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Ad occhi aperti | 17 aprile 2021, 15:03

Lupi che si raccontano come pecore: Hunters

Credo chiunque conosca le uscite pubbliche della Rowling nel corso degli ultimi anni. Dichiarazioni, mi permetto di dire, che poco riscontro trovano in quelli che sono i temi di accettazione del diverso e di autodeterminazione che popolano la saga di Harry Potter

Al Pacino, uno dei protagonisti della serie tv

Al Pacino, uno dei protagonisti della serie tv

“Hunters” è una serie televisiva di produzione statunitense del 2020, ideata e scritta da David Weil. Protagonisti della serie – ambientata a New York nel 1977 - sono i Cacciatori, un gruppo di “investigatori” che hanno scoperto come diversi ex-ufficiali nazisti si siano nascosti sul suo americano; a guidarli, il magnate ebreo Meyer Offerman, che però nasconde più di un segreto.

Sarò sincero: questa settimana non vi consiglierò un prodotto imperdibile, un caposaldo della produzione televisivo-cinematografica internazionale, o un’opera miliare della storia del fumetto contemporaneo. Piuttosto, andrò sul sicuro, puntando il dito verso “Hunters”, che è tutto tranne che questo (ma ci arriviamo dopo).

Anche l’argomento potrebbe sembrarvi un po’ strano, rispetto al solito. Perché stavolta parliamo di J.K. Rowling, ultra-celebre scrittrice e autrice di una delle saghe fantasy - oggettivamente – più influenti degli ultimi vent’anni, ovvero quella di Harry Potter: la Rowling – dopo alcuni lavori sotto pseudonimo dalle alterne fortune – è tornata infatti di prepotenza alla lettura per ragazzi e il prossimo 12 ottobre farà uscire “Il maialino di Natale”.

Nessuna sorpresa, visto il titolo: sarà una storia zeppa di buoni sentimenti, senso della famiglia e importanza della perdita come elemento formativo nella crescita di un bambino. Tutti elementi già presenti nella saga del maghetto con la cicatrice, qui inevitabilmente rapportati a un lettore più giovane ancora.

E direte, lo so, “ma cosa c’entra una serie tv in cui si cacciano i nazisti con un libro per bambini in uscita in vista delle feste di Natale”? Nulla. Ma J.K. Rowling – come personaggio pubblico, soprattutto -  ha davvero molto a che fare con Meyer Offerman, il protagonista della serie stessa.

Non proseguite nella lettura oltre questo punto, se non avete visto l’intera prima stagione di “Hunters”.

Il personaggio interpretato da Al Pacino, si scopre nelle battute finali dell’ultima puntata, non è affatto chi ha sempre detto di essere. Non è Meyre Offerman, l’amore della vita della nonna del giovane protagonista della serie, che invece è morto nei campi profughi poco dopo la liberazione; invece, è il sadico scienziato nazista conosciuto come “Il Lupo”, che proprio della nonna del protagonista si era innamorato durante la detenzione nei campi di sterminio, e che dopo una tardiva epifania ha deciso di fondare i Cacciatori ed eliminare gli ex-nazisti nascosti sul territorio americano.

Ascoltando le parole del finto Mayer durante il suo lungo faccia a faccia con il protagonista della serie è impossibile non comprendere la sua scelta di vita: il personaggio di Al Pacino è indubbiamente convinto del fatto che la sua caccia sia un qualcosa di “sacro”. Ma per sé, soltanto, per espiare alle colpe del proprio passato come nazista… una passata di dolore e morte, per coprire altro dolore e altra morte.

Credo chiunque conosca le uscite pubbliche della Rowling nel corso degli ultimi anni. Dichiarazioni forti e controverse – per dirne bene - , che l’hanno spesso portata a scontrarsi con la comunità transessuale mondiale e che hanno chiarito, senza mezzi termini e senza intenzione di smentita, la sua posizione tutt’altro che aperta sulle donne trans. Dichiarazioni, mi permetto di dire, che poco riscontro trovano in quelli che sono i temi di accettazione del diverso e di autodeterminazione che popolano la saga di Harry Potter… e che sono certo, seppur forse in misura minore, popoleranno anche “Il maialino di Natale”.

Lupi travestiti da pecore. E che, mentre ne mangiano una, raccontano alle altre di non essere lupi. Anzi, che sono convinti di non esserlo nonostante ne conservino sempre gli istinti.

Probabilmente esagero ad accostare la figura di una delle più importanti scrittrici del XXI° secolo a quella di un ex-nazista redento e incapace di trovare pace se non nella violenta distruzione di ciò che è stato. Ma forse bisognerebbe chiederlo a chi ha deciso – proprio per le dichiarazioni pubbliche della Rowling – di boicottare lei e ognuna delle sue opere, a cominciare proprio dalla saga di Harry Potter.

Io mi limito a guardare ciò che accade, leggere ciò che viene detto e scritto. E rimango convinto del fatto che conoscere a fondo un autore sia la strada migliore per distruggerne l’armatura di idealizzazione dii cui noi, come pubblico, l’abbiamo investito.

simone giraudi

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