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Attualità | 16 aprile 2021, 13:15

Saluzzo, la nuova biblioteca intitolata a Lidia Beccaria Rolfi

Il nome della scrittrice, insegnante di Mondovi, partigiana con il nome di battaglia da staffetta «Maestrina” ha avuto il maggior numero di voti. La cerimonia di intitolazione è prevista a fine giugno

Lidia Beccaria Rolfi

Lidia Beccaria Rolfi

Il nome era dato per certo da qualche tempo. E ora giunge la conferma ufficiale da parte del Comune. La nuova casa dei libri nella ex Caserma Musso si chiamerà "Biblioteca Lidia Beccaria Rolfi".

Il nome della scrittrice, insegnante ed ex deportata di Mondovì è risultato il nominativo più votato, nella seconda fase di suggerimenti dai saluzzesi.

Su 1479 preferenze espresse sul web, con i tagliandi e dalle scuole cittadine, Beccaria Rolfi ne ha totalizzate 770.

Seguono Alessio Ollivero, l’unico saluzzese promotore della realizzazione della prima biblioteca civica cittadina, in quella che è ora Palazzo Italia, con 277 segnalazioni. Al terzo posto Alexander Langer (105), Maria Montessori (72), Alda Merini (68), Gianni Rodari (60), Antonio Bodrero (55), don Lorenzo Milani (45), Lalla Romano (18) ed Elsa Morante (9).

Mercoledì pomeriggio (14) la giunta comunale ha approvato la delibera che ufficializza la scelta del nuovo nome della nuova biblioteca civica che sarà inaugurata ufficialmente nel fine settimana del 26-27 giugno.

E’ annunciata la presenza del figlio di Lidia Rolfi, Aldo, che come informa il comunicato stampa del Comune commenta così: “E’ una notizia stupenda e mi onora sapere che il nome di mia mamma sarà legato alla nuova biblioteca. Credo sia un riconoscimento ulteriore per la sua attività di testimone delle deportazioni e dei campi di sterminio che ha portato avanti dagli Anni ‘50 in poi.

Mamma era molto affezionata a Saluzzo e alle sue valli – prosegue -. Li ha iniziato a lavorare, è entrata nella Resistenza, è stata arrestata e anche rinchiusa nella Castiglia. Era molto amica di Isacco Levi e di Piero Bolla. Quando dovevo venire a Saluzzo mi accompagnava sempre volentieri perché aveva piacere di fare un giro sotto i portici e poi su fino in cima alla collina dove c’era l’ex carcere".

La scelta del nome per la nuova biblioteca ha coinvolto nella campagna di suggerimenti promossa dal Comune molti cittadini e ha suscitato discussione, come l’esclusione dal  “primo turno”  del nome del libraio editore saluzzese Federico Tozzi, scomparso prematuramente lo scorso anno e ha fatto conoscere da prospettive diverse i pezzo di storia di Saluzzo, legata alla figura di Alessio Ollivero.

"Come Amministrazione comunale – dice il sindaco Mauro Calderonisiamo molto soddisfatti per la conclusione di questo processo partecipato per la scelta del nome e per la figura individuata dai cittadini con il maggior numero di voti.

La nostra biblioteca sarà intitolata  ad una donna, un’insegnante, una scrittrice e una testimone delle atrocità del nazismo e fortemente e convintamente antifascista. Una figura di spicco del panorama culturale della provincia di Cuneo, forse ancora poco conosciuta soprattutto ai più giovani, che potrà anche dare nuovi ed ulteriori spunti di approfondimento e di studio sulla sua opera e sui suoi pensieri.

Una persona legata a Saluzzo e a cui Saluzzo lega con entusiasmo il suo nome almeno per i prossimi decenni».

Chi era Lidia Rolfi, nella scheda fornita dal Comune

Lidia Beccaria Rolfi era nata a Mondovì l’8 aprile 1925 dove è morta il 17 gennaio 1996.

Originaria di una famiglia contadina, frequenta le Magistrali a Mondovì e si diploma nel luglio 1943. Ad ottobre di quell’anno ha il suo primo incarico come maestra nella scuole di borgata

Torrette a Casteldelfino. In alta valle Varaita prende contatto con la Resistenza ed entra nella XI divisione «Garibaldi», XV brigata «Saluzzo». Il comandante partigiano "Ezio" Ermes Bazzanini le dà il nome di battaglia da staffetta "Maestrina Rossana". Il 13 aprile del 1944, dopo una spiata, viene fermata a San Maurizio di Frassino dai fascisti repubblichini e portata all’Albergo dell’Angelo a Sampeyre dove viene torturata.

La mattina dopo viene messa davanti ad un finto plotone di esecuzione, prima del trasferimento a Saluzzo, poi a Cuneo e infine alle "Nuove" di Torino. Dopo più di 3 mesi in cella, il 27 giugno 1944 inizia il suo viaggio in treno per Ravensbruck dove è rimasta fino al 26 aprile 1945.

Torna in Italia mesi dopo, in autunno. Appena rientrata riprende il suo lavoro di maestra. Intanto si laurea a Torino e inizia ad insegnare Didattica e Pedagogia alle Magistrali di Mondovì, fino alla pensione.

Pubblica nel 1978 "Le donne di Ravensbruck" con Anna Maria Bruzzone, prima opera in italiano sulla deportazione femminile nei campi di concentramento della Germania nazista. Nel 1996 dà alle stampe "L' esile filo della memoria", racconto autobiografico del suo ritorno dopo l'esperienza del lager e del difficile reinserimento nella vita civile.

Nel 1997 esce postumo "Il futuro spezzato", un saggio sull'infanzia durante la dittatura nazista, cui lavorava da quasi venti anni e di cui Primo Levi ha curato l'introduzione.

Oltre alla nuova biblioteca saluzzese a Lidia Beccaria Rolfi sono già intitolate da anni la via di Mondovì Breo dove abitava la donna e dove oggi abita il figlio (un tempo via Giardini), tre scuole primarie tutte in provincia di Cuneo (a Mondovì, oggi non utilizzata, a Cuneo e a Genola) e un giardino a Fossano.

v.b.

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