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Attualità | 18 maggio 2021, 12:07

Gestori di piscine e discoteche: “La misura è colma, non ci stiamo a passare per untori”

I due settori più bistrattati dal calendario riaperture. Le piscine coperte riapriranno solo il 1° luglio; FIN: “Le parole sono finite, la logica pure”. I locali da ballo non hanno ancora una data certa tanto che molti gestori del settore hanno deciso, tramite l’Associazione Giustitalia, di impugnare il nuovo Decreto davanti al Tar

Secondo il nuovo Decreto, le piscine coperte apriranno solo dal 1° luglio, mentre sale da ballo e discoteche non hanno ancora una data di riapertura

Secondo il nuovo Decreto, le piscine coperte apriranno solo dal 1° luglio, mentre sale da ballo e discoteche non hanno ancora una data di riapertura

 

Il calendario delle riaperture secondo Draghi non è piaciuto ai gestori di piscine e discoteche. Forse i due settori più bistrattati e dimenticati.

Se è vero che le piscine all'aperto avevano già ricevuto l'ok per l'apertura il 15 di maggio, è palese che le temperature di fatto non lo consentano. Tanto che le vasche esterne di Cuneo, Alba, Savigliano e Sommariva Perno del circuito CSR avvieranno la stagione estiva il 29 maggio.

Come ci aveva anticipato il presidente Luca Albonico in un'intervista si sperava nella riapertura delle vasche coperte a giugno. E invece potranno aprire soltanto il 1° di luglio.

“Le parole sono finite, la logica pure”, si legge in un comunicato del comitato regionale Piemonte e Val d'Aosta della FIN (Federazione Italiana Nuoto)

“Abbiamo finito le parole, non possiamo più usare la logica contro una discriminazione costante che sta facendo morire centinaia di realtà sportive e sociali senza una ratio seria, credibile e provata! 

Nella giornata di #salviamolepiscine, nella giornata degli appelli di Federica Pellegrini, Gregorio Paltrinieri, Gabriele Detti e degli atleti della nostra Nazionale, dobbiamo assistere alle decisioni di CTS e Governo che annunciano la riapertura delle piscine coperte il 1° luglio. Dietro a tutti, 37 giorni dopo le palestre, i parchi tematici, i ristoranti e i 500 spettatori dei palazzetti al chiuso… 

Badate bene, sono gli stessi che nelle linee guida di aprile si sentono in dovere di specificare che in piscina non si deve fare la … pipì (norma del 1940…); sono gli stessi che con convinzione la scorsa estate decantavano le docce saponate obbligatorie e quest’anno ne vietano l’utilizzo; sono gli stessi che vietano l’utilizzo dei phon ma consentono di portarli da casa in barba a tutte le norme di sicurezza e soprattutto per quale motivo?  In un supermercato prendo il carrello e tocco tutti i prodotti, faccio benzina utilizzando il bancomat e la pistola di rifornimento …ma il pulsante del phon no! E poi in piscina bisogna prenotare obbligatoriamente… in quali altri posti? 

Sono sempre gli stessi … che in palestra richiedono per i corsi 5mq per persona ed in piscina 7… Sono gli stessi, miopi, che non capiscono che aprire le vasche coperte ci porta ad una distribuzione migliore degli utenti con distanziamenti ancora maggiori, che le vasche coperte sono funzionali a quelle scoperte soprattutto nel nord Italia. Sono gli stessi che non sanno che le piscine hanno i ricircoli di aria più performanti di tutti gli impianti sportivi.

Intanto applaudiamo la sottosegretaria allo sport Vezzali che ha firmato il provvedimento per aumentare gli spettatori dei playoff del basket, ma le piscine no, non sono così importanti…”



Sono messi peggio i gestori di locali da ballo e discoteche, le cui attività restano ancora sospese, sia all’aperto che al chiuso.

Tanto che molti gestori del settore hanno deciso, tramite l’Associazione Giustitalia, di impugnare davanti ai Giudici Amministrativi dei propri Tribunali Amministrativi Regionali (competenti territorialmente), il nuovo Decreto che sembra averli dimenticati completamente.

Si legge nel comunicato:

“Sono circa mezzo milione gli italiani, di ogni fascia di età (giovani e meno giovani) che, ormai alle porte dell' estate, dopo una chiusura ininterrotta di quasi un anno e mezzo, vorrebbero riprendere a scendere in pista, ed accanto a loro un’attività imprenditoriale, quella dei locali da ballo, con numeri alquanto considerevoli : 2.500 imprese, 50.000 dipendenti e un fatturato complessivo (per il 2019) di circa 5 miliardi di euro.

I gestori sono consapevoli che questo momento storico è alquanto particolare, ma prima o poi la vita riprenderà. E allora la gente si renderà conto che un terzo dei locali ha chiuso, forse per sempre, perché non ci sono aiuti dallo Stato.  

Chi esercita professionalmente attività imprenditoriale da ballo sono mesi e mesi che non ha entrate, a parte una piccolissima parentesi di luglio scorso, e deve (comunque) pagare gli affitti, i dipendenti, e ci sono famiglie che vivono su queste attività. E poi ci sono anche decine di migliaia di lavoratori stagionali che vivono di stipendi mensili ora azzerati: camerieri, dj, musicisti, addetti alla sicurezza, barman, personale dei locali, ballerini, imprese di spettacolo.

Tramite più ricorsi ai Tribunali Amministrativi Regionali, patrocinati dagli Avvocati dell’Associazione Giustitalia (www.associazionegiustitalia.it) , gli esercenti del settore chiedono alla Magistratura amministrativa l’annullamento del nuovo DPCM nella parte in cui impone il mantenimento della chiusura delle discoteche e dei locali da ballo all’aperto. Nulla da dire invece, ovviamente con tutte le dovute precauzioni sanitarie, per l’obbligo di indossare la mascherina anche mentre si balla.  

Oltretutto – e non è cosa da poco – prevedere una riapertura molto lontana nel tempo e la conseguente privazione di luoghi che  possono essere messi in sicurezza e controllati dalle F.O. potrebbe comportare il rischio concreto di “aggregazioni selvagge ed abusive” (soprattutto da parte dei ragazzi) in luoghi privati improvvisati senza alcuna sicurezza sanitaria e senza alcuna vigilanza”.

cristina mazzariello

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