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Attualità | 17 giugno 2021, 14:25

"Residenze di comunità": la Fondazione CRC lancia un ambizioso progetto per ripensare le strutture per anziani della Granda

Tanti i partner che verranno coinvolti: da Confcooperative all'Associazione Case di riposo della Granda, dall'associazione "Botteghe del possibile" al Dipartimento di Psicolgia dell'Università di Torino

"Residenze di comunità": la Fondazione CRC lancia un ambizioso progetto per ripensare le strutture per anziani della Granda

Presentato, questa mattina, il progetto "Residenze di comunità" finanziato e sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo con un contributo di 55mila euro.

Un lavoro che coinvolgerà tanti soggetti e che ha lo scopo di avviare un percorso rivolto agli ultra 65enni della provincia di Cuneo, una fetta importante della popolazione, che necessita di risposte organizzate, estese e flessibili, che coinvolgano comuni, enti sanitari, case di riposo, enti e associazioni. 

Il punto nodale è il ripensare le residenze per gli anziani e le case di riposo, messe a durissima prova dalla pandemia, che ne ha evidenziato le grandi fargilità, accelerando un percorso di insufficienza che già esisteva.

E' emersa la necessità di guardare in prospettiva: la Fondazione vuole, attraverso questo progetto, raccogliere le riflessioni del territorio sul mondo delle residenze per anziani, ben 158 in provincia di Cuneo, alcune molto piccole e, per questo, in grandissima sofferenza, economica, organizzativa e di personale. Lo scopo è quello di pensare modelli sostenibili per il futuro, su cui la Fondazione stessa potrà fare interventi. 

Paolo Tallone per Confcooperative, ha evidenziato come l'auspicio di tutti i soggetti coinvolti sia quello di "poter mantenere l'anziano nel proprio contesto abitativo e sociale. Oggi siamo chiamati a non disperdere l'immenso patrimonio delle Rsa e proprio da qui nasce il progetto. Delle Rsa non possiamo farne a meno, ma dobbiamo ripensarle partendo dalla qualità della vita dei residenti. C'è bisogno anche di ammodernamento tecnologico e strutturale, di rivedere gli standard di assistenza, di trasformare le strutture in residenze di comunità". 

In conferenza è intervenuto poi Silvio Invernelli, presidente dell'Associazone case di riposo. "Sono una settantina le strutture associate della provincia di Cuneo. Ci stiamo interrogando su come sostenere quelle in sofferenza, in particolare quelle in area montana. Vanno suppertate assieme alle comunità a cui appartengono, perché si rischia una perdita sociale ed economica. La pandemia ha messo in evidenza le criticità degli attuali modelli organizzativi. Vanno trasformate in residenze di comunità, devono diventare centri di servizi alla persona dei territori, ampliando l'idea della residenza chiusa". 

"Quella che verrà avviata - evidenzia Salvatore Rao, presidente dell'associazione Botteghe del Possibile - è una ricerca-azione, in quanto azione partecipata e realizzata con gli attori del territorio. Bisogna ripensare le strutture, che devono accogliere e assistere, curare e proteggere, assicurare i diritti e le libertà delle persone. Devono diventare luoghi dove si abita e si sta bene: le persone accolte non devono deporre nel cassetto la loro voglia di vivere. La ricerca dovrà verificare le condizioni e disponibilità presenti sul territorio, per sperimentare nuove forme dell'abitare collettivo, alloggi supportati, convivenze guidate, nuove forme di housing sociale, in cui le strutture siano sostegno di questi modelli, anche con l'uso di tecnologie". 

A spiegare le tappe del progetto la referente scientifica professoressa Norma De Piccoli, docente di Psicologia Sociale e di Comunità dell'Università di Torino.

"La pandemia ha messo in luce fragilità già esistenti, accelerando un processo che nel corso del tempo si sarebbe comunque palesato. Vanno ripensate le strutture rivolte alle grandi fragilità. Il progetto insiste sulle caratteristiche della provincia di Cuneo, un territorio grande con aree urbane e molte zone montane, dove il problema è la solitudine, assieme alla mancanza di servizi. Bisogna ragionare sullo stato dell'arte delle case di riposo del territorio in riferimento anche ad una diversa composizione geografica e organizzativa", ha spiegato. 

A giugno e luglio verranno inviati dei questionari ai referenti di tutte le strutture della Granda, per raccoglierne i "desiderata" e lo stato dell'arte, tra criticità e prospettive. Voce anche a chi conosce il territorio, per cui verrà coivolta la Provincia, le strutture sanitarie, le Asl, i consorzi socio-assistenziali, Uncem, le Diocesi, le associazioni. Un vero e proprio tavolo di comunità che inizierà a lavorare sulle istanze emerse dai questionari a partire da settembre.

La conclusione di Giuliana Turco, consigliere generale della Fondazione. Sarà lei a monitorare il progetto. "Sarà efficace e produrrà i suoi frutti se ci sarà una colaborazione tra tutti gli enti, partendo dagli amministratori. La Fondazione è pronta a fare la sua parte, dando sostegno alle strutture e facendo da collante a questo tavolo", il cui scopo è prioritario, per dare una risposta ad un mondo, quello delle rsa, che deve farsi trovare pronto e che, nei prossimi anni, sarà imprescindibile, visti i cambiamenti sociali in atto. 

 

barbara simonelli

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