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Ad occhi aperti | 23 maggio 2021, 09:03

Essere rivoluzionari oggi - Richard Jewell

Il contare fino a 10 prima di parlare non ha più spazio in un mondo in cui i caratteri sono limitati e il tempo è sempre meno, ma lo spazio è virtualmente illimitato. Ecco un’idea – banale e piccola, ma comunque buona – per fare qualcosa di realmente anarchico e rivoluzionario. Certo più che difendere a spada tratta un imprenditore quando viene denunciato da uno dei suoi dipendenti non contrattualizzati

Una scena di Richard Jewel

Una scena di Richard Jewel

“Richard Jewell” è un film di produzione americana del 2019, scritto da Billy Ray e diretto da Clint Eastwood. La pellicola si concentra sull’eponimo protagonista, una guardia di sicurezza per la AT&T ad Atlanta che, nel 1996, è riuscita coraggiosamente a contenere i danni di un attentato terroristico (fatto vero); l’FBI, convinta che sia lui stesso l’attentatore, e i media, interessati a fare di lui il fulcro delle notizie post-attentato, lo costringeranno a una lunga e difficile battaglia legale in cui alla fine riuscirà a farsi prosciogliere da ogni accusa.

Forse, di tutta questa storia, non fregherà nulla a nessuno di voi (legittimamente parlando). Forse, non vi siete nemmeno accordi che sia accaduta. Qui, in Italia, a casa vostra (altrettanto legittimamente). Ma io credo invece sia occasione di confronto, dall’inizio alla fine.

Molti di voi conosceranno Roberto Angelini, musicista romano tra i protagonisti fissi del programma televisivo “Propaganda Live”. E proprietario – io questo l’ho scoperto in concomitanza con il fatto in questione – di un ristorante a Roma. Nei giorni scorsi ha pubblicato sui propri social network una sua fotografia, in lacrime, scrivendo di essere stato denunciato da una propria dipendente al ristorante – dice lui “assunta” in nero, sempre che una locuzione del genere abbia senso, per venire incontro alle sue stesse esigenze personali e chiamata con aggettivi ben poco carini – dopo che questa è stata fermata dalle forze dell’ordine in un controllo legato alle restrizioni anti-Covid.

Immediato, a seguito della pubblicazione sui social, l’ampio sostegno realizzato da altri membri del mondo dello spettacolo. Qualche voce, però, ha sottolineato come la versione della dipendente fosse leggermente differente – soprattutto sul fatto che, bloccata in un controllo di routine, non avrebbe potuto in alcun modo mentire sul proprio lavoro e non avrebbe in alcun modo potuto impedire alle forze dell’ordine di effettuare ulteriori controlli sulla sua posizione lavorativa - , tanto che alcuni giorni dopo Angelini ha pubblicato un’altra fotografia in cui  si scusava pubblicamente con la signora, impegnandosi ad assumerla correttamente nel proprio locale.

La storia di Angelini non ha nulla a che fare con quella di Richard Jewell, ovviamente. Ma l’ennesimo ottimo film di Clint Eastwood – simile per certi versi a “Sully” e ad “American Sniper”, nel suo scavare in un eroe americano e nel suo rapporto con l’America e le sue istituzioni – tratteggia in profondità non solo la figura del protagonista ma anche quella del mondo che lo circonda… ed è qui, secondo me, che si può trovare una somiglianza specifica e interessante.

La figura di Jewell e le sue azioni polarizzano la società in cui è immerso, spingono – consciamente o meno – ogni singola altra persona a schierarsi pro o contro di lui. E da quel momento in avanti non c’è modo di tornare indietro, e non c’è nemmeno ragione di farlo: ragionare per estremi è l’equivalente di lanciare una sfera liscia su un piano inclinato. Nemmeno una volta che la giustizia ha fatto il proprio corso i sospetti sulla guardia di sicurezza svaniscono del tutto. Nemmeno davanti alla distruzione sostanziale della sua vita privata.

Lo stesso atteggiamento impera sui social network e su quello che ormai ne è soltanto il riflesso sbiadito, ovvero l’universo mediatico “tradizionale”. Allo scattare di ogni “argomento della settimana” si corre all’impazzata ad assumere e sostenere la posizione che si ritiene più giusta, senza nemmeno pensare di poterne valutare delle altre, uguali o contrarie. Un’orgia di opinioni berciate l’una sull’altra, in cui il rispetto per il confronto interpersonale – e in definitiva pure per le istituzioni, sia nel caso di Angelini che di Jewell – viene inevitabilmente meno.

Il contare fino a 10 prima di parlare non ha più spazio in un mondo in cui i caratteri sono limitati e il tempo è sempre meno, ma lo spazio è virtualmente illimitato. Ecco un’idea – banale e piccola, ma comunque buona – per fare qualcosa di realmente anarchico e rivoluzionario. Certo più che difendere a spada tratta un imprenditore quando viene denunciato da uno dei suoi dipendenti non contrattualizzati.

simone giraudi

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