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Politica | 02 luglio 2021, 07:57

M5S: con chi sta la ministra Fabiana Dadone?

La deputata monregalese non si dichiara pubblicamente né per Grillo né per Conte, ma la compagine ministeriale pentastellata, nel suo complesso, sembra più vicina all’ex premier, anche perché in ballo c’è il terzo mandato

M5S: con chi sta la ministra Fabiana Dadone?

Dopo la traumatica rottura tra Beppe Grillo e l’ex premier Giuseppe Conte, leader in pectore ora esautorato, nel Movimento 5 Stelle aleggia lo spettro della scissione.

Con Conte c’è larga parte dell’attuale compagine ministeriale, anche se non tutti si pronunciano, nella speranza che i “pompieri” Luigi Di Maio (ministro degli Esteri) e Roberto Fico (Presidente della Camera) possano ancora trovare una mediazione che eviti l’implosione.

Con Grillo c’è la base storica del Movimento e le decine di deputati e senatori espulsi, che hanno letto nelle sue parole un ritorno alle origini e, di conseguenza, una loro riabilitazione.

Tra loro Nicola Morra, presidente della commissione Antimafia, il capogruppo alla Camera Davide Crippa, l’ex ministro Danilo Toninelli e vari altri.

Continua a tacere Fabiana Dadone, unica ministra cuneese, a fianco di Conte prima nel governo giallo-verde con delega alla Pubblica Amministrazione e ora con Mario Draghi alle Politiche Giovanili.

In queste ore ogni parola di troppo potrebbe essere letale e chi ha posizione di potere cerca di difendere il proprio ruolo come può.

Sapendo che in ballo, oltre alla poltrona ministeriale, c’è – per chi sta concludendo il secondo mandato parlamentare – la mancata ricandidatura.

Come fanno infatti coloro che hanno condiviso incarichi di governo a fianco dell’ex Presidente del Consiglio ad accettare la scomunica di Grillo?

Conte aveva allo studio un sistema di “quote”, che permettesse di tenere in lista chi già ha svolto i due mandati elettivi e che, insieme, lasciasse spazio ad energie nuove.

L’idea di Conte – alla luce di quanto successo - è rimasta sulla carta.

Grillo, e con lui tutta la nuova generazione, ritiene indispensabile il ricambio. In questo caso tutta la classe dirigente che ha guidato finora il Movimento verrebbe decimata da un radicale rinnovamento e dal taglio di deputati e senatori, che è stato un cavallo di battaglia del M5S.

Un bell’inghippo, quello che hanno di fronte i pentastellati, chiamati a scegliere tra Grillo e Conte, che dovrebbe essere risolto dal voto sulla piattaforma Rousseau, come chiesto da Grillo, di cui la Dadone è stata la responsabile fino a qualche tempo fa.

Ma sono in molti a pensare che Rousseau non sia più agibile, sia perché il capo politico Vito Crimi non vuole accettare di farvi ricorso, sia perché molti aderenti hanno già detto che non voteranno.

Marco Travaglio, che di vicende “grilline” è il massimo esperto, sostiene che ritirare in ballo la piattaforma, dopo il pronunciamento della magistratura sulla disponibilità degli elenchi degli iscritti, significherebbe andare incontro ad una vertenza, stavolta penale.

GpT

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