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Politica | 30 aprile 2021, 07:14

Partecipare al cambiamento in cui si crede, attraverso tematiche di urgente attualità: è Possibile!

La quarta intervista sul tema giovani e politica affronta l’esperienza di militanza del saluzzese Carlo Pignatta all’interno del partito Possibile

Carlo Pignatta

Carlo Pignatta

Uno statuto, un Patto Repubblicano, un Segretario, un’assemblea di Stati generali, tre Comitati a livello nazionale e oltre 200 nati su tutto il territorio italiano: questa è la struttura di Possibile, partito politico fondato a Roma nel 2015 da Giuseppe Civati. Ne intervistiamo un tesserato saluzzese, il musicista Carlo Pignatta, classe 1995. 

Nel gennaio 2021 si è iscritto a Possibile: da dove sorge questa decisione e quale significato riveste, secondo lei, il tesseramento di un giovane ad un partito politico?

"La decisione è maturata dopo un periodo di distacco dalle tessere di partito: sono stato iscritto al Pd durante l’ultimo anno di superiori, per poi abbandonarlo e dedicarmi, negli anni universitari, interamente all’associazionismo con ANPI e Greenpeace. In tale circostanza ho potuto comprendere quanto l’attivismo sia doveroso quando si condividono determinati ideali, quali, nel mio caso, l’antifascismo o l’ambientalismo.

Tuttavia un partito, attraverso la sua natura decisionale e partecipativa alla vita politica, permette di mantenere un approccio più concreto. Sono molte le sfide e le battaglie da affrontare e l’adesione partitica può essere un modo efficace per partecipare direttamente al cambiamento che si desidera attuare, concretizzando, nei limiti del possibile, le proprie idee." 

Possibile è un partito che, come lei stesso scrive, è incentrato “sui temi e non sui calcoli”, temi che spaziano dal lavoro, all’istruzione, all’ambiente, alla democrazia e diritti civili, ai migranti, alla condizione femminile e, in generale, delle minoranze, alle tasse… eppure spesso è stato irriso mediante l’etichetta di “partito delle cause perse”. Perché invece ha senso l’esistenza e la militanza all’interno di un partito politico attento a simili tematiche, di urgente attualità?

"Possibile è un partito che, come alcuni altri, non ha paura di ammettere la propria identità di sinistra, di esprimere i propri valori, distinguendo il compromesso sano da quello dettato dal timore di non ledere nessuna parte e mascherato dal rifiuto di presunta intransigenza. Si appella espressamente ai nomi di Gramsci, Berlinguer, Nilde Iotti… nei quali individua i propri punti di riferimento.

È un partito convinto della necessità di parlare di temi effettivi, che non possono essere penalizzati dal calcolo politico. La mia uscita dal Pd è stata determinata dalla stanchezza nei confronti del voto utile e dell’accontentarsi del meno peggio: vorrei poter ragionare sulla base di ciò in cui davvero credo.

In Possibile riscontro il coraggio di mettere in discussione il sistema vigente. Una canzone dei Modena recita “l’utopia è rimasta, ma la gente è cambiata, la risposta ora è più complicata”: la risposta è più articolata perché non può più consistere nel rovesciamento del capitalismo, sventolando bandiere rosse nelle piazze in nome della rivoluzione, ma, individuando il problema, deve condurre verso soluzioni accettabili e congeniali." 

Tanto il vostro simbolo (il segno matematico dell’uguale), quanto il vostro slogan (“E’ possibile! L’uguaglianza come motore, la diversità come innovazione”) si richiamano apertamente al principio cardine dell’uguaglianza, estesa ad ogni ambito e settore.

“Possibile” è un nome che evoca eventualità, fiducia in qualcosa di latente che esiste ma che non ha ancora sprigionato interamente le sue potenzialità: qual è l’Italia che, secondo lei, è “possibile” concretizzare?

"L’Italia che è possibile concretizzare è quella che sappia conciliare un’effettiva transizione ecologica con il rispetto dei diritti del lavoro: le ragioni dell’inquinamento rendono legittima la chiusura di una fabbrica purché non dimentiche di quelle sociali e della necessità di preservare i posti di lavoro.

È un’Italia da adibire a scenario di lotta contro la misoginia e a favore della parità di genere, nella quale il riconoscimento del ruolo femminile sia effettivo e non, come riflette Michela Murgia nel suo libro “Stai zitta”, esempio sporadico da esibire per tacitare rivendicazioni, che si risolve in un ulteriore trionfo del patriarcato.

