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Cronaca | 18 maggio 2021, 19:17

Vittime del Covid alla Rsa I Glicini di Bra: associazione si oppone alla richiesta di archiviazione

Il Gip chiamato a pronunciarsi sull’esito dell’indagine condotta dalla Procura astigiana per accertare eventuali profili di colpa in quanto accaduto nella casa di riposo tra il febbraio e l’aprile 2020

I Glicini, tra le case di riposo della Granda più duramente colpite della prima ondata dell'emergenza Covid

I Glicini, tra le case di riposo della Granda più duramente colpite della prima ondata dell'emergenza Covid

E’ stata fissata per il prossimo 8 luglio l’udienza con la quale il Giudice delle Indagini Preliminari presso il Tribunale di Asti, dottoressa Francesca Di Naro, dovrà pronunciarsi sulla richiesta di archiviazione che la locale Procura ha presentato nei confronti di Enrico Moschietto e Giovanni Gallo, rispettivamente direttore di struttura e direttore sanitario presso la residenza per anziani "I Glicini" di Bra.

I due sanitari erano stati destinatari di un’informazione di garanzia nell’ambito dell’indagine che la Procura guidata da Alberto Perduca ha condotto per accertare eventuali responsabilità in merito ai decessi registrati nel ricovero di via San Giovanni Lontano durante i primi mesi del 2020, nel pieno della prima ondata della pandemia.    

Un caso che sul territorio aveva suscitato grande impressione per l’importante numero delle vittime, ben 40, registrate nel corso di un’emergenza che, nelle settimane comprese tra il marzo e l'aprile 2020, investì numerose case di riposo di tutta Italia.

Per appurare le possibili colpe di chi, per mandato, aveva il compito di vigilare sulla sicurezza del ricovero, come di diversi altri nel suo territorio di competenza, i magistrati guidati dal procuratore capo Alberto Perduca avevano istituito un team di indagine composto dai sostituti Laura Deodato e Davide Lucignani e coordinato da Vincenzo Paone.

Nel caso di specie l’addebito provvisorio contestato era di cooperazione in omicidio colposo con riferimento a due decessi. Eventualità ora evidentemente avere esclusa, vista la richiesta di archiviazione formulata a febbraio.

Uno sviluppo contro il quale torna intanto a prendere ferma posizione l’associazione Codici, sodalizio di difesa dei consumatori con sede a Roma che, mediante il suo segretario nazionale, l’avvocato Ivano Giacomelli, rappresenta le famiglie di due vittime. “La richiesta depositata dal Pm – afferma l’avvocato Giacomelli – è un clamoroso cortocircuito. Da una parte ci si basa sulla relazione dei consulenti, secondo i quali è impossibile stabilire scientificamente che il contagio sia avvenuto in un determinato arco-spazio temporale, mentre dall’altra si evidenzia la pessima gestione dei responsabili della struttura, rilevando che non hanno nemmeno adottato le cautele minime: i positivi non sono stati separati dai negativi, per un periodo le mascherine chirurgiche per gli operatori erano insufficienti o del tutto assenti, operatori con sintomi da Covid-19 hanno continuato a lavorare. Nel giro di pochi mesi, da febbraio ad aprile 2020, c’è stato un boom di contagi e, purtroppo, ci sono stati anche tanti decessi. Una pagina drammatica della pandemia che non può essere messa da parte come se nulla fosse, bisogna andare fino in fondo, fare chiarezza e fare giustizia".

Dal canto loro, i legali dei due indagati (nel procedimento Enrico Moschietto è rappresentato dagli avvocati Aldo Mirate e Pierpaolo Berardi, entrambi del foro di Asti, mentre Giovanni Gallo è patrocinato dal legale braidese Cristiano Burdese, col collega Giuseppe Damini, entrambi del foro di Torino) si limitano per il momento a registrare come la Procura abbia appurato come all’esito degli accertamenti svolti non sussistano evidentemente elementi idonei a sostenere l’accusa in giudizio, rimarcando la delicatezza di un’indagine chiamata a verificare il buon operato dei loro assistiti in una situazione di totale eccezionalità ed emergenza.

Ezio Massucco

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