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Scuole e corsi | 31 marzo 2021, 13:44

Viaggio online in Mozambico per gli studenti del Denina Pellico Rivoira di Saluzzo

Alla videoconferenza, parte integrante delle attività svolte nell’ambito di Educazione Civica, sono intervenuti Gabriele e Sabrina Tardivo, che lavorano da diversi anni nello stato africano

Gabriele e Sabrina Tardivo in videoconferenza

Gabriele e Sabrina Tardivo in videoconferenza

 

Venerdì 26 marzo si è tenuto per gli studenti del Denina Pellico Rivoira l'incontro "Cooperazione Internazionale e Mozambico". Alla videoconferenza, parte integrante delle attività svolte nell’ambito di Educazione Civica, sono intervenuti Gabriele e Sabrina Tardivo, che lavorano da diversi anni in Mozambico. La conferenza è stata l’occasione per capire il ruolo fondamentale della cooperazione in un paese in via di sviluppo, nonché per fare un viaggio, almeno virtuale, in un paese ricco di contraddizioni, ma molto affascinante. Sabrina Tardivo, specializzata in Sviluppo e Cooperazione e Cambiamenti climatici, lavora da oltre 10 anni nella cooperazione internazionale. Ha collaborato come ricercatrice con l'Universita' degli studi di Torino e ha gestito progetti di sviluppo in Senegal e Mozambico. Gabriele Tardivo si é laureato in Pianificazione territoriale, urbanistica e paesaggistico ambientale nel 2013 al Politecnico di Torino. Terminati gli studi, a seguito di un viaggio per andare a trovare la sorella Sabrina, ha deciso di fermarsi in Mozambico alla ricerca di nuove chiavi di lettura della relazione tra spazio urbano, qualitá della vita e felicitá. Dal 2014 lavora in Mozambico nella Gestione di progetti di cooperazione internazionale e dal 2018 si é specializzato sul tema urbano nella Fondazione Avsi, dove attualmente occupa l’incarico di coordinatore nazionale dei progetti urbani in Mozambico.

Dopo un inquadramento storico del termine “cooperazione”, utilizzato a livello internazionale a partire dal secondo dopoguerra con il Piano Marshall e sfruttato ampiamente nel periodo della decolonizzazione, Gabriele ha spiegato che oggi con “cooperazione internazionale” si intende soprattutto l'attuazione di progetti nei paesi in via di sviluppo realizzati con uno sguardo più sostenibile, quindi attento alla cultura e ai bisogni effettivi delle realtà locali.

Sabrina ha poi inquadrato rapidamente la storia del Mozambico a partire dall'approdo sulle sue coste da parte di Vasco de Gama (e la conseguente conquista portoghese, pagata a caro prezzo per secoli) per arrivare alla guerra d'indipendenza del '75, durata dieci anni e che ha visto il FRELIMO (fronte per la liberazione portoghese) prendere il potere e avvicinarsi al blocco sovietico. In seguito il paese venne lacerato da una violenta guerra civile fra il FRELIMO e il RENAMO (un esercito di liberazione anticomunista) conclusasi nel '92 grazie all'intervento dell'ONU e della Comunità di Sant'Egidio. Da allora il FRELIMO gestisce la politica del paese, che è una repubblica presidenziale con a capo, attualmente, Filipe Nyusi. Negli ultimi tre anni l'attenzione internazionale si è focalizzata sul nord del paese, occupato da gruppi di jihadisti che stanno terrorizzando la popolazione e che impediscono l'entrata ai giornalisti. La TOTAL (compagnia petrolifera francese) che aveva iniziato a investire nel paese, ha sospeso le attivitá a gennaio dopo un attacco a meno di 20 km dall’accampamento di Afungi (base logistica dell’estrazione di gas in Mozambico). Mercoledi scorso, appena dopo la dichiarazione del gruppo di riprendere i lavori ad aprile, i jihadisti hanno attaccato Palma, la cittá prossima all’accampamento, occupandola e distruggendola. L'azienda ha, quindi, nuovamente sospeso le operazioni. “La situazione è drammatica- sottolinea Sabrina – ci sono famiglie che vendono i loro figli agli estremisti perchè non possono mantenerli. La fine di questi bambini è quella di essere utilizzati come esche o scudi umani dai terroristi. Il governo rifiuta la collaborazione dell'ONU, ma non riesce a frenare questi gruppi estremisti neppure con le milizie paramilitari di cui si è dotato per affrontarli, con l'unico risultato di peggiorare la situazione”.

La povertà dilaga, la corruzione è dappertutto. Nonostante le grandi ricchezze minerarie di cui il paese è dotato, le strutture sono primitive: la rete stradale è disastrosa, ci sono pochi aeroporti, mancano i servizi essenziali in molte zone.

Eppure, nonostante le condizioni precarie e i molti pericoli, Sabrina e Gabriele sono ancora lì. “E se stiamo qui - dice Gabriele - è perchè, al momento, stiamo bene e abbiamo imparato ad affrontare le problematiche e gli imprevisti quotidiani con naturalezza e anche capacità di improvvisazione, come la popolazione locale, consapevoli, però, del fatto di poter prendere un aereo e andare via all'occorrenza”.

Sabrina Tardivo si è ammalata del mal d'Africa, è rimasta in Mozambico e ha iniziato a collaborare con i locali per aiutarli ad avere alcuni servizi basilari, di cui sono spesso sprovvisti: pozzi per l'acqua, vie di accesso per i disabili (che in Mozambico trovano ostacoli ovunque, sia fisici che culturali). Forse non è stato facile interagire subito con la cultura locale, ma ne è valsa la pena. E' della stessa idea il fratello che si occupa della pianificazione territoriale urbana per rendere più sicure, anche con piccoli accorgimenti, strutture assolutamente precarie sia per i materiali con cui sono state costruite sia a seguito degli uragani che flagellano il territorio nella stagione delle piogge. In particolare Gabriele Tardivo opera nelle aree informali, gli slums, costruite intorno alle grandi città, in modo che la popolazione possa usufruire di spazi sicuri e resilienti che incontrino le esigenze culturali e architettoniche del posto, autorità locali e “capi del quartiere” permettendo.

E le donne? Le donne sono fortemente discriminate, la maggior parte di loro, soprattutto nelle aree rurali, si dedica alla gestione della casa (ricerca di acqua e lavoro nei campi), senza possibilitá di avere una propria remunerazione e indipendenza. Subiscono spesso violenza e ciò è considerato lecito dalla comunità.

E il covid? Come viene affrontato in un paese in cui non si hanno i soldi per comprare le mascherine? Viene semplicemente ignorato dalla maggior parte della popolazione tanto da essere definito la “malattia dei bianchi”. Chi entra in ospedale e non sopravvive, poco importa di cosa sia morto, se di malaria, di colera o di covid. L'età media della popolazione però è bassa, intorno ai vent'anni, e questo fa sì che la pandemia venga percepita meno.

Sabrina e Gabriele hanno poi suggerito agli studenti alcune modalità per intraprendere un percorso di collaborazione internazionale: servizio civile internazionale, stage all'estero, contatti con varie ONG. Anche solo un certo turismo sostenibile può permettere di viaggiare in modo consapevole nel rispetto delle culture locali e quindi della collaborazione.

Conclude la conferenza con una frase di Luca Attanasio il prof. Giuseppe Tardivo, organizzatore dell'evento e zio di Gabriele e Sabrina: “L'Africa bisogna saperla amare, coi suoi pregi e i suoi difetti”.


comunicato stampa

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