Il signor Alberto (nome di fantasia) ha un bar nel Cebano. Chiede di restare anonimo, anche perché la sua vicenda di gestore di locale chiuso in zona rossa e arancione riguarda migliaia e migliaia di persone che, come lui, provano a sopravvivere.
"Lavoriamo pochissimo. Qui, nei paesini piccoli, c'è poco passaggio, qualche caffè per chi lavora e qualche pasto a pranzo, che sporgiamo all'esterno, come prevede la norma" - ci dice.
Da mesi, appunto, questo è il suo lavoro. Il suo locale non può più essere definito pubblico, perché non ci entra nessuno, nemmeno per andare in bagno. E tantomeno per sedersi a guardare la televisione, punto di ritrovo per le persone del paese.
Il fatto che il suo locale, di pubblico, non abbia più niente, non è bastato a risparmiargli l'arrivo del bollettino per il pagamento del canone Rai. Ben 407 euro. molto di più di ciò che si paga per le utenze private. A questi 407 euro, a breve, dovrà aggiungere l'importo che deve alla Siae e ai "fonici". Altri 300 euro. Che in totale, in un anno in cui il suo locale di pubblico, appunto, non ha avuto niente, sono più di 700.
I soldi del canone Rai li ha già pagati, "perché sono uno stupido", ci dice non senza un pizzico di amara ironia.
"Sono indignato - continua. Ho subito, come quasi tutti, limitazioni di ogni genere. Il mio locale è vuoto e triste. Ho detto “quasi tutti”, perché nel frattempo ho visto gli Autogrill continuare a lavorare come se niente fosse, come se loro fossero “Covid Free". Eppure anche quest’anno arriva il bollettino di pagamento e… sorpresa, o forse no: importo pieno come se fossimo stati aperti al “pubblico”. Come al solito parole e promesse tante, fatti pochi. Ma nella busta c’è ancora un foglio, la beffa, che mi avverte che con grande magnanimità la RAI mi concede una proroga di un mese per il pagamento, su cui non verrà applicata nessuna “mora”. Non uno sconto, o meglio ancora, visto che il locale è stato ed è chiuso al pubblico, la tariffa da ”casa”. Se non ho i soldi per pagare, perché non ho lavorato, non posso averli il mese dopo. E' vergognoso. Per dirla alla Totò: e io pago!"