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Attualità | 04 maggio 2021, 10:56

Covid, Verduno sotto la soglia dei 50 pazienti. Veglio: "Ancora presto per parlare di riconversione"

In pochi giorni una nuova riduzione del 40%, ma la situazione della rianimazione non consente una piena ripresa delle attività chirurgiche

Il direttore generale dell'Asl Massimo Veglio (Ph Barbara Guazzone)

Il direttore generale dell'Asl Massimo Veglio (Ph Barbara Guazzone)

Una buona notizia, da maneggiare con cura, quella che riguarda il deciso abbassamento nel numero dei ricoveri Covid registrato negli ultimi giorni all’ospedale di Verduno.

Nel plesso unico di Langhe e Roero i pazienti in cura per l'infezione da Coronavirus sono infatti passati dagli 83 comunicati dall’Asl Cn2 mercoledì scorso (28 aprile) ai 47 ancora presenti ieri (lunedì 3 maggio).
Un calo che in pochi giorni ha superato il 40%, frutto di un alto numero di dimissioni e della contestuale severa riduzione dei nuovi ingressi.   

A darne conto, interpellato ieri dal nostro giornale, il direttore generale dell’Asl Cn2 Massimo Veglio che, memore della difficile situazione nella quale l’ospedale e il suo personale sono stati impegnati sino ad ancora poche settimane fa, raccomanda prudenza.

"La situazione ospedaliera – spiega – è certamente migliorata, anche se non del tutto. Il numero complessivo dei ricoveri è sceso a meno di un terzo di quello che è stato il picco di questa terza ondata. I problemi sul tavolo sono però ancora due, non secondari. Il primo riguarda il fatto che abbiamo ancora 7 degenti Covid in rianimazione. Finché non riusciamo a liberare quello spazio non è possibile pensare a una ripresa dell’attività chirurgica che vada oltre i piccoli interventi che abbiamo ripreso a fare negli ultimi giorni aprendo una sala operatoria in più – in aggiunta a quelli urgenti, ovviamente –, perché magari non richiedono degenza e particolare assistenza. Questo per ragioni di spazi, ma anche perché il personale dedicato a questa attività lavora da ottobre senza sosta né ferie, per cui sarà doveroso dovergli dare un poco di respiro, non appena possibile. Al momento, quindi, è ancora difficile poter parlare di riconversione".

L’altra considerazione è quella che rimanda alle immagini della festa scudetto in piazza Duomo a Milano. "Ma non solo a Milano. Ovunque vedo dehors assiepati di persone senza mascherina. La situazione all’aperto e le temperature più elevate dovrebbero giocare a favore, come anche il fatto che nel frattempo cresce la fetta di popolazione più fragile che si sta mettendo in sicurezza mediante le vaccinazioni. Non so, spero soltanto che l’allentamento delle attenzioni degli ultimi giorni non si debba trasformare nell’ennesimo ricorso di massa all’ospedale tra un paio di settimane".

Nel frattempo la Cn2 procede col suo piano di vaccinazioni e ora, superate le 40mila prime dosi, ha ormai raggiunto il traguardo del 30% della popolazione "vaccinabile". "Giovedì – spiega a proposito il direttore generale –, nella giornata di 'stress test' della campagna piemontese, siamo arrivati a somministrare quasi 2.200 dosi. Ormai la nostra 'macchina' è registrata per arrivare tranquillamente a 2.500. Il problema rimane quello della disponibilità del farmaco. Il giorno dopo infatti siamo tornati ai consueti 800-900. Il discorso non è cambiato, insomma. Ad oggi sappiamo che mercoledì ci arriveranno cinque vassoi Pfizer per 5.850 dosi, oltre non sappiamo. Si procede alla giornata, insomma".

Ezio Massucco

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