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Attualità | 03 maggio 2021, 18:29

Edilizia, allarme per l'aumento vertiginoso dei prezzi delle materie prime. A rischio imprese e superbonus

Da Mondovì, Paolo Manera: "Danni ingenti per tutto il settore, serve intervenire prima che sia troppo tardi"

Foto generica Pixabay

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Il settore dell'edilizia si trova a far fronte a una nuova tempesta. Dopo i danni causati dall'emergenza covid, ora, c'è un altro grave problema cui far fronte: il rincaro delle materie prime. 

Legno lamellare, acciaio, materiali per isolanti come il poliuretano e, in generale,  ferrosi e plastici: gli aumenti sull'acquisto delle materie prime ci sono e rischiano di compromettere il lavoro delle piccole imprese, ma anche delle opere pubbliche. 

In un sistema già provato e in crisi, infatti, l'aumento di questi materiali porta inevitabilmente a uno scenario burrascoso: 

"Purtroppo l’ascesa spropositata del costo delle materie prime come previsto sta generando danni che sono visibili trasversalmente sia nel privato che nel pubblico" - spiega Paolo Manera, imprenditore di Mondovì - "In ambito privato è diventato quasi possibile gestire i lavori in corso, infatti l’aumento repentino ed eccessivo fa sì che in lavori appaltati con preventivi fatti alcuni mesi fa e, in corso di realizzazione, mettano le imprese in condizioni di perdita, senza poter ricavare utile. Invece, per i lavori da iniziare i clienti, vedendo la ricontabilizzazione dei costi in aumento, scelgono rinunciare alle opere".

Un problema che ricade anche sul "Superbonus 110%" che prevede massimali precisi per poter usufruire degli sgravi fiscali.

"Gli aumenti sono stati tali che si rischia di sforare dai massimali previsti nelle operazioni di bonus che avrebbero dovuto aiutare la ripartenza del comparto edile" - prosegue Manera - "Nel pubblico la situazione è ancora meno rosea: i lavori appaltati o in fase di progetto, contabilizzati mesi o anni prima, non sono più economicamente sostenibili. Il rischio è che il perdurare di questa situazione porti al collasso e che determinati lavori non vengano portati a termine. Il silenzio attorno alla questione, a livello nazionale, è assordante. Se non si interverrà in estate o al più tardi in autunno, la situazione esploderà socialmente ed economicamente".

AP

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