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Attualità | 02 luglio 2021, 18:05

"In aumento chi chiede aiuto in montagna. C'è troppa leggerezza nel valutare i percorsi e le proprie capacità"

A dirlo il comandante provinciale dei Vigili del Fuoco di Cuneo, l'ingegner Vincenzo Bennardo. "L'allarme scatta quasi sempre dopo le 19. Invece bisognerebbe rendersi conto prima di aver bisogno di aiuto. Un intervento in montagna a quell'ora è rischioso e complicato anche per i soccorritori"

Immagine di repertorio

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Un tema, quello dei soccorsi in montagna, che scatena sempre dibattito. Tra chi sostiene che gli imprudenti dovrebbero pagare e chi, invece, ritiene che sia giusto chiamare i soccorsi, anche solo per evitare di mettersi in un pericolo maggiore.

Fatto sta che sono sempre più numerosi gli interventi, anche per i Vigili del Fuoco, per la ricerca e il recupero di escursionisti in buono stato di salute ma incapaci di ritrovare il sentiero o di tornare indietro. Spesso per la nebbia, altre volte perché sopraggiunge il buio, altre per un temporale.

Gli scenari, in montagna, possono essere molteplici e variare da un momento all'altro. "E' per questo che è necessario programmare la gita e attrezzarsi", evidenzia il comandante provinciale dei Vigili del Fuoco di Cuneo ingegner Vincenzo Bennardo. Andare a camminare in quota non è come farsi una passeggiata in via Roma a Cuneo".

I vigili del fuoco hanno un nucleo specializzato negli interventi in montagna (il SAF, speleo-alpino-fluviale) e intervengono spesso con l'ausilio dell'elicottero, su cui operano gli aerosoccorritori, addestrati ad eseguire manovre aeree e interventi in ambienti impervi.

Una chiacchierata per fare un bilancio dei suoi ormai due anni di comando qui in Granda diventa anche occasione per lanciare un appello, in vista dell'estate. Come già lo scorso anno, sono tantissimi quelli che hanno scelto e sceglieranno le nostre bellissime Alpi per passare le vacanze o anche solo i fine settimana.

Ma serve prudenza e qualche accorgimento. Su uno Bennardo non ha dubbi: "Non bisogna andare da soli, questa cosa va evitata. E se si va in compagnia, bisogna restare insieme e fare la stessa strada. Comunicate sempre il giro che volete fare, da dove iniziate e quale sarà la meta. Troppe volte si dimentica che in montagna i nostri bei cellulari non prendono e si rischia di non riuscire nemmeno a chiedere aiuto. Se si è da soli, in un posto non raggiunto dal segnale e disgraziatamente con una caviglia fuori posto, si rischia grosso. Non tutti sono attrezzati per il freddo notturno o hanno con sè le frontali per il buio".

Un'altra cosa che evidenzia il comandante è proprio la mancanza di attrezzatura adeguata. Scarpe non adatte, niente per la pioggia o per il freddo. 

"Purtroppo - evidenzia ancora Bennardo - la maggior parte delle persone decide di chiedere aiuto quando capisce che non ha più il tempo o la lucidità per continuare l'escursione. Ma non succede alle 14, bensì alle 19, quando in montagna le condizioni si complicano, anche per i soccorritori. Non si può utilizzare l'elicottero per perlustrare la zona dall'alto, le temperature si abbassano, diventa complicato far arrivare i cinofili se necessario".

In vista delle vacanze e dell'aumento di fruitori della montagna, il suo è un consiglio da buon padre di famiglia: bisogna pianificare e organizzare con buon senso l'escursione, "sapendo che ci si muoverà in un territorio ostile dal punto di vista naturale e che i mezzi tecnologici potrebbero non funzionare. Se si entra nel panico o si capisce che non si è in grado di continuare, la cosa migliore è chiamare il prima possibile i soccorsi. Aspettare troppo è un rischio per se stessi ma anche per chi deve venire a soccorrerci. La montagna richiede cultura e attrezzature adeguate, ma gli escursionisti non preparati sono sempre di più".

barbara simonelli

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