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Sanità | 15 aprile 2021, 12:30

Meno accessi al Pronto soccorso di Cuneo e meno ricoveri nei reparti Covid: "Stiamo iniziando a vedere un po' di luce"

A parlare il dottor Andrea Sciolla, responsabile della Struttura semplice del Pronto Soccorso di Cuneo. Negli ultimi 15 giorni una lenta ma progressiva diminuzione anche dei casi gravi

Meno accessi al Pronto soccorso di Cuneo e meno ricoveri nei reparti Covid: "Stiamo iniziando a vedere un po' di luce"

"I numeri stanno migliorando giorno dopo giorno. Lo vediamo sia per quanto riguarda gli accessi sia per quanto riguarda la necessità di ricovero, quindi sia per numeri che per gravità. Stiamo vedendo un po' di luce". A dirlo il dottor Andrea Sciolla, responsabile della Struttura semplice del Pronto Soccorso di Cuneo.

Il Pronto Soccorso è l'area di primo accesso: qui si valuta, in base alla situazione clinica di chi arriva, se c'è la necessità di ricovero. Fino a quindici giorni fa, una buona parte delle persone che accedevano per Covid veniva ricoverata. A ondate: giornate con pochissimi accessi seguite da giornate drammatiche, per numeri e situazioni. 

Come è stato più volte evidenziato, più alto è il numero di contagi, maggiore è il numero di chi ha bisogno di un posto letto, rimanendo più o meno costante la percentuale: un 10% circa finisce nei reparti di media intensità, il 5% ha bisogno, invece, della terapia intensiva.

Ecco che, con la progressiva dimunuzione dei contagi, vera anche per Cuneo, pur permanendo la nostra provincia in zona rossa perché ancora sopra la soglia dei 250 casi ogni 100mila persone - abbiamo avuto punte di 450, ora siamo poco sopra i 270 - anche gli accessi al Pronto Soccorso e i ricoveri stanno dimunuendo e si stanno liberando dei posti letto.

Tradotto, nei prossimi giorni dovrebbe venire presentato un piano alla Regione Piemonte, da parte della Direzione Sanitaria del Santa Croce e Carle di Cuneo, per una progressiva normalizzazione e riconversione dei reparti alle attività ordinarie che, seppure non si siano mai totalmente interrotte, sono per forza di cose diminuite.

Gli ospedali, in questi ormai 14 mesi di pandemia, si sono dovuti riconvertire e riorganizzare più volte, in base ai picchi. Un lavoro immane, con spostamenti di personale, reparti completamente destinati al Covid e cancellazione di molte prestazioni non urgenti e, quindi, procrastinabili.

Quella della lenta ma progressiva diminuzione dei ricoveri è forse la notizia più importante, stante il fatto che, da settimane, il Piemonte è la regione d'Italia con il più alto numero di posti letto occupati. Sull'argomento si è espresso anche l'assessore alla sanità Icardi, evidenziando come fosse necessario rispondere con le cure territoriali e non sempre e solo con i ricoveri ospedalieri.

"Non ricoveriamo se non è necessario - aveva evidenziato due settimane fa il primario del Pronto soccorso di Cuneo dottor Lauria. La cosa è stata ribadita dal dottor Sciolla: "Il ricovero è un atto frutto di tante cose, della necessità clinica del paziente e delle possibilità alternative che offre il sistema sanitario dal punto di vista territoriale. Noi, come medici di pronto soccorso, non abbiamo un vantaggio a saturare gli ospedali e le terapie intensive e semintensive. Certe esternazioni non fanno piacere".

Sulle progressive riaperture, in particolare delle scuole, Sciolla aveva già nello scorso autunno, nel pieno della seconda ondata, evidenziato come, soprattutto tra i ragazzi, fosse mancata un'informazione mirata e di sensibilizzazione anche sui comportamenti da tenere. "Sarebbe stato necessario fare un'attività educativa. La scuola in sè non è veicolo di contagio, le regole vengono rispettate. Come si è sempre detto, il problema sta in ciò che avviene prima e in ciò che avviene dopo. Mi riferisco ai trasporti, ma non solo. Sono mancati soprattutto i controlli. Forse sarebbe bastato ricordare ai ragazzi che la mascherina, alle fermate degli autobus, va indossata". 

barbara simonelli

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