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Attualità | 09 aprile 2021, 11:51

Settore benessere, gli artigiani non ce la fanno più: "Vogliamo lavorare e intanto gli abusivi hanno campo libero"

Stefania Baiolini (presidente Nazionale e Regionale di Confartigianato Estetiste): “Non si può penalizzare chi si comporta onestamente". Il danno stimato è di circa 30 milioni di euro in tutta la regione

Nuovo allarme per il settore benessere, tra chiusure e abusivismo

Nuovo allarme per il settore benessere, tra chiusure e abusivismo

Appello alle istituzioni per l’immediata riapertura degli operatori del settore dei servizi alla persona.

Un appello, l'ennesimo in tempi così difficili, per un settore che chiede di poter lavorare in sicurezza, ma che invece si ritrova costretto a mordere il freno. E' quello del benessere (estetica, acconciatura, ma anche tatuaggi e simili attività), che nel frattempo si ritrova anche di fronte alla beffa di vedere prosperare l'abusivismo: chi - approfittando dei negozi chiusi - va a lavorare a casa delle persone, in nero e al di fuori delle regole sia sanitarie che fiscali.

Secondo l’ultimo DPCM le imprese del benessere (chiuse dal 15 marzo), rimarranno chiuse fino a quando il Piemonte sarà in zona rossa (almeno fino al 12 aprile, dunque). Confartigianato Imprese ha calcolato che l’effetto combinato di mancati ricavi a causa della chiusura e della concorrenza sleale degli abusivi in questo mese di serrata causerà alle imprese di acconciatura e di estetica del Piemonte una perdita economica di circa 30 milioni di euro.

Un vero salasso per un settore che in regione conta 12.137 imprese con circa 22mila addetti.

Al di là dei pesanti danni economici a carico delle imprese – sottolinea Giuseppe Anastasia, responsabile settore benessere di Confartigianato Imprese Torino - i provvedimenti hanno favorito, fin dalla prima chiusura del marzo dello scorso anno, una pericolosa e ormai ingestibile proliferazione dell’offerta irregolare, agevolata dalla disponibilità di soggetti che, a fronte dell’impennata della richiesta,  continuano a erogare abusivamente al proprio domicilio o in quello del cliente, i servizi preclusi alle imprese. È stato fatto pertanto presente, anche con una nota del nostro Presidente nazionale di Confartigianato Marco Granelli indirizzata al Ministro Giorgetti, che la chiusura delle attività regolari, proprio in considerazione della particolare situazione emergenziale che vede un aumento costante dei contagi dovuti alla maggiore virulenza delle varianti del SARS-CoV-2, va a nostro avviso nella direzione opposta a quella auspicata dal Governo, andando ad amplificare il rischio piuttosto che contenerlo. E’ opportuno definire al più presto strumenti più incisivi coinvolgendo le autorità competenti che possano eliminare o quantomeno arginare questi servizi forniti abusivamente, ridando spazio alle imprese in regola che seguono i protocolli anti-contagio Covid-19”.

Ci sono almeno tre validi motivi per la riapertura – spiegano Stefania Baiolini, Presidente Nazionale e Regionale di Confartigianato Estetiste  ed Enrico Frea, Presidente Regionale del settore acconciature di Confartigianato Imprese Piemonte - Primo, gli investimenti e le precauzioni adottati per l’adeguamento ai protocolli di sicurezza per garantire la salubrità dell’ambiente di lavoro e per evitare la diffusione del coronavirus, garantiscono nei saloni e nei locali aziendali elevati ed efficaci livelli di prevenzione, ulteriori peraltro alle già rigide misure di sicurezza normalmente rispettate dagli operatori del settore a tutela della salute della propria clientela. Secondo, i saloni e i centri dove vengono prestate le attività di servizi alla persona non possono in alcun modo essere intesi quali luoghi di assembramento, stante il rigoroso rispetto degli indirizzi operativi riportati nell’Allegato 9 al D.P.C.M. 02 marzo 2021 per i singoli settori di attività, che consentono l'accesso dei clienti solo tramite prenotazione (su appuntamento) con rigorosi protocolli di igiene e il mantenimento dell'elenco delle presenze per almeno 14 giorni. Ed infine, permettendo la regolare apertura delle attività, le imprese potrebbero contare sugli introiti derivanti dai servizi e dalle prestazioni resi alla propria clientela, senza gravare sui conti pubblici per gli ammortizzatori sociali”.

Per questi motivi - concludono Baiolini e Frea – chiediamo ai rappresentanti politici di intervenire per favorire una pronta modifica al DPCM del 2 marzo 2021 che reintegri le attività di acconciatura ed estetica nell’allegato 24, consentendone lo svolgimento nelle zone rosse ed evitando in tal modo il protrarsi della situazione di pericolo per i cittadini fruitori di tali servizi erogati abusivamente e chiediamo, infine, di intraprendere azioni mirate per porre fine al dilagarsi della piaga dell’abusivismo”.

M.Sci.

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