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Economia | 30 giugno 2021, 14:13

Piccolo è bello, ma non troppo: le Pmi della Granda guardano alle strategie per ripartire [FOTO]

Il vicepresidente nazionale e responsabile Piccola Industria di Confindustria Carlo Robiglio ospite di "Alba Capitale della Cultura d’Impresa": "Oggi viviamo in un mondo in totale trasformazione e la crescita è una necessità"

Carlo Robiglio sul palco di "Alba Capitale della Cultura d'Impresa"

Carlo Robiglio sul palco di "Alba Capitale della Cultura d'Impresa"

Uscire dal concetto di "piccolo è bello". Questo il primo comandamento per le aziende che vogliono vincere le sfide di domani secondo Carlo Robiglio, vicepresidente nazionale di Confindustria e presidente del comitato Piccola Industria dell’associazione che riunisce gli industriali italiani, ieri ospite nella tensostruttura di piazza San Paolo per l’incontro di “Piccola e media impresa: osare per crescere”, tavola rotonda inserita nella serie di eventi organizzati nell’ambito di "Alba Capitale della Cultura d’Impresa 2021".

Un appuntamento foriero di spunti di interesse, quello che, dopo i saluti del presidente di Confindustria Cuneo Mauro Gola, è stato introdotto dal responsabile del Comitato Piccola Industria della Granda Alberto Biraghi, che ha voluto aprire il confronto mettendo sul tavolo i numeri del fenomeno Pmi nel Cuneese, visto nel suo insieme e dal particolare punto di vista dell’associazione datoriale.

Quasi mille Pmi associate, pari all’87% del totale, che danno lavoro a poco meno di 19mila addetti. Diciassette settori di attività con la meccanica a fare la parte del leone con un quarto delle aziende (24,2%) e un terzo degli occupati (32,6%), seguita da terziario e servizi (15,6% delle aziende), edilizia (11%) e alimentare (10,3).
Questo nel quadro di una provincia che vanta un Pil di 18 miliardi di euro anche grazie a un comparto provinciale che nella sua totalità, sempre guardando alle realtà industriali medie e piccole, conta 5.100 imprese e 43.500 addetti. E che può vantare un export manifatturiero pari a 7,4 miliardi di euro (dati 2020), prodotto soprattuto dai settori alimentari e bevande (39,9%), mezzi di trasporto (17,8%), meccanica strumentale (13,5%) e gomma e plastica (12,9%). Realtà forti, che ora guardano a come ripartire dopo l’anno nero della pandemia considerato un calo del fatturato estero del 7,9% rispetto al 2019.  

"La crisi economica connessa all’emergenza sanitaria – ha spiegato Biraghi – ha avuto effetti rilevanti, sebbene diversificati fra settori. Nel 2020 si è interrotta la tendenza di miglioramento della leva finanziaria delle Pmi che durava da dieci anni. In Piemonte l’incidenza dei debiti finanziari sul capitale netto è passata dal 57% del 2019 al 62% del 2020, a livelli che sono comunque ancora lontani dal 113% del 2007, precedente la crisi finanziaria".

Se la domanda riguarda quindi quali sfide attendono le nostre Pmi nell’immediato futuro, la risposte arrivate dai relatori dell’incontro hanno guardato a diversi ambiti del contesto nel quale oggi è possibile fare impresa.
L’assessore regionale alla Delegificazione e Semplificazione dei percorsi amministrativi Maurizio Marrone ha così fatto il punto sull’impegno che la Giunta Cirio sta profondendo su questo fondamentale fronte, al centro delle sue politiche con un lungo elenco di punti.
Il professor Beppe Ghisolfi, nella sua qualità di vicepresidente europeo e consigliere mondiale delle casse di risparmio, ha invece ricordato come durante la pandemia il sistema del credito sia stato al fianco di imprese e famiglie: "Le banche italiane hanno disposto moratorie per 300 miliardi di euro: normalmente sarebbero serviti trent’anni, per farlo. E’ stato fatto in tre mesi. E insieme sono stati assicurati oltre 175 miliardi di prestiti tramite il fondo di garanzia. Questa era dello Stato, ma in tanti non hanno capito che la liquidità è stata messa dagli istituti".

Giulio Finzi, senior partner di NetComm, ha cercato di anticipare le direttrici sulle quali si svilupperanno i commerci di domani. "Viviamo in un mondo sempre più connesso, più metropolitano e che ogni giorno annovera nuovi consumatori, soprattutto in Asia. L’export deve guardare a questi mercati".
Digital first, è quindi il mantra di un mondo sempre più "mobile" ("5,2 miliardi di persone oggi hanno uno smartphone, che in certi luoghi è più prezioso dell’avere l’acqua in casa"), e sempre più social (4,2 miliardi di utenti, sulle varie piattaforme). "Questi sono dati chiave – ha sottolineato –. Su Internet in un anno o due si navigherà soltanto più da telefono, i produttori guardano sempre più direttamente all’utente finale attraverso il digitale, in un’ottica omni-channel. Le imprese devono attrezzarsi, saper andare sulle piattaforme e su 'market place' come Amazon o AliBaba".

Per Carlo Robiglio, torinese, editore e già presidente del Gruppo Il Sole-24 Ore, la prima urgenza è quella dimensionale, uscire dal paradigma del "piccolo è bello": "Per troppo tempo ci siamo crogiolati in questo concetto. Ma dal 2018 l’impresa è cambiata. Oggi viviamo in un mondo in totale trasformazione e la crescita è una necessità. In Confindustria – ha continuato – abbiamo la 'mission' di portare cultura d’impresa ai nostri associati. Convincerli a confrontarsi e mettersi ogni giorno in discussione, fargli capire che hanno bisogno di competenze sempre nuove, mentre imprenditori gli sono spesso autoreferenziali e 'one man show'".

Formazione quindi, continua, e apertura ai nuovi orizzonti, quali sono quelli del digitale e dell’e-commerce, in particolare, in grado di affiancarsi all’aspetto virtuoso delle filiere: "Se il made in Italy è un nostro grande punto di forza, lo è ancora di più se sublimato nell’e-commerce. Solo un imprenditore 4.0 può essere un modello vincente in questo mondo che cambia"

Sullo sfondo l’annoso tema della pubblica amministrazione, che agli occhi delle imprese italiane continua a rappresentare una pesante zavorra. "Abbiamo bisogno di una pubblica amministrazione diversa, che ragioni da impresa, deve fare formazione e attrarre talenti. Non è possibile che su 10 funzionari solo 4 siano laureati, che la loro età media sia la più alta d’Europa, che per loro sia prevista una sola giornata di formazione all’anno. Siamo le uniche imprese al mondo che riescono a competere nel mondo senza avere dietro una pubblica amministrazione preparata per farlo, mentre in Francia o Germania questa costituisce un elemento di vantaggio competitivo".

Ezio Massucco

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