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Click sulla Psicologia | 29 aprile 2021, 16:03

Disturbi specifici dell'apprendimento (DSA): conoscerli per comprenderli

ono disturbi del neurosviluppo che si caratterizzano per la compromissione specifica di una o più aree dell’apprendimento, causando difficoltà nello studio e nel lavoro

Foto da: Pixabay

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DSA: quante volte avete sentito utilizzare questa sigla o parlare di Disturbi Specifici dell’Apprendimento? Sappiamo realmente di cosa si tratta e quali interventi si possono attuare? I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) sono disturbi del neurosviluppo che si caratterizzano per la compromissione specifica di una o più aree dell’apprendimento (lettura, scrittura, grafia, calcolo), causando difficoltà nello studio e nel lavoro.

Nella maggior parte dei casi, vi sono ripercussioni anche sulla sfera emotiva, relazionale e psicologica. Molti ragazzi, infatti, a causa dei ripetuti insuccessi possono sentirsi inadeguati, frustrati e rassegnati, con il rischio di sviluppare ostilità e rifiuto nei confronti dello studio e della scuola. A questi, si aggiungono importanti ricadute sull’autostima e autoefficacia personale.

Nonostante negli ultimi anni si sia osservato un crescente interesse rispetto a queste tematiche, esistono ancora alcune credenze erronee che possono ostacolare una più profonda e accurata comprensione dei DSA. Proviamo a vederne alcune:

#1. Non tutti i bambini con difficoltà in lettura, scrittura o matematica sono DSA. 

Per porre diagnosi di DSA è necessaria un’accurata valutazione che includa diversi fattori e coinvolga genitori, insegnanti e clinici specializzati. Deve essere esclusa, per esempio, la presenza di ritardo intellettivo, di disturbi percettivi o altre cause legate a fattori esterni, come situazioni socioeconomiche sfavorevoli o di ostacolo al percorso scolastico. Alcune condizioni, inoltre, possono essere temporanee: un bambino potrebbe essere lento a leggere perché non è un’attività per lui abituale. In questi casi, interventi precoci di potenziamento sono in grado di agire in modo specifico e produrre ottimi risultati.

#2. Il DSA non ha a che fare con l’intelligenza

Come detto, la diagnosi di DSA richiede l’esclusione di condizioni di ritardo intellettivo. Questo passaggio avviene grazie ad una valutazione del funzionamento cognitivo, che attesti la presenza di un Quoziente Intellettivo nella norma o superiore.

Al di là delle questioni tecniche, è importante sottolineare come il termine “intelligenza”, ad oggi, sia riduttivo e improprio. Sarebbe più corretto parlare di “intelligenze”: ognuno possiede aree per cui mostra una maggiore predisposizione e che andrebbero sfruttate, soprattutto nell’ambito dell’apprendimento. Per gli studenti con DSA, evidenziare i punti di forza e insegnar loro come utilizzarli a proprio vantaggio è fondamentale. Questo approccio permette di agire concretamente sulle difficoltà e aumentare l’autostima, troppo spesso definita esclusivamente sulla base dei loro insuccessi.

#3. Non è questione di pigrizia                                                                            Molto spesso, questi ragazzi vengono considerati come pigri e svogliati. È importante comprendere che per chi ha un DSA l’apprendimento e la scuola rappresentano momenti di forte stress. Ogni attività legata a questi ambiti è estremamente faticosa perché richiede un investimento di risorse cognitive maggiori rispetto ai compagni.

Per un dislessico, ad esempio, la lettura di un testo può richiedere il triplo del tempo, per un disortografico la scrittura di un tema risulta è un’attività impegnativa perché deve prestare attenzione costante sia alla forma sia al contenuto. Non è raro, tuttavia, che la fatica quotidiana e le esperienze di ripetute frustrazioni portino ad un senso di rassegnazione e demotivazione verso la scuola e lo studio, che erroneamente viene interpretato come pigrizia.

#4. I DSA non sono malattie, ma caratteristiche

Dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia sono legate a specifiche alterazioni neurobiologiche. Nonostante la definizione di “Disturbi”, andrebbero considerate come caratteristiche del soggetto (al pari del colore dei capelli) che saranno sempre presenti, ma che non impediscono di vivere una vita serena. Da questo punto di vista, è fondamentale individuare tempestivamente le difficoltà, in modo da promuovere interventi mirati e specifici per agevolare il percorso scolastico e limitare l’impatto negativo nei diversi contesti.

Quali interventi è possibile attuare?

• Potenziamento dei prerequisiti di lettura, scrittura, calcolo sono mirati alle specifiche difficoltà in bambini in età prescolare e possono portare ottimi risultati, soprattutto se effettuati tempestivamente.

• Potenziamento cognitivo: per intervenire e lavorare sull’attenzione, memoria e funzioni esecutive, fortemente sollecitate in ambito scolastico;

• Interventi metacognitivi e sul metodo di studio per potenziare la capacità di gestione in autonomia, promuovendo parallelamente il senso di autostima e motivazione.

• Supporto psicologico per ridurre eventuali disagi emotivi, relazionali e psicologici associati. 

• Tutoraggio DSA: il Tutor è un professionista specificatamente formato che si occupa di sostenere l’apprendimento in bambini e ragazzi con DSA. In particolare, agevola l’acquisizione di un metodo di studio efficace e personalizzato, di favorire un corretto utilizzo degli strumenti compensativi e di promuovere l’autonomia e autostima.

elisa bosso

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