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In-formati! | 12 maggio 2021, 12:15

Quando il troppo è troppo, dal benessere al malessere

Prosegue la nostra rubrica incentrata sul benessere: gestita da Ilaria Allasina, personal trainer laureata in Scienze motorie ed in Scienze dell’attività motoria preventiva e adattata, specializzata in Pilates matwork e allenamento funzionale a corpo libero

Foto generica - Unsplash

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La vigoressia.

Praticare sport è sano, allenarsi fa bene, tenersi in forma è importante per prevenire malattie cardiovascolari e metaboliche, ma esiste un limite oltre il quale il movimento, e tutto ciò ad esso connesso, diventano nocivi? La risposta è, ovviamente, si.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia 150 minuti di esercizio fisico a settimana, 20 minuti al giorno, per la popolazione adulta.

L’esercizio fisico è considerato come un’attività finalizzata e definita nello spazio e nel tempo: praticare uno sport, allenarsi in palestra, andare a nuotare etc.

Sono quindi raccomandati circa due allenamenti a settimana, senza contare tutto il contorno di attività fisica che svolgiamo: andare a lavorare a piedi, fare la spesa, fare le pulizie, giardinaggio etc, queste attività aumentano quello che viene definito NEAT: termogenesi non associabile all’esercizio fisico.

Il passaggio da un paio di allenamenti a settimana ad allenarsi sei giorni su sette non è così difficile da realizzare: lo sport diventa un circolo vizioso dal quale è ben difficile uscire, e meno male, potremmo dire.

Più ci si allena, più si vedono i risultati e di conseguenza più ci si diverte, tre fattori totalmente dipendenti l’uno dall’altro. Spesso e volentieri lo sport è soltanto il primo passo verso una vita più salutare: insieme al movimento si inizia a prendersi cura della propria alimentazione, della propria immagine, dei propri progressi fino a che, più frequentemente di quanto si immagini ed in maniera inconscia e sconosciuta, diventa una vera e propria ossessione, tanto limitante da invalidare diversi aspetti della vita.

Controllo maniacale di ogni singola caloria assunta tramite apposite applicazioni, preclusione di momenti conviviali di vita sociale, allenamenti estenuanti e controproducenti, diete ipocaloriche ed iperproteiche, distorsione della propria immagine corporea, assunzione smisurata di integratori alimentari: questi sono alcuni ingredienti della vigoressia: una ricerca costante e deludente, naturalmente, di una finta perfezione non appartenente agli esseri umani, dettata da canoni estetici volutamente artefatti e irraggiungibili.

Se uscire dal circolo vizioso dello sport è difficile, uscire alla vigoressia è difficilissimo.

Come uscire dal tunnel? Con molta più calma rispetto a quella con cui si è entrati: il limite è sempre molto sottile, soggettivo e comunque opinabile; la verità è nel mezzo, il segreto non è limitarsi, bensì moderarsi.

Sovente la vigoressia accompagna proprio chi, fino a qualche mese prima, non aveva mai fatto esercizio fisico; così, da un estremo all’altro, una lotta continua di esagerazione in esagerazione, costringendo corpo e mente a livelli di stress realmente nocivi.

Lo sport richiede le parole “spesso” e “sovente”; stiamo alla larga dai “sempre” e dai “mai”.

Per quanto l’esercizio fisico abbia ben più pregi che difetti, se esasperato può portare al sovrallenamento: condizione nella quale non si rilevano più progressi, ma tutt’altro: continue regressioni fisiche e mentali.

Se sei uno sportivo e pensi di essere entrato nel tunnel, prova a saltare un allenamento, concediti giorni di riposo, goditi davvero una cena fuori, se tutto ciò non desta alcun turbamento interiore, allora in quel tunnel non ci sei; altrimenti, con calma e nel tempo, domina te stesso, senza lasciarti dominare.

Lo sport è bello quando è sano.

Est modus in rebus.

ilaria allasina

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