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Attualità | 24 maggio 2021, 19:17

Ferrero, Miroglio e non solo: in viaggio tra i luoghi che hanno fatto la storia industriale albese [FOTOGALLERY]

Tra le iniziative di "Alba Capitale della Cultura d’Impresa" un tour alla scoperta degli angoli spesso nascosti e sconosciuti alle origini del miracolo economico della capitale delle Langhe

Giuseppe Miroglio acquista i bozzoli sul mercato di piazza San Giovanni

Giuseppe Miroglio acquista i bozzoli sul mercato di piazza San Giovanni

Forse non tutti sanno che il centro storico albese non conserva solamente i locali che, all’angolo tra via Maestra e via Pierino Belli, ospitarono la pasticceria dalla quale, grazie all’iniziativa di Pietro Ferrero, della moglie Piera Cillario, del fratello Giovanni e del figlio Michele, prese le mosse quella che oggi rappresenta la terza realtà dolciaria mondiale per fatturato.
Tra quelle vie, nel borgo San Giovanni, nella malfamata "borgata dei ladri" e più precisamente nello slargo di via Rattazzi sul quale ancora si affaccia la stinta insegna di "Bruno dei vetri", fu insediato il primo laboratorio della Ferrero dolciaria.

Erano gli anni tra il 1946 e il 1947, e in quell’opificio oggi abbandonato, ben visibile anche dal cortile interno del supermercato PrestoFresco della vicina via Macrino, la famiglia Ferrero diede lavoro alla sua prima trentina di dipendenti, impegnati nella produzione della particolare ricetta di quella inedita cioccolata da tagliare a fette che il pasticciere Pietro mise a punto anche grazie anche all’utilizzo di ingredienti alternativi all'allora costoso cacao. L’impiego nell’impasto della cioccolata di un prodotto locale come le nocciole, ovviamente, ma anche di burro di cocco e della melassa in arrivo dagli Usa – di cui Giovanni un poco fortunosamente era riuscito ad accaparrarsi un carico al porto di Genova –, furono fondamentali per arrivare alla ricetta di quell’antenato della Nutella che presto rappresentò il primo grande successo commerciale della nascente industria albese, con una produzione che in due anni sarebbe passata da 1.000 a 6mila quintali al mese, distribuiti a bar, negozi e famiglie tramite quella che presto sarebbe diventata una flotta di camionette che portavano in giro per mezzo piemonte le insegne della famiglia doglianese.

Molto presto quei trenta dipendenti sarebbero così divenuti un centinaio e i Ferrero decisero di realizzare in via Vivaro quello che rappresentò il primo germe di un insediamento industriale che oggi, di dipendenti, ne conta diverse migliaia, occupando uno spazio fisico grosso modo pari al resto di una città che rispetto a quegli anni è di molto cresciuta, conservando comunque preziosa memoria delle diverse e originali storie d’impresa che ne hanno fatto il polo produttivo che oggi conosciamo.  

A quell’insieme di testimonianze, alle vicende dei capitani di industria che ne sono divenuti i protagonisti e soprattutto ai luoghi nei quali quelle storie si sono ambientate è dedicata l’iniziativa che lo scorso sabato è arrivata ad arricchire il programma di iniziative di "Alba Capitale della Cultura d’Impresa", portando un pubblico di imprenditori e non solo alla scoperta degli angoli spesso nascosti e altrettanto spesso sconosciuti dai quali sono partite parabole aziendali che nel corso dei decenni avrebbero in molti casi assunto una portata internazionale.

Un vero e proprio tour, che l’associazione Turismo in Langa e il suo presidente Filippo Ghisi hanno realizzato grazie a un approfondito lavoro di ricerca storica, col proposito di farne una nuova e diversa proposta culturale (ogni prima domenica di ogni mese e su prenotazione per le aziende) a favore delle migliaia di turisti che, pandemia permettendo, torneranno quanto prima ad affollare la città dei grandi vini e dei tartufi.   

In meno di quattro chilometri da percorrere a piedi tra i quattro angoli del centro cittadino si va così alla scoperta dei luoghi dove le industrie albesi hanno avuto origine, ma anche dei siti di archeologia industriale di cui la città è ricca.
Non solo la Ferrero, quindi, ma anche il primo negozio di tessuti (affacciato sulla piazza del Duomo, là dove oggi sorge l’Ente Turismo) e il primo opificio (nella vicina via Manzoni, dove lavorarono sino a 200 operaie) di quella Miroglio che sarebbe divenuta l’altra grande storica industria del Dopoguerra albese. E proseguendo da lì verso l’odierna piazza Monsignor Grassi la palazzina sede delle corriere in partenza per la vicina Liguria – coi suoi inconfondibili fregi – che oggi ospita la locale filiale del Banco Azzoaglio.

Sempre lungo la circonvallazione, insieme alla distilleria comunale e alla segheria Boffa, si trova tuttora la cantina che porta il nome di Pio Cesare, che all’anagrafe era Cesare Pio ovviamente, produttore originario di Mango che nel 1910 poteva vantare il passaporto del Regno numero 55, utile a esportare oltre confine vini che potevano fregiarsi dello stemma cittadino. Gli stessi che, lui, che aveva preferito una sede in città per la possibilità di utilizzare il treno per le sue spedizioni, era riuscito a piazzare come esclusivista nelle stazioni ferroviarie di un pezzo del Paese.

A poca distanza da lì, dove oggi sorge "la casa delle buone energie" che oggi rappresenta il quartiere generale di Egea, già sede Enel, un palazzotto giallo delle Officine Elettriche Moreno, che al suo interno conserva quello che rappresentò forse il primo impianto cittadino per la produzione bioelettrica, generata attraverso i venti metri di salto di una condotta forzata alimentata dalle acque del Tanaro.

E ugualmente suggestivo è l’agglomerato di quello che ancora molti ricordano come il mattatoio comunale. Uno spazio del quale da tempo il municipio sta promuovendo il graduale recupero (recentemente se ne è parlato anche come possibile sede della casa della salute), che venne progettato nel 1890 ospitando al proprio interno anche una "fabbrica del ghiaccio", che, prodotto con le acque del vicino Cherasca (sulla riva del quale si affacciava anche il lavatoio pubblico) e opportunamente tagliato in pani, sino al 1974 sarebbe stato consegnato a domicilio alle attività commerciali e alle famiglie ancora prive di propri impianti di refrigerazione.  

Riattraversando il centro storico e detto dei luoghi che hanno segnato gli inizi della Ferrero si giunge quindi nella zona della stazione ferroviaria, dove avevano sede insediamenti oggi dimenticati (la fabbrica di chiodi Martinetti, un’altra vicina che produceva cerniere), ma anche, appena attraversato il passaggio a livello, l’edificio su due piani che fu la prima sede della stessa Egea, che Emanuele Carini fondò nel 1956. L’acronimo stava per Esercizio Gas E Affini e fu proprio quello della vendita di questo fondamentale bene il primo settore di attività di una realtà che, lungo i decenni, anche tramite il cambio di governance e il coinvolgimento nel suo azionariato di numerosi Comuni di queste colline, si sviluppò quella che oggi rappresenta una multiservizi dal fatturato prossimo al miliardo di euro.  

Risalendo corso Fratelli Bandiera sin oltre la stazione, all’incrocio con via Roma, si trova poi Palazzo Giovine, dove ancora è visibile una targa che ricorda la presenza della Marengo Vini, l’azienda presso la quale, grazie anche alla sua conoscenza dell’inglese, Beppe Fenoglio si era impiegato quale corrispondente estero.  

E a pochi metri, verso quella che anticamente era piazza Umberto (poi Savona e oggi Michele Ferrero) si trovava e si trova quell’Hotel Savona – ristorante, albergo e laboratorio – dal quale Giacomo Morra, reduce dalla gestione di una bottiglieria in via Nizza a Torino, si inventò il Tartufo Bianco d’Alba e la Fiera che ancora oggi, dopo oltre novanta primavere, continua a promuovere l’immagine del diamante grigio nel mondo.

Un’altra vicina piazza segna l’ultima tappa di questo interessante viaggio nel passato della città. E’ quella dedicata a San Paolo, dove il beato don Giacomo Alberione promosse la costruzione del tempio più grande di Alba, ma soprattutto la base del gruppo editoriale internazionale che prese le mosse nel 1913 dal piccolo laboratorio tipografico insediato presso la chiesa dei Santi Cosma e Damiano.

"Attraverso questo percorso – commenta Giuliana Cirio, direttore di Confindustria Cuneo – è possibile ritornare alle radici di un’imprenditorialità che ha fatto la storia, e non solo a livello locale. Un viaggio bellissimo, che consente di scoprire luoghi, a volte segreti e nascosti, dal grande fascino, e che hanno dato il via allo straordinario successo industriale e imprenditoriale della città di Alba".

Ezio Massucco

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