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Cronaca | 26 maggio 2021, 17:35

Il perito della difesa: "Uno degli spari esploso dentro la gioielleria"

A quasi un mese dalla rapina Mario Roggero è tornato nel suo negozio di Grinzane. Dalle nuove verifiche effettuate all'interno del locale emerge un elemento che contraddirebbe almeno in parte la ricostruzione diffusa nei giorni scorsi dagli inquirenti

Inquirenti, periti e avvocati sul luogo della rapina durante il sopralluogo di giovedì scorso

Inquirenti, periti e avvocati sul luogo della rapina durante il sopralluogo di giovedì scorso

I colpi partiti dalla 38 Special di Mario Roggero sono stati "tutti esplosi all’esterno del negozio" – come sostiene la Procura – o quella sparatoria è invece iniziata all’interno della gioielleria, e precisamente nel disimpegno prossimo all’uscita laterale, in uno spazio non inquadrato dalla videosorveglianza interna?

La differenza non è di poco conto per la difesa del 66enne commerciante, attualmente indagato per omicidio colposo per eccesso di legittima difesa, ma il cui capo di imputazione rischia di trasformarsi in duplice omicidio volontario all’esito di quanto comunicato nei giorni scorsi dagli inquirenti.

Secondo questi ultimi, infatti, la sparatoria sarebbe andata in scena fuori dal locale, nel parcheggio esterno all’uscita, "allorché i rapinatori si davano alla fuga sulla pubblica via", e i due proiettili che avrebbero ucciso Andrea Spinelli e Giuseppe Mazzarino li avrebbero trafitti l’uno a un fianco e l’altro alla schiena.

La tesi che Roggero aveva riferito ai Carabinieri nelle ore successive ai fatti (il giorno dopo sarebbe stato formalmente indagato) era invece quella di una colluttazione iniziata all’interno dello stesso e proseguita fuori, senza quindi soluzione di continuità tra i due momenti. Una differenza di rilievo, nel determinare la presenza dei presupposti che il Codice Penale richiede per la legittima difesa.

A fornire un ulteriore elemento alla ricostruzione dei fatti potrebbe ora essere l’esito dei nuovi rilievi che il consulente di parte della difesa, l’ingegnere forense torinese Fabrizio Vinardi, tra i massimi esperti italiani della materia, ha voluto eseguire lunedì mattina insieme col suo collaboratore Roberto Massari all’interno della gioielleria, intanto dissequestrata e nella quale proprio lunedì Roggero è potuto tornare a quasi un mese dall’accaduto.

"Dopo il sopralluogo dello scorso giovedì – spiega al nostro giornale l’ingegner Vinardi – abbiamo deciso di effettuare ulteriori verifiche a partire da un elemento sinora rimasto in secondo piano nella ricostruzione dei fatti: la presenza di alcune tracce ematiche sul lato interno dell’uscita laterale del negozio. Macchie di sangue che i Carabinieri rilevarono e repertarono opportunamente nelle ore successive alla rapina. Un dettaglio da chiarire per avere maggior contezza a livello di microdinamica ricostruttiva di quanto avvenuto nel negozio".

Ma mentre il magistrato ha disposto una specifica verifica per capire a chi appartenga quel sangue (è lo stesso perito a ricordare come sulla scena dell’aggressione fosse anche presente un coltello, brandito dai banditi), il consulente di parte ha voluto verificare con una misurazione oggettiva se all’interno del locale vi fossero ancora tracce di uno o più spari.

Da qui l’accertamento ripetibile che, avvisata la Procura, il tecnico ha effettuato con l’ausilio di una lampada Css, speciale strumentazione che, emettendo un raggio di luce con una determinata lunghezza d’onda, riesce a rilevare anche a distanza di tempo se in un certo ambiente si è registrata l’azione di un’arma da fuoco.

"La verifica – conferma il perito – ha consentito di appurare la presenza nell’ambiente di un numero notevole dei filamenti cremisi che rappresentano una sorta di memoria visiva di quel determinato tipo di fenomeno. Abbiamo avvisato la Procura, che potrà ovviamente disporre un analogo rilievo. Si tratta di un accertamento ottico non invasivo, e quindi ripetibile, anche se ovviamente queste tracce tendono a disperdersi col trascorrere del tempo".

La supposizione è che quel colpo possa essere quello che ha ferito a un ginocchio il terzo rapinatore, Alessandro Modica. Un elemento che per Vinardi si aggiunge ai numerosi altri sui quali i periti stanno lavorando a partire dall’accertamento in contraddittorio di giovedì scorso. "Diciamo – conclude – che questo nuovo elemento rappresenta l’ulteriore tessera del mosaico che andrà a comporsi aiutando a stabilire con riscontri oggettivi quanto accaduto in quei convulsi attimi, al pari delle immagini riprese dagli impianti di videosorveglianza, delle analisi balistiche sulle traiettorie, delle risultanze emerse dagli esami autoptici e di quelle che effettueremo sugli abiti dei tre rapinatori, nonché delle tracce di sangue rilevate sulla scena".

Per terminare il lavoro la Procura ha concesso ai consulenti un termine di 90 giorni, ma non è escluso che le loro relazioni possano arrivare prima agli atti del procedimento. 

Ezio Massucco

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