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Curiosità | 03 luglio 2021, 08:35

Due giovani scrittori cuneesi finalisti al premio "Chiara Giovani": quattro chiacchiere con Marco Ferrero ed Emanuele Rizzi

I due - 23 e 24 anni, di Centallo e Frabosa Sottana rispettivamente - figurano nella rosa dei finalisti con i racconti "Labirinto" e "Le note nel mio cuore"

Marco Ferrero ed Emanuele Rizzi

Marco Ferrero ed Emanuele Rizzi

Sono Marco Ferrero ed Emanuele Rizzi i due giovani scrittori (23 e 24 anni) rispettivamente di Centallo e Frabosa Sottana, annoverati nella rosa dei finalisti del premio letterario "Chiara Giovani": per l'occasione, hanno prodotto due racconti - "Labirinto" e "Le note nel mio cuore" - , giudicati meritevoli di accedere alla fase finale del concorso.

Li abbiamo contattati per una chiacchierata su di essi, e sulla loro attività come scrittori.

1) Ciao Marco, ciao Emanuele. Partiamo dall'inizio: da dove arriva la vostra passione per la scrittura?

Marco: Dietro alla scrittura c’è sempre, per forza di cose, la lettura. Fin da piccolo ho letto molto, cominciando con dei libricini sui cartoni animati della Disney che mi avevano regalato i miei genitori, e poi crescendo ho cominciato a leggere tutto quello che mi capitava a tiro. Al di fuori della scuola, però, non scrivevo ancora, e a dire il vero anche la passione per la lettura era andata un po’ scemando negli ultimi anni del liceo. Poi però ho ripreso pian piano, e mi sono innamorato della letteratura grazie alle interviste e alle conferenze del Premio Nobel peruviano Mario Vargas Llosa che si possono trovare su YouTube: Vargas Llosa mi ha colpito non soltanto per la sua immensa cultura e per una capacità di catturare l’attenzione davvero fuori dal comune, ma soprattutto per una passione evidente che mi si è attaccata addosso. Ho ripreso a leggere, e da lì il desiderio di raccontare le storie che avevo dentro è sorto quasi naturale. Ma ripeto, prima di scrivere occorre leggere, sempre e tanto.

Emanuele: Diciamo che questa passione nasce da un connubio tra film d’animazione e lettura, due forme d'arte di cui sono innamorato fin da piccolo. Molto spesso mi sono ritrovato a immaginare finali diversi nei racconti che leggevo, fino a modificare nella mia testa le storie stesse. Tra le altre cose ho un’amica, Sarah, che scrive da tanto tempo e si può dire che mi abbia un po’ contagiato anche lei. Mi ha detto di provare ed eccomi qui, a rincorrere il sogno di diventare uno scrittore. Tutte queste cose insieme mi hanno portato a fare svariati tentativi, specialmente nei concorsi, fino a rendere la scrittura una parte fondamentale della mia vita.

2) Scrivete racconti, al Premio Chiara Giovani ne avete portato uno ciascuno. Come vi rapportate a questo tipo di struttura narrativa? La preferite ad altre, e se sì in cosa?

Marco:
Sostanzialmente per chi vuole scrivere narrativa in prosa ci sono soltanto due possibilità, il romanzo e, appunto, il racconto. Sono due generi dalle potenzialità incredibilmente diverse. Purtroppo in Europa, per questioni culturali, il racconto viene da sempre messo un po’ da parte, mentre è ampiamente diffuso in America Latina. E per come la vedo io è un vero peccato, perché contrariamente a quanto si possa credere il racconto permette all’autore di prendersi delle libertà maggiori rispetto al romanzo: in un’opera lunga e articolata è molto più complicato mantenere credibilità di fronte lettore, mentre in una narrazione concentrata in poche pagine si possono rendere accettabili, ovviamente nel ristretto ambito della narrazione, le situazioni più assurde, consentendo allo scrittore di esprimersi esattamente come crede. Inoltre, nei testi brevi è possibile dare grande risalto alla bellezza dei piccoli dettagli, delle singole immagini, come si fa quando si scatta una fotografia; nel romanzo non succede. Ecco, sono questi due motivi in particolare che rendono tanto soddisfacente, per me, la scrittura di racconti: la libertà espressiva e l’attenzione alle piccole cose. Ma ciò non significa che io voglia tenermi alla larga dal genere del romanzo, assolutamente; sono semplicemente due modi molto diversi di raccontare.

Emanuele: Il racconto breve è senz'altro la struttura che preferisco, nonché quella a cui mi sono abituato, perché permette di enfatizzare le frasi ed è sicuramente meno impegnativo del romanzo. Ho scritto qualche poesia, in verità, ma credo che non sia il mio campo. La narrativa breve mi piace soprattutto perché, volendo, posso partire dal finale e costruire la storia a ritroso. Molte volte mi è capitato di avere un'idea, scriverne la fine, poi l'inizio e per ultima la struttura centrale. Inoltre avere una maggiore cura nelle parole è decisamente più premiante rispetto al romanzo.

3) Parliamo proprio del Premio Chiara Giovani. Potete descriverci un po' i vostri racconti?