È possibile un’Italia sensibile alle pari opportunità e diritti, alle lotte LGBT, all’uguaglianza sostanziale; un’Italia attrice nella lotta al razzismo, nella ricerca della progressività fiscale a tutela dei deboli, che solleciti contributi proporzionali alle facoltà di ognuno. Tutto questo significa lottare per l’uguaglianza." 

All’interno del suo manifesto Possibile esprime apertamente il proprio impegno per la promozione della pace, la tutela dei diritti, lo sforzo diplomatico per la risoluzione dei conflitti, citando una frase di Alexander Langer: “Fa una grande differenza essere circondati da un clima di esaltazione “eroica” della guerra (come avvenuto sotto i regimi fascisti tra le due guerre mondiali in Europa) o da quel “ripudio” della guerra che la Costituzione della Repubblica italiana esprime e che le iniziative pacifiste cercano, da sempre, di incoraggiare e rendere vivo”. 

Perché l’osservanza e celebrazione di ricorrenze come l’appena trascorso 25 aprile continuano a rappresentare un imperativo morale per i cittadini italiani, che non deve annoiare ma che è importante ripetere ogni anno?

"I valori della Resistenza figurano nella Costituzione e risultano fondanti del nostro Paese. È importante preservarli, mantenendo sempre la capacità di interpretarli all’interno di nuove battaglie che, magari, nel momento storico in cui furono formulati potevano non esistere o non colpire a sufficienza la coscienza collettiva.

Per citare ancora i Modena, essi immaginano in un loro brano di ascoltare le parole di Germano Nicolini, comandante partigiano dell’Emilia Romagna: “noi sognavamo un mondo diverso, di libertà, di giustizia, di pace, di fratellanza e di serenità. Da allora sono passati sessant’anni e purtroppo questo mondo non c’è…”: avendo avuto un nonno partigiano sento forte questo invito a continuare la lotta di quei giovani.

Ma a parte la sensibilità personale, ricordare e attualizzare quei valori, consapevoli del nostro ruolo di ultimi testimoni diretti, significa evitare che quanto accaduto si ripeta in futuro, ammonire sulla presenza sempre viva e latente di quel fascismo che induce al razzismo e alla sopraffazione dell’altro, soprattutto quando più debole. E questo non dovrebbe essere solamente appannaggio della sinistra, ma un dovere morale per tutti." 

La pandemia, con gli episodi ad essa annessi e da essa derivanti, quali programmi di vaccinazione, ritardi, polemiche no vax, ha messo in evidenza la necessità di un’efficace alfabetizzazione sanitaria. Qual è la posizione di Possibile a riguardo?

"Possibile crede nell’efficacia di una comunicazione chiara, che ceda la parola agli esperti del settore e che, anziché fomentare le paure delle persone, le assopisca invitando alla fiducia. È un obiettivo da perseguire attraverso l’ausilio della scuola e di un’informazione onesta e non influenzata.

Una delle convinzioni di Possibile consiste nella salvaguardia di una sanità pubblica e universalista, disponibile per tutti, nella quale il privato possa intervenire aiutando nei settori più specialistici dove il pubblico non può arrivare, ma mai il contrario (pena l’incappare nella stessa, tragica, situazione degli Usa)." 

Nella mattinata di ieri, 28 aprile, è stato, dopo molte discussioni, calendarizzato al Senato il Ddl Zan, il quale ha lo scopo di contrastare le discriminazioni fondate su orientamento sessuale, identità di genere e disabilità.

11 sono stati i voti contrari del centro destra e forte la disapprovazione della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), secondo cui: “una legge che intende combattere la discriminazione non deve perseguire l’obiettivo con l’intolleranza, mettendo in questione la realtà della differenza tra uomo e donna”. Qual è il suo pensiero?

"Credo che questo sia un discorso che va oltre il Ddl Zan. Il principio cardine della Costituzione è che l’Italia debba essere uno Stato laico, distinguendo la sfera spirituale da quella terrena e concreta. La Cei è un attore in campo degno di considerazione, ma quando si tratta di diritti sulla persona uno Stato non può recedere dal loro riconoscimento a causa del favore contrario di un’istituzione. La Chiesa ricopre, soprattutto in Italia, un ruolo ingente, ma esso deve limitarsi alla sfera privata, influenzando l’individuo in quanto credente ma non come cittadino.

Nel caso del disegno di legge promosso da Alessandro Zan si tratta di diritti che apportano un’aggiunta per determinate categorie di persone, senza che ciò comporti parallelamente una sottrazione a danno di altri: è semplicemente un ampliamento della tutela." 

Ludovica Rossi

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