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Attualità | 10 giugno 2021, 09:39

"Il giardino del Maggio": i fiori e le piante di 600 anni fa affrescate nel castello della Manta

L’agronomo paesaggista ha presentato il suo nuovo libro: una scoperta botanica e antropologica della vegetazione che avvolge i personaggi dei famosi affreschi del castello di Manta. La presentazione è avvenuto domenica. Inediti e curiosità nel “giardino affrescato” che ha come protagonista il Maggio ovvero il biancospino

La copertina del libro "Il giardino del Maggio"  e una veduta del Castello della Manta

La copertina del libro "Il giardino del Maggio" e una veduta del Castello della Manta

 

Scoperte, curiosità, identificazioni vegetali inedite nel libro "Il giardino del Maggio" che parla delle erbe, alberi, frutti e fiori che avvolgono personaggi storici, gente di ogni ceto e soprattutto gli Eroi e Eroine di uno dei più affascinanti  cicli pittorici quattrocenteschi: quelli del salone baronale del Castello della Manta.

Domenica 6 giugno, nel parco del Castello, lo ha presentato l’autore Aldo Molinengo  agronomo paesaggista saluzzese.

Nel libro( editore Mirabolano) fresco come giardino, scorre una dettagliata analisi della vegetazione raffigurata 600 anni fa negli affreschi realizzati dal raffinato artista noto come Maestro della Manta.

Attraverso lo studio e l' identificazione delle numerose piante dipinte e delle loro antiche simbologie, il libro fornisce nuove ed interessanti chiavi di lettura degli affreschi e del loro committente, Valerano, capostipite della casata dei Saluzzo della Manta, figlio illegittimo di Tommaso III, marchese di Saluzzo.

"Nella sua volontà di ricordare il padre, con la raffigurazione dei Prodi e delle Eroine tratti dal suo romanzo cavalleresco Le Livre du Chevalier Errant, scritto alla fine del Trecento-  commenta  Molinengo - questo nobile personaggio ci stupisce con la scelta di un’ ;ampia ricchezza vegetale che fa da sfondo".

L’autore  è riuscito a metterla sotto una lente di ingrandimento con un attento studio, affrontato non solo da un punto di vista botanico, ma anche antropologico.  Coglie nei dipinti il rapporto tra uomo e pianta “un binomio che non solo nel Medioevo, ma da sempre ha accompagnato la nostra storia, e continua a farlo”. Nella direzione una scoperta: a Goffredo di Buglione, eroe della prima Crociata  è legata la rosa canina. La rosa, un  fiore dalla simbologia complessa e ricca "che è anche la pianta Cristo, soprattutto della sua passione sofferta per una corona spinosa di rami di rosa, mentre il colore rosso rappresenta il suo sangue redentore".

Nelle pagine, tra tante tematiche trattate, Molinengo individua nel biancospino la pianta scelta da Valerano come simbolo suo e della sua casata "un albero che in passato veniva detto il Maggio, e che veniva festeggiato il primo giorno di questo mese per gioire dell’arrivo della primavera e per propiziare la fecondità della terra e delle novelle spose".

Oggi non c’è più  il biancospino tra le piante presenti nel castello. Ed è così che l'autore ha fatto un dono al maniero mantese, regalandone una pianta del suo giardino da mettere a dimora nel parco.

 

vilma brignone

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