Marco:
Quando ho scritto “Labirinto” stavo leggendo una raccolta di racconti di Julio Cortázar, Bestiario, per cui forse sono stato un po’ influenzato in maniera del tutto inconsapevole dal suo stile. Ne è venuto fuori un racconto fantastico, poco convenzionale, che parte dalla leggenda greca del Minotauro e la utilizza per parlare di quello che poi era il tema del concorso, “La Libertà”. E il protagonista, volutamente senza nome, perde infatti la propria libertà, venendo rinchiuso nel Labirinto di Cnosso assieme ad altri giovani per essere dato in pasto al Minotauro; ma il racconto non vuole fermarsi soltanto alle prigionie fisiche e imposte dall’esterno, e si propone di guardare alla tematica da un’angolazione più sottile, psicologica, utilizzando per lo scopo una situazione del tutto surreale.

Emanuele: Il racconto “Le note nel mio cuore” è nato dopo aver visto il film “Il pianista” di  Roman Polański. Siccome è una storia vera (tratta dalla biografia di Szpilman stesso, per l'esattezza), è sicuramente emozionante ma segue eventi reali; personalmente il finale non mi ha fatto impazzire, ed ecco perché ho deciso di provare a dare nuova vita alla storia. Mi ha lasciato un messaggio importante: nonostante il protagonista fosse, di fatto, libero da catene materiali, libero non lo era affatto. Nel mio racconto alternativo, nato per rendere omaggio proprio alla resilienza di Szpilman, il famoso pianista riceve un “trattamento di favore” rispetto agli altri ebrei. Tuttavia, facendosi coraggio, tira fuori i suoi sentimenti e si accorge che la vera libertà sta nell'esprimere le proprie idee e le proprie emozioni, così come poter decidere come lasciare questo mondo.

4) Oltre alla partecipazione al Premio Chiara Giovani, come portate avanti la vostra passione per la scrittura? In questo senso, come vi vedete tra cinque anni?

Marco:
Per ora scrivo su di un blog nato in pandemia che porto avanti per hobby, dove pubblico le mie impressioni soprattutto riguardo a libri e film. Mi piace scrivere questo tipo di articolo perché mi obbliga a fare maggiore attenzione a ciò che leggo e vedo, a capire davvero quello che l’autore dell’opera cerca di dire. Ogni tanto posto anche qualcuno dei miei racconti, o i racconti di chiunque abbia piacere di veder pubblicato da qualche parte un proprio scritto; “Labirinto” non c’è ancora, anche perché il concorso Chiara Giovani non è ancora concluso. A come sarò tra cinque anni invece preferisco non pensarci; io scrivo perché mi piace, perché mi aiuta a capire qualcosa in più riguardo a me stesso, e continuerò a farlo fino a quando esisteranno queste condizioni. Altrimenti, se viene meno il piacere di raccontare, l’atto di scrivere perde ogni significato.

Emanuele: Io partecipo a tanti concorsi, dove spesso ottengo anche dei riconoscimenti; come già detto, scrivo tutte le sere. A questo proposito, sto pubblicando la mia prima raccolta di racconti (che dovrebbe uscire a luglio), il risultato di quasi due anni di esperienza conditi con la mia fantasia. Tra 5 anni - e lo dico a costo di sembrare arrogante - spero di essermi già fatto notare nel panorama letterario italiano e di aver già all'attivo 3-4 pubblicazioni. Chiaramente è una speranza che intendo perseguire con il massimo dell'impegno, ma un giorno mi piacerebbe poter vivere con quello che amo davvero fare: scrivere.

5) Avete altri progetti in cantiere? Potete svelarcene qualcuno?

Marco:
Il progetto primario in questo momento è quello di laurearmi alla magistrale in ingegneria, su questo non ho dubbi. Per quanto riguarda la scrittura invece, l’idea è quella di continuare a scrivere racconti ogni volta in cui un’immagine, una situazione, un aneddoto mi darà l’ispirazione giusta. Poi, chissà, magari un giorno riuscirò a pubblicare una raccolta di racconti, o un romanzo. Ma queste non sono cose che si decidono: come affermano tutti i grandi della letteratura, uno scrittore davvero appassionato non inventa le storie, le trova, e le trova soltanto quando queste si lasciano trovare.

Emanuele: Al di là della pubblicazione di cui ho appena parlato, ho intenzione di iniziare a breve il mio primo romanzo e una seconda raccolta di racconti. Ci sono alcuni concorsi letterari importanti in cui mi hanno premiato, ma a tal proposito non posso ancora svelare nulla. Spero di sorprendere tutti e riuscire a portare qualcosa di nuovo in un ambiente (quello letterario) dove è molto difficile farsi notare. Sarebbe il primo passo verso un altro mio obiettivo importante: trasformare i miei racconti in film d'animazione (sono fissato con Il Castello Errante di Howl, film di  Hayao Miyazaki) o brevi serie animate. Siccome questo, così come altri, mi ha cambiato la vita, voglio dare anch'io il mio contributo ai ragazzi che verranno. Per adesso però, sono ben contento di fare la gavetta.

simone giraudi

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