/ Politica

Politica | 15 aprile 2021, 18:15

Insegnamenti della pandemia come base per le sfide future: la visione del consigliere saluzzese Andrea Tagliano

Saluzzo Monviso 2024, potenzialità del territorio e opportunità per le nuove generazioni sono i temi trattati nella seconda intervista dedicata al rapporto giovani e politica

Andrea Taglìano

Andrea Taglìano

Non solo riparare e recuperare l’esistente, ma plasmare un modo migliore di vivere il mondo di domani”: sono le parole della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, volte a spiegare il proposito che muove il piano straordinario europeo, Next Generation EU.

Futuro, innovazione, coesione sociale e territoriale, politiche per la prossima generazione sono temi con i quali anche Saluzzo è chiamata a confrontarsi. Lo apprendiamo attraverso la prospettiva del più giovane consigliere comunale della maggioranza, Andrea Tagliano (classe 1992).  

Nel maggio 2019 ha preso parte alla campagna elettorale a favore del candidato sindaco Mauro Calderoni, nella lista “Una città da amare”. Cosa l'ha spinta a questa decisione? Dove nasce il suo interesse per il mondo della politica?

"Ho sempre saputo che qualora ci fosse stata la possibilità avrei scelto di fare parte di questo mondo: le elezioni 2019, seguite alla mia decisione di rimanere a Saluzzo dopo il percorso universitario, sono state l’occasione per entrarvi.

È come se facessi politica in realtà un po' da sempre: informandomi, leggendo giornali, sfruttando ogni opportunità per dare un mio apporto alla città. È la mia dimostrazione d’amore per il luogo in cui vivo." 

Raggiunta la soglia di 132 voti è stato eletto consigliere comunale. Che tipo di esperienza ha vissuto come membro del Consiglio? Soprattutto dopo quest’ultimo anno, in cui molti universitari sono stati portati a “riabitare” il proprio territorio, perché è importante che anche i giovani partecipino attivamente alla vita politica locale?

"Il momento dell’elezione ha inaugurato la mia percezione di non sapere nulla e di avere molto da imparare: in questo è stato fondamentale poter conciliare il ricambio generazionale con l’aiuto recato da una squadra di esperienza decennale. Ho cercato di arroccarmi il più possibile in ciò che conosco (faccio parte, infatti, della Commissione bilancio) e, parimenti, di carpire quanto potevo da ogni ambito. 

I giovani, estranei alla logica del “si è sempre fatto così”, apportano freschezza di idee, passione, curiosità, oltre alla possibilità di rappresentare gli interessi dei coetanei, nel momento in cui sussistano delle vere esigenze.

La consapevolezza di molte cose si matura per confronto diretto: il ritorno in provincia potrebbe essere l’occasione per i giovani di prendere coscienza dell’Amministrazione cittadina e sondare l’eventualità di fornire il proprio contributo, in sedi istituzionali o meno.

Un dispiacere conseguente il 2020 è l’impossibilità di sfruttare al massimo tutto il bacino potenziale legato alla nuova biblioteca, spazio giovani, sala prove."   

Come è possibile conciliare il principio di cittadinanza attiva con un momento storico che tende a ridurre al minimo ogni occasione di incontro inter-personale e a trasformare ogni ricorrenza in “celebrazione” virtuale? Com’è cambiato il fare politica in quest’ultimo anno?

"La percezione è che la politica si sia spostata molto dalle piazze allo schermo, diventando, sotto alcuni punti di vista, più fruibile e questo è un aspetto positivo da preservare. Poi c’è un secondo modo di fare politica, basato sul confronto e sull’incontro.

Credo che in situazioni simili siano due gli atteggiamenti utili da adottare: fare tesoro di ciò che siamo stati costretti ad imparare, sfruttando le connessioni digitali per ampliarsi o prendere appunti. Cogliere quanto di buono questa situazione può offrire, affrontandola come una fase in cui annotare tutto quanto non abbiamo potuto fare per ricordarci di farlo quando nuovamente sarà possibile. 

Tra i numerosi insegnamenti che la pandemia ci ha trasmesso uno, concernente i giovani, riguarda sicuramente l’insostenibilità di una visione dualistica che oppone città-polo e periferia; la necessità di ripopolare le aree interne e a bassa intensità abitativa; la consapevolezza che anche la propria casa può rappresentare uno stimolo e trasformarsi in abitazione fissa, pronta ad accogliere le competenze di ognuno." 

Proprio questo lunedì, 12 aprile, è stato inaugurato il polo vaccinale adibito al Pala CrS, nel solco della campagna “Saluzzo si vaccina”. Com’è stata la gestione del Comune di questo periodo di pandemia, sul fronte sanitario e non? 

"Così come il prototipo della città accentratrice, ugualmente impraticabile si è rivelato, in questo tempo di criticità, quello del polo ospedaliero accentratore. Gli ospedali di quartiere hanno riacquistato dignità, ospitando interventi minori o legati alla pandemia.

La messa a disposizione del Foro Boario quale polo vaccinale ha dimostrato concretamente come la politica sia costituita sì da persone e idee, ma anche da ostacoli che, a prescindere da chi “indossi la medaglia”, necessitano di risoluzione.

Più è grande l’entità del problema più si rivela fondamentale la capacità di focalizzare le energie in un’unica direzione, relegando momentaneamente in secondo piano le ideologie. 

Gli interventi del Comune in questo periodo possono essere classificati su più fronti: dal punto di vista socio-economico, per esempio, l’offerta di impieghi a disoccupati o il raddoppio della quota per i buoni pasto messi a disposizione dallo Stato.

Grazie anche alla collaborazione instaurata con Diocesi e Fondazione CRS si sono intrapresi lavori per la valorizzazione del nostro patrimonio artistico, come i restauri del Duomo, di San Giovanni, il cantiere allestito alla Castiglia per ospitare il Pittara. Alcune di queste iniziative potranno forse destare stupore in un momento in cui l’emergenza sanitaria tende ad assorbire ogni pensiero: io penso invece che sia fondamentale essere strutturati, per avere una visione globale e onnicomprensiva dei problemi.

Ci sono poi altri gesti, come un albero di Natale illuminato in anticipo, la mezza del Marchesato, la commemorazione di militari e civili, forse più difficili da etichettare, se non come “cura” per il morale della cittadinanza."

La parola “giovani” è costitutiva per la candidatura di Saluzzo a capitale italiana della cultura 2024, la quale nasce con l’intento di valorizzare il territorio in quanto luogo di opportunità.

Obiettivo che, a prescindere dal risultato, può forse ritenersi almeno in parte conseguito dato l’apporto recato dai giovani a partire ciascuno dal proprio ambito di competenza. Quali sono i vantaggi che questo progetto culturale può recare alla città?

"Lo spirito è insito nel nome: presentandosi come “Saluzzo e Terre del Monviso” si evince che l’intento è di candidare un territorio nella sua unità e differenziazione insieme.

È una grande occasione per esportare la conoscenza dei nostri luoghi e per consolidarli, consapevoli del pregio della differenza e, parimenti, della forza di un comune spirito di appartenenza, che è bello pensare simboleggiato dal “totem” identificativo del Monviso.

In economia spesso si usa l’espressione “stress test”, per valutare la salute di un bilancio, contemplando anche le voci più complicate: questa candidatura è veramente uno stress test per il nostro territorio, chiamato a dimostrare l’identità del suo popolo. 

Come invita il bando stesso, è necessario valorizzare non soltanto le cose belle di oggi, ma anche quelle che potranno esserlo domani e questa forzatura verso il futuro è il medesimo principio espresso dall’espressione “Next generation EU”.

Nella relazione formulata da 5^ e 14^ Commissione della Camera sulla bozza del PNRR le autonomie locali sono individuate quali vere attrici del prossimo quinquennio, chiamate ad attuare molti dei progetti anche con il contributo dei soggetti economici locali.

Così come a livello socio-culturale, anche a quello economico la prospettiva volge alla ri-popolazione dei Comuni e l’Europa dice esattamente questo, stanziando denaro ed elargendo ai singoli l’indipendenza di deciderne il più proficuo utilizzo. Saluzzo da 25 anni partecipa e risponde efficacemente ai bandi europei." 

In qualità di ex-universitario, è consapevole per esperienza dell’importanza di un’efficace linea di trasporto e di collegamento territoriale. Qual è la sua opinione riguardo la sospensione delle linee ferroviarie Cavallermaggiore – Bra/Savigliano – Saluzzo?

"Ritengo una grande perdita che non si colleghi all’asse torinese il nucleo abitativo di Saluzzo, soprattutto considerando il ruolo di quest’ultima quale punto focale tra cinque valli montane.

È un collegamento che comporterebbe riduzione del traffico e del rischio di guida su strada, incremento del trasporto pubblico con conseguenze ecologiche notevoli, miglioramento della qualità di vita, oltre all’invito implicito a fare visita ad un territorio collegato e, pertanto, ritenuto potenzialmente attraente."

Ludovica Rossi

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium