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Cronaca | 28 maggio 2021, 18:56

"Non può vendere quei tartufi": 1,7 kg di "tuber aestivum" confiscati a negozio albese

Partita raccolta in Liguria sequestrata ad attività di via Maestra. Associazione di commercianti e trasformatori protesta: "Assurde incongruenze dal sistema dei calendari regionali"

La confisca avvenuta ieri ai danni di un'attività di via Maestra

La confisca avvenuta ieri ai danni di un'attività di via Maestra

Per la fortuna del titolare di quel negozio di via Maestra la confisca di tartufi subita ieri (giovedì 28 maggio) ad opera dei Carabinieri Forestali ha interessato 27 pepite di "Tuber aestivum" (la varietà meglio conosciuta come "scorzone", valore commerciale 30 euro l’etto) e non un analogo quantitativo (1,7 kg) del ben più pregiato "Tuber Magnatum Pico", il Tartufo Bianco d'Alba, la cui vendita, ovviamente nella stagione autunnale e invernale, avrebbe reso al dettaglio dieci volte tanto, intorno ai 5mila euro.

Fa però discutere e promette di animare nuovamente il dibattito sulla normativa legata alla commercializzazione del prelibato fungo ipogeo la motivazione che ha indotto i militari a procedere nei confronti del venditore albese, certificando a suo carico la presunta violazione delle norme sul commercio dei tartufi freschi come previste dagli articoli 6 e 18 della Legge 752/1985.

Normativa nazionale che, a rigore, consentirebbe la raccolta di quella determinata tipologia di Tuber dall'inizio di maggio a tutto novembre, rimettendosi però al contempo alle più strette indicazioni che le singole Regioni puntualmente assumono in materia coi loro calendari.

Qui starebbe la leggerezza commessa dal commerciante, visto che i tartufi a lui sequestrati provenivano dalla Liguria, il cui periodo di raccolta è allineato a quello nazionale (come avviene anche in Lombardia, Toscana, Veneto, Friuli, Molise, Campania, Puglia e Basilicata), mentre in Piemonte e in altre cinque regioni la stessa è consentita solamente nel più ristretto periodo compreso tra il 1° giugno e il 31 agosto.

Come si può inibire la commercializzazione di un prodotto proveniente da una regione nella quale questo si può legittimamente raccogliere, si chiede il commerciante, che intanto si è affidato alla tutela dell’avvocato Roberto Ponzio, che intanto annuncia ricorsi nelle opportune sedi.

Una protesta subito fatta propria da Tartufo Ok, associazione nazionale nata ad Alba nel 2012 per rappresentare le istanze di associati che, insieme considerati, rappresentano l’80% del mercato italiano del tartufo fresco e dei prodotti trasformati.

Presieduta dall’imprenditore Paolo Montanaro, titolare della Tartuflanghe di Piobesi d'Alba, solamente nello scorso autunno Tartufo Ok aveva presentato alla Regione Piemonte un’istanza volta a richiedere la modifica del suo calendario di raccolta e commercializzazione. Un’iniziativa che verrà ora rilanciata, alla luce di questo nuovo episodio
 
"E’ illogico – spiega l’avvocato Ponzio – che ci sia una simile legislazione a macchia di leopardo, che fa sì che in quel determinato mese la raccolta di questo prodotto sia inibita in sei regioni e consentita in altre. Ed è assurdo che si possa vietare in Piemonte la commercializzazione di un prodotto che è stato raccolto in un’altra regione dove era legittimo farlo, come in questo caso. Ciò peraltro contrasta con la normativa europea, che afferma la libera circolazione dei prodotti ortofrutticoli, senza dire che solamente l’Italia e la Croazia hanno un calendario per la raccolta del tartufo estivo, mentre tutti gli altri Paesi europei nei quali questo prodotto della terra è presente la stessa è libera".

Ezio Massucco

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