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Sanità | 14 aprile 2021, 18:06

Cosa succede a 10 anni di distanza da un bypass aortocoronarico? Ecco il progetto "Priority" del Santa Croce e Carle di Cuneo

Fabio Barilli: "Lo studio ha consentito di identificare i fattori di rischio a lungo termine e ha creato dei calcolatori che stimano le probabilità, inserendo alcuni parametri, su un paziente che oggi verrà sottoposto a un intervento di bypass aortocoronarico"

Cosa succede a 10 anni di distanza da un bypass aortocoronarico? Ecco il progetto "Priority" del Santa Croce e Carle di Cuneo

Il Dipartimento cardio-toroco-vascolare dell’azienda ospedaliera “Santa Croce e Carle” di Cuneo ha condotto uno studio, denominato “Priority”, che si è concluso in questi giorni. È durato 4 anni, con un finanziamento importante del Ministero della Salute, ed è stato portato avanti, su 41.746 casi, con un finanziamento nell'ambito del bando per la Ricerca Finalizzata 2013, in collaborazione con la Regione Piemonte, l’azienda ospedaliera Città della Salute e della Scienza di Torino, il Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale della Regione Lazio e l'Istituto Superiore di Sanità.

Lo scopo – spiega Fabio Barili della Cardiochirurgia di Cuneo e referente dello studio – è stato quello di capire che cosa succede ai pazienti, operati di bypass aortocoronarico, a 10 anni di distanza. Sono stati coinvolti pazienti in tutto il territorio nazionale. Lo studio ha consentito di identificare i fattori di rischio a lungo termine e ha creato dei calcolatori che stimano le probabilità, inserendo alcuni parametri, su un paziente che oggi verrà sottoposto a un intervento di bypass aortocoronarico”.

Questo modo di lavorare, attraverso i dati e non attraverso le impressioni, è il futuro della scienza e della medicina – sottolinea Claudio Grossi, primario di Cardiochirurgia - . Questo studio rappresenta un passaggio metodologico epocale, in quanto la valutazione dei risultati delle cure è stata portata su scala nazionale, con un’attendibilità ampie e un periodo molto lungo”.

I risultati dello studio ‘Priority’ – aggiunge Alessandro Locatelli, direttore del Dipartimento Emergenze e Aree critiche – serviranno per definire le tecniche e le tecnologie che possono essere applicate nelle cure, alla luce del numero e delle caratteristiche delle complicanze che i pazienti svilupperanno nei prossimi 10 anni”. “L’ospedale di Cuneo continuerà a mantenere un ruolo centrale – conclude Barili, che è anche segretario scientifico della Società italiana di chirurgia cardiaca – negli studi nazionali portati avanti con Agenas, agenzia nazionale per i servizi sanitari del Ministero, e all’Istituto superiore di Sanità”. 

La malattia coronarica è una patologia molto diffusa in tutto il mondo e, nei prossimi 20 anni, è previsto un aumento del 16% della sua prevalenza con un forte impatto in termini clinici e di allocazione delle risorse.

L'intervento di bypass coronarico rappresenta il trattamento d'elezione per la malattia coronarica. In Italia vengono effettuati oltre 22.000 interventi ogni anno. 

comunicato stampa

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