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Attualità | 09 aprile 2021, 16:03

Psicologi in rivolta contro Draghi: "Siamo sanitari, vaccinarci è un dovere e una responsabilità, prima che un diritto"

Riportiamo la lettera dell'Ordine degli Psicologi scritta al presidente del consiglio che, ieri, in conferenza stampa, ha detto: "Smettetala di vaccinare gli psicologi di 35 anni, priorità agli anziani"

Psicologi in rivolta contro Draghi: "Siamo sanitari, vaccinarci è un dovere e una responsabilità, prima che un diritto"

Non è piaciuta agli piscologi la battuta di Mario Draghi che, ieri, in conferenza stampa, ha detto: "Smettetala di vaccinare uno psicologo di 35 anni, priorità agli anziani".

Il premier, però, non ha tenuto conto del fatto che gli piscologi, dal 2018, sono stati inclusi nella categoria delle professioni sanitarie. E la campagna vaccinale li ha inclusi. Insomma, gli psicologi non l'hanno presa benissimo, perché non hanno saltato nessuna fila. Ci sono altre categorie sanitarie non in prima linea, tra quelle che hanno avuto diritto, fin dall'inizio, alla vaccinazione.

L'ordine Psicologi del Piemonte ha inviato una lettera al presidente del Consiglio, che riportiamo.

Gentile presidente del Consiglio Mario Draghi,

La conferenza stampa con cui ieri, 8 aprile 2021, ha parlato all’Italia, è stata disarmante per due ordini di ragioni. La prima perché sembra evidenziare una disinformazione; la seconda sembra invece enfatizzare una sorta di distrazione.

Dal 2018 la professione psicologica è diventata professione sanitaria. Il Decreto legge n. 44, del 1 aprile 2021, prevede per le professioni sanitarie, quindi anche per le Psicologhe e gli Psicologi, l’obbligo vaccinale.

Da queste due ragioni nasce quindi non il diritto, ma il dovere e la responsabilità professionale delle Psicologhe e degli Psicologi di sottoporsi al vaccino.

Come Ordine Professionale degli Psicologi del Piemonte non possiamo ignorare le sue parole e l’impatto che queste hanno avuto su tutta la comunità professionale fatta di Professioniste e Professionisti Psicologi che ogni giorno dedicano le proprie competenze, il proprio tempo professionale, il proprio sostegno per aiutare le persone ad affrontare e a sopravvivere alla pandemia.

Ci riferiamo ai professionisti Psicologhe e Psicologi che lavorano nelle strutture sanitarie ed ospedaliere, nelle scuole e nelle università, negli istituti di pena, nelle comunità terapeutiche, nel territorio, nei propri studi professionali e che in “scienza e coscienza” contribuiscono a contenere e alleviare il malessere psicologico causato dalle conseguenze che il COVID-19 sta avendo, direttamente e indirettamente, sulle loro vite, sulla loro salute e sul loro futuro.

Avere consapevolezza di quanto le Psicologhe e gli Psicologi possono fare per la rinascita dell’Italia, in un momento tra i più difficili dal dopo guerra, significa voler concretamente (e non retoricamente) promuovere fiducia e resilienza nelle persone, in linea con quello che la comunità scientifica nazionale e internazionale sta evidenziando.

Ignorare questi aspetti è possibile, ma non auspicabile se l’obiettivo di un Governo responsabile e coraggioso è quello di costruire fiducia, collaborazione, possibilità per il futuro sano di un’Italia ancora inginocchiata di fronte ad un virus. La coscienza è quello che la psicologia aiuta a potenziare e promuovere ed è per questo che come Psicologhe e Psicologi non possiamo non ascoltare la forza etica che ci richiama alle nostre responsabilità scientifiche, cliniche, sociali, ma soprattutto umane.

Con l’auspicio che questo messaggio possa aver risvegliato l’interesse e il dovere del Governo a riconoscere la Psicologia e i suoi Professionisti.

redazione

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