Come è stato realizzato?

“Le riprese sono state effettuate tra Italia e Francia, in particolare a Nizza, vicino a Montecarlo, nella scuola di Yssengeaux vicino a Lione di Luc Debove, nel monregalese tra i comuni di Vicoforte, Briaglia, al comizio agrario di Mondovì, al Mulino San Sebastiano a Bagnasco (per seguire la macinazione a pietra con Rosso Gentile) e ovviamente a Niella Tanaro in particolare sui terreni silenti e nel ritrovato forno del borgo. È un piccolo miracolo essere riusciti a terminare le riprese nonostante la pandemia e di questo devo ringraziare di cuore anche il mio produttore che mi ha messo a disposizione tutti i mezzi per portare a termine il lavoro e soprattutto il comune di Niella e tutti i suoi cittadini che ci hanno dato una mano per riuscire a filmare. Senza il loro prezioso aiuto, non sarei riuscita a fare nulla”.

Per il film è stata creata una musica speciale…

“Sono molto orgogliosa che la colonna sonora sia stata realizzata appositamente dal noto e giovane jazzman Vincent Peirani.  Ha composto la musica sulla base delle scene del film con le note della sua fisarmonica, è stato davvero incredibile. C’è però anche un’altra ‘chicca’, un altro bel regalo che mi hanno fatto i niellesi: alla fine del docufilm è stato inserito un omaggio alla tradizione franco-italiana, ossia la canzone originale degli anni ’30 “Ceux de la Niela” di cui avevamo perso le parole. Enrico Mondino, musicista niellese che suona la fisarmonica anche lui, ha ritrovato la musica originale e ne ha fatto una personale interpretazione. Lo scorso agosto per la festa dei discendenti è stata cantata nella chiesa di Niella, è stato davvero commovente sentire i Niellesi cantare in francese, con i Francesi e riprendere questo inno che si era dimenticato!”

Un grande traguardo raggiunto che però è solo l’inizio di un lavoro di ricerca molto più ampio, vero?

“Sì, nei 52 minuti circa del film non era possibile inserire tutto il materiale che racconta e testimonia il legame dei due paesi: storie, racconti, fotografie, documenti e molto altro che sono riuscita a recuperare negli anni anche grazie al preziosissimo aiuto di tanti niellesi quindi prossimamente, vorrei realizzare un libro e anche una mostra fotografica dedicata ai due territori, Francia e Piemonte”.

“In nome del pane” uscirà prima in Francia e poi arriverà anche in Piemonte…

“Sì, il film disponibile in anteprima dal 15 aprile e poi verrà messo in onda il 19 su FR 3 Côte d’Azur, ed in replay per tre settimane. Sono molto curiosa di sapere cosa ne penserà il pubblico. Per ora sarà in francese, ma verrà tradotto per portarlo in Italia e in provincia di Cuneo dove verranno organizzate, covid permettendo, una serie di proiezioni, l’idea sarebbe quella di proiettarlo a Niella per la festa dei discendenti il 16 agosto, poi per la prima edizione della festa del pane a settembre e a Cuneo, in autunno, grazie alla collaborazione della Fondazione CRC. Verrà organizzata anche una proiezione a Nizza per celebrare l’amicizia franco-piemontese su iniziativa del nostro sindaco Christian Estrosi, anche lui di origine italiana.  Colgo l’occasione per ringraziare il sostegno di l’Eurocin GEIE Le Alpi del Mare tramite Ferruccio Dardanello e la Confartigianato Imprese Cuneo e il presidente della zona monregalese Paolo Manera”.

Il lavoro di Géraldine, frutto di un'accurata ricerca e raccolta di testimonianze, non solo ha ravvivato la fiamma della tradizione, ma ha anche dato vita anche a un gruppo Facebook, "Le pain de Niella Tanaro", per condividere testimonianze e fotografie tra Francia e Italia, aperto a tutti quelli che si interessano a questa storia.

 

Arianna P